LEONE. - Nei monumenti cristiani antichi il profeta Daniele è rappresentato tra due l. sia nei sarcofagi che nelle pitture cimiteriali, o nelle iscrizioni sulle quali è figurata questa scena.
Appare poi quale simbolo delle forze del male «leo rugiens» (I Pt. 5, 8) in contrapposizione al Buon Pastore nella nota iscrizione di Verazio Nicatora (Wilpert, Sarcofagi, I, p. 70, fig. 27). Ivi è insieme al drago, secondo il concetto espresso nella preghiera conservata nel Sacramentario gelasiano «non se ci (il defunto) opponet lee rugiens et draco devorans».
Il 1. appare anche come segno ideografico del nome di un defunto Pontius León in una epigrafe del Museo Lateranense (O. Marucchi, I monumenti del Museo Pio Lateranense, Milano 1910, tav. 59, n. 44). È poi simbolo dell'evangelista s. Marco e come tale si trova già nei musei di S. Pudenziana e del Battistero di Napoli.
LEONE. - Nome di sei principi armeni di Cicilia che regnarono dal sec. XII al sec. XIV. Tutti furono promotori di alleanze con l'Occidente allo scopo di salvarsi dalle invasioni dei musulmani. Dei L. i più notevoli sono:
1. L. II (principe 1187-98 e re 1198-1219) detto il Magnifico, uno dei più illustri personaggi della storia armena.
Riuscì non soltanto a respingere gli attacchi delle tribù musulmane, del Sultanato di Iconio e della coalizione dei sultani di Aleppo e di Damasco, ma anche ad allargare il suo principato. Dopo aver soggiogato i signori della Cilicia gli toccò risolvere due questioni politiche. Da una parte Bisanzio considerava una usurpazione il Principato armeno
di Cilicia, minacciandone l'indipendenza, e d'altra parte l'anno in cui L. assunse i poteri, cadeva Gerusalemme nelle mani di Saladino. Per la risoluzione della doppia questione L. sostenne una politica di intima cooperazione con l'Occidente, costituendosi feudatario del S. Romano Impero e chiedendo la corona reale a Federico Barbarossa e al papa Innocenzo III. Il Papa gli mandò una corona, e L. nutrì verso di lui una profonda venerazione filiale fino alla sua morte. Morto il Barbarossa, suo figlio Enrico VI fece incoronare L. con grande pompa nel 1698. Contemporaneamente Alessio III Angelo mandò anch'egli a L. una corona regale.
L. iniziò l'organizzazione del nuovo regno secondo i sistemi dell'Occidente; furono creati tribunali secondo le norme vigenti in Antiochia; si strinse un patto d'amicizia specie con gli Ordini cavallereschi; furono stabiliti rapporti economici con Venezia, Genova, Sicilia e con l'Europa occidentale. Nello stesso tempo L. incoraggiò anche l'industria; vennero eretti orfanotrofi, ospedali, conventi, scuole. L. morì (nel 1219) lasciando un regno ben organizzato all'unica erede, la pia Isabella di sette anni, natali dal secondo matrimonio.
2. L. VI principe Lusignano, re dell'Armenia cilicia (1374-75).
Il Regno di Cilicia si era ridotto a due città soltanto: Sis ed Anzaraba. Mentre L. veniva accolto festosamente, gli eserciti dei Mamelucchi assediavano le città; per resistere L. non aveva che poche migliaia di soldati. Egli era venuto al trono come un crociato e un capitano, più che come un re armeno, com'era atteso, onde non riuscì a cattivarsi l'affetto dei suoi sudditi né la fiducia di gran parte dei principi armeni, fra cui anche il patriarca.
In tali condizioni la lotta non poté durare a lungo. Dopo quattro mesi cadde la capitale e il Re dovette arrendersi. L. fu condotto prigioniero al Cairo (1375) dove riuscì di coprire il potere a condizione di apostatare dalla fede cristiana. Liberato per gli sforzi di Giovanni, re di Castiglione e Navarra, passò in Spagna, indi in Francia ed in Inghilterra, dappertutto considerato come l'ultimo crociato. M. a Parigi (29 nov. 1393), fu sepolto nella chiesa dei Celestiniani. La sua tomba è a St-Denis (Parigi).