Enciclopedia Cattolica vol. VI, 1951 Storia, storici e biografie varie Storici, biografie varie

INCMARO, ARCIVESCOVO DI REIMS

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Noto anche come: inglese: Hincmar of Reims; francese: Hincmar; Hincmaro di Reims; latino: Hincmarus Remensis

INCMARO, arcivescovo di REIMS. - N. ca. l'806, di nobile famiglia franca, m. il 21 dic. 882 a Epernay nella fuga dei Normanni. Educato nel monastero di St-Denis sotto l'abate Ilduino, nell'822 entrò alla corte di Ludovico il Pio ad Aquisgrana. Nell'845 ricevette da Carlo il Calvo l'arcivescovo di Reims, vacante dopo la deposizione di Ebbone (v.). Esercitò una intensa attività come vescovo, come politico, teologo e canonista, prendendo parte a tutte le questioni politiche, teologiche e giuridiche del suo tempo.

I. II POLITICO

Fu fedele aderente del re Carlo il Calvo, per il quale scrisse: De regia persona et regio ministerio (PL 125, 833-56), De fide Carolo regi servanda (ibid. 961 sgg.); Pro institutione Carlomanni (ibid. 993 sgg.). Ciò dispiacque all'imperatore Lotario I, per cui dovette subire le conseguenze del suo atteggiamento politico.

Nel caso del vassallo di Lotario, Fulerico, che I. aveva scomunicato, il papa Leone IV protestò energicamente contro la maniera con cui il « monaco I. » aveva usurpato contro ogni diritto, e vivente ancora Ebbone, la sede di Reims. Il Papa manifestò tali sentimenti anche in una lettera a Lotario (Jaffé-Wattenbach, 2619). Ciò nonostante, dopo la Conferenza di Péronne (genn. 849), Lotario riconosceva I. e chiedeva per lui l'uso quotidiano del pallio, il titolo e l'autorità di vicario della S. Sede. Leone IV concesse solo il pallio.

II. II METROPOLITA

Nell'affermare la sua autorità metropolitana, incontrò molte difficoltà da parte dei suoi vescovi suffraganei e dei romani pontefici.

La questione degli ecclesiastici ordinati da Ebbone durante il tempo in cui aveva rioccupato la sede di Reims (dal dic. dell'840 all'autunno dell'841) intorbidò i suoi rapporti con la Curia pontificia. Papa Leone IV, non approvando la scomunica pronunciata dal Concilio di Soissons, li reintegrò. Nella lite con i suoi suffraganei, Rotado di Soissons ed Incmaro di Laon, I. si mostrò prepotente. Rotado, suffraganeo di Reims, il miglior rappresentante dello spirito che, in quel tempo, ispirava le False decretali isidoriane (limitazione del potere secolare in materia ecclesiastica e limitazione dell'autorità metropolitana) fu deposto da I. nell'862 (cf. E. Perels, Denkschrift Hinkmars im Prozess Rotbada, in Neues Archiv, 44 [1922], pp. 43-100). Papa Niccolò I però lo reintegrò. Incmaro il giovane, suo nipote, da lui educato e promosso alla sede episcopale di Laon nella provincia di Reims, sopportò malvolentieri le ingerenze dello zio nell'amministrazione della sua diocesi. Nell'estate dell'868 il malumore trovò occasione di esplodere: accusato di aver tolto a certi « uomini del Re » taluni benefici loro attribuiti, il vescovo venne citato a comparire davanti al tribunale secolare; ma egli non compari. Il Re decretò il sequestro dei redditi, ma l'intervento di I. accomodò la faccenda. Al Concilio di Douzy, I. pronunciò la sentenza di deposizione di suo nipote, salvo il giudizio in contrario della S. Sede, che di nuovo non approvò il gesto.

III.

Contro il benedettino Gotescalco di Orbais e il suo predestinazismo, I. redasse una breve confutazione (testo ritrovato e edito da W. Gundlach sotto il titolo Ad reclusus et simplices, in Zeitschrift für Kirchengeschichte, 10 [1889], pp. 258-309). Scrisse ancora una lettera all'arcivescovo di Lione, esprimendo le proprie idee sulla prescienza divina e sulla predestinazione e aggiungeva alcune osservazioni nel Concilio di Quierzy dell'849. Il successore Remigio di Lione rispose con il Liber de tribus epistolis (PL 121, 985-1068). Dopo il Concilio di Soissons dell'853 furono elaborati e sottoposti alla firma del re Carlo il Calvo i quattro famosi capitoli, nei quali I. aveva inteso riassumere la dottrina ortodossa. La prima critica alla teologia di I. veniva dalla Chiesa di Lione. I canoni dogmatici del Concilio di Valenza (855) si appuntano proprio contro I. Frattanto questi preparava un terzo trattato sulla predestinazione (PL 125, 55-474), nel quale intendeva fare un parallelo tra i canoni di Valenza e gli articoli di Quierzy, mettendo al servizio della sua tesi tutta la sua erudizione scritturale e patristica. Nonostante i suoi difetti, il Trattato di I. inaugura un nuovo modo di trattare lo spinoso problema. La lettera sinodale del secondo Concilio di Toul, dell'860, costituiva per I. un relativo successo; egli era almeno riuscito a fare penetrare nel documento conciliare (Ep. 21: PL 126, 122-32) un buon numero delle idee e delle espressioni che gli erano care, proprio quelle a cui sarebbe ricorsa la teologia posteriore. In ultima analisi arbitro della situazione rimaneva I., il quale non riammise alla comunione ecclesiastica Gotescalco, prigioniero a Hautvilles, che dopo l'abiura dei suoi presunti errori (cf. Fliche-Martin-Frutaz, VI, passim). I. scrisse anche contro la formula Trina Deitsa dell'inno Sanctorum meritis inclita gaudia del « Comune dei martiri ». Ratranno però, monaco di Corbie, gli replicò con un opuscolo oggi perduto.

IV. ATTIVITÀ GIURIDICA E LETTERARIA

I. ebbe due occasioni di mostrare la sua vasta conoscenza del diritto canonico: la prima nel divorzio dell'imperatore Lotario I da Teutberga (cf. De divortio Lotharii et Teutbergae: PL 125, 623 sgg.), la seconda nella lotta con suo nipote Incmaro di Laon, contro il quale scrisse l'Opusculum LV capitulorum (ibid. 126, 290-494), in cui combatté anche le False decretali isidoriane, con le quali Incmaro di Laon difendeva il suo diritto. Fra gli altri scritti di I. restano 80 lettere, indirizzate al Papa, al Re e ai Sinodi, che trattano i problemi del suo tempo (ibid. 9 sgg.); inoltre alcuni lavori storici.

La Vita di s. Remigio (ibid. 125, 1129-88; MGH, Script. rer. Merov., III, pp. 239-341) è solo opera di edificazione. Gli Annali di s. Bertino, da lui continuati dall'861 fino all'882, scritti con stile involuto, testimoniano uno spirito penetrante ed una larga visione (MGH, Script. rer. Germ. in usum schol., IV [1883], pp. 55-154).

Bibliografia5 opere
BIBL.: PL 125-26; Flodoxus, Historia Remenii ecclesiae libri tres, in MGH, Scriptores, XIII, p. 475 sgg.; PP. Maurini, Histoire littéraire de la France, V, Parigi 1740, pp. 544-64; H. Netzer, s. v. in DTBC, VI, II, coll. 2482-86 (con bibl.); Fliche-Martin-Frutaz, VI, passim. J.

Lucchesis Spalding

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Di Lucchesio Spätling

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. VI (1951), coll. 1769–1770.

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vol. 6, coll. 1769–1770

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Spätling, Lucchesio. “Incmaro, arcivescovo di reims.” In Enciclopedia Cattolica, vol. VI, coll. 1769–1770. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951. https://azioneromana.com/it/article/incmaro-arcivescovo-di-reims.

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Spätling, Lucchesio. “Incmaro, arcivescovo di reims.” Enciclopedia Cattolica, vol. VI, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951, coll. 1769–1770. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/incmaro-arcivescovo-di-reims.

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