INGOLI, FRANCESCO

INGOLI, FRANCESCO. - Sacerdote, n. a Ravenna il 21 nov. 1578 da distinta famiglia, m. a Roma il 29 apr. 1649. Studiò a Padova, dove si laureò il 27 maggio 1601. Fu valente nel diritto civile e canonico ed appartenente al Collegio dei dottori ravennati. Insegnò legge alla gioventù ravennate. Uditore del legato card. Bonifacio Gaetano, fu da questo condotto a Roma, dove, alla morte del Gaetano, passò al servizio del card. Lancellotti. L'ì. si occupò di studi astronomici e nel 1616 scrisse contro il sistema copernicano un discorso, che ebbe l'onore di una risposta del Galileo, e contro Kepler. Fu accetto a Gregorio XV, che lo nominò precettore del nipote card. Lodovico Ludovisi, il quale lo portò con sé a Bologna quando vi fu nominato arcivescovo. Dallo stesso Papa ebbe l'incarico di preparare il cerimoniale del conclave insieme con alcuni cardinali. Fu, quindi, eletto segretario della Congregazione cerimoniale.

Quando Gregorio XV fondò la nuova Congregazione di Propaganda Fide, nominò l'ì, uomo di profonda dottrina e di vasta cognizione delle lingue, primo segretario, mantenendo tale ufficio ininterrottamente per 27 anni fino alla morte. Ben presto l'ì, divenne l'anima della nuova Congregazione, e fu in questo ufficio che egli si meritò l'appellativo semiufficiale di «rispettabilissimo prelat»: A lui si devono le principali iniziative della Congregazione. Fin dal 17 gen. 1622 fece scrivere ai generali degli Ordini missionari di obbligare i loro sudditi a riferire periodicamente sullo stato delle singole missioni, riuscendo così ad avere i primi mezzi su cui basare il lavoro. Di carattere tenace lottò contro gli oppositori: i religiosi, per i privilegi, e Spagna e Portogallo, per i diritti di patronato, concessi e più volte confermati, anche dopo la fondazione della Propaganda, dalla S. Sede. I patronati divennero la difficoltà massima, che l'ì. cercò di aggirare. Così il 24 giugno 1623 invitava i generali degli Ordini a far richiedere per i loro sudditi le patenti della S. Congregazione. Più tardi propose ed attuò gli istituti dei delegati apostolici e dei vicari apostolici, direttamente dipendenti da Roma. Le difficoltà economiche troncarono altre iniziative.

Si adoperò per l'abolizione dei privilegi dei religiosi dando sviluppo ai missionari del clero secolare e favorendo, richiamandosi ai principi apostolici, il clero indigeno. Curò in particolare la cristianità del Giappone, divenuta la «beniamina» della S. Congregazione, inviandovi due vescovi, che, però, mai giunsero a destinazione. Con uguale attenzione si interessò del rimanente mondo missionario. Nella evangelizzazione propugnò il rispetto della civiltà e dei costumi dei popoli contro l'europeizzazione e la pluralità degli Ordini religiosi nello stesso paese di missione per un reciproco controllo. Fu il fondatore della tipografia poliglotta, attualmente vaticana, per la stampa dei catechismi e vocabolari indigeni. Non ostante alcune manchevolezze dovute a informazioni di difficile controllo e al suo carattere battagliero, divenne l'oracolo indiscusso di Propaganda. Fin dall'inizio, infatti, le carte di maggior rilievo e quelle presentate alla discussione dei cardinali portano annotazioni e considerazioni personali dell'ì, che ne riassume il contenuto, propone rimedi e direttive, quasi sempre accettati dalla commissione dei cardinali.

Riassunti e confronti generali con le relative considerazioni o rimedi divennero altrettante direttive per la S. Congregazione, che, alla morte dell'ì, si era definitivamente assicurata l'esistenza, aveva attirato la fiducia e la dipendenza degli Ordini missionari, aveva avviato a portare il lato deficitario dei patronati, aveva avviato a soluzioni i più importanti problemi. Almeno da grandezze, non indossò mai gli abiti prelatizi e fu affettuoso verso i poveri. Fu sepolto a S. Andrea della Valle.

Bibl.: L. Pedot, La S. Congregazione di Propaganda Fide le missioni del Giappone (1622-1838), Vicenza 1945, p. 369 sgg.; J. Dindinger, Bemerkungen zu den ersten Missionsterschungen der Franziskaner in Äthiopien, in Antoniianum, 20 (1945), pp. 97-26; L. Kilger, Die ersten fünfzig Jahre Propaganda, in Zeit- schrift für Missionstissenschaft, 12 (1922), pp. 15-24. Lino Pedot.