LAVANDA DEI PIEDI

LAVANDA DEI PIEDI. - È una cerimonia che si compie il Giovedì Santo. Anticamente seguiva il Battesimo, ma ben presto fu abbandonata in più Chiesa. S. Ambrogio (De Sacramentis, 3, 1) ne parla ampia, mentre dando tutti gli elementi della critica e dello sviluppo del rito. S. Agostino non seguì l’uso milanese e in una lettera (Epist. LV, 18, 33: CSE, LXXXIV, II, pp. 207-208) afferma che la l. dei p. non deve aver relazione con il Battesimo e pare consigliata per il Giovedì Santo, anche se al Malvy sembri indirizzato il Venerdì Santo. S. Cesario d’Arles (PL 30, 2071) l’ammette per i neo-battezzati. La Sinodus III-beritana (can. 48 in Hefele-Leclercq, I, 1, p. 249) del 303, invece, l’aveva proibita.

Di fatto la cerimonia, già raccomandata da s. Paolo (I Tim. 5, 10) alle vedove, era praticata poi per gli ospiti nei monasteri, a commemorazione dell’umiltà di Gesù, al termine delle funzioni del Giovedì Santo. Passò poi nelle cattedrali, dapprima divisa in due parti: il vescovo lavava i piedi dei canonici poi quelli dei poveri; ma ben presto per brevità le due cerimonie furono assommate e il vescovo lavò i piedi a 13 poveri. Non è però molto chiaro il perché di quel numero. La più antica testimonianza sta nel Liber Ordinum mozarabico (ed. Ferotin, Parigi 1904, p. 190 sg.) riflettente gli usi dei secc. v-VI. Per Roma le prime testimonianze stanno negli Ordo X e XII dei secc. XII-XIV. A. Wilmart pubblicò i testi dei canti usati nella cerimonia, nei quali domina il concetto della carità, il «mandatum» (da qui il nome dato a tutta la cerimonia) nuovo di Gesù. A Milano si conservò per tutto il medioevo la I. dei p. al Sabato Santo e già nei manoscritti più antichi (sec. XI) è ordinata pure al Giovedì Santo: oggi vi è soltanto quest’ultima per 12 poveri rappresentanti gli Apostoli, compreso Giuda, al quale viene dato un compenso maggiore in denaro. Durante la cerimonia viene cantato qualche versetto del salmo 118 intercalato da una antinoma lotta da Io. 13, 4; 5, 14.

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maggiore in denaro. Durante la cerimonia viene cantato qualche versetto del salmo 118 intercalato da una antinoma lotta da Io. 13, 4; 5, 14.

Lavanda dei piedi - L. dei p. - Particolare del rilievo del pontile (sec. xili) - Modena, Duomo.

BIBL.: P. Sarnelli, Sacra I. de p. di tredici poveri che si celebra nel Giovedì Santo, Venezia 1711; A. Malvy, Lavements des pieds, in DTHC, IX, coll. 16-36; H. Leclercq, Lavement, in DACL, VIII, II, coll. 2002-2009; A. Wilmart, L’hymne de la charité pour le Jeudi saint, in Auteurs spirituels et textes dévots du moyen âge, Parigi 1932, pp. 26-35. Enrico Cattaneo

ARCHIOLOGIA. - La scena della I. dei p. compiuta dal Signore a s. Pietro figura già nell’arte sepolcrale cristiana antica; essa è rappresentata in sarcofagi romani e della Gallia (Wilpert, Sarcofagi, p. 161; tavv. 1, 2, 4; 5, 16, 1-2; 20, 5; 121, 1); occupa l’angolo sinistro, quale riscontro alla scena del Signore davanti a Pilato.

Si trova poi rappresentata nel Codice purpureo di Rossano, a destra dell’ultima Cena (A. Muñoz, Il codice purpureo di Rossano, Roma 1907, tav. 5); in avori, come in un dittico di Milano (P. Garrucci, Storia dell’arte, VI, Prato 1881, tav. 450, 1), nel Kaiser-Friedrich Museum di Berlino e nel Museo civico di Bologna (Venturi, II, figg. 440 e 447) e poi nel paliatto di Salerno; più tardi in bassorilievi, come a Selles-sur-Cher, a Clermont, e nel Museo di Tolosa (dal chiostro de la Daurade); in manoscritti, come nel Vangelo di Patmos (del sec. X) e nel ms. lat. 17325 della Biblioteca nazionale di Parigi, negli evangelii di Ottone III e di Enrico II nella Biblioteca di Monaco di Baviera, in una miniatura del Corpus Christi College di Cambridge e del Salterio di Chludorf. In musica già a Ravenna nel Battistero degli ortodossi, del tempo del vescovo Neone (449-59), nell’ordine inferiore, sugli archi, restano tracce dell’iscrizione illustrativa: ubi deposuit IIIS vestimenta. Più tardi in affreschi come a S. Urbano alla Caffarella e a S. Maria in Pallara a Roma, nella chiesa di Saint-Martin-de-Vicq (Indre) in Francia;

LAVANDA DEI PIEDI - LAVIGERIE CHARLES-MARTIAL

in Oriente nei musicali delle chiese di S. Luca in Focile (inizio sec. XI) di Nca-Moni a Chios e di Daphni (metà sec. XI); in affreschi delle chiese rupestri di Cappadocia e nelle pitture della chiesa dei SS. Pietro e Paolo a Turnovo in Bulgaria, danneggiate nel 1913 (sec. XIV).

Il tipo di Rossuno si ritrova in S. Angelo in Formis, in Salerno e nelle più antiche scene della Cappadocia, cioè insieme con l'ultima Cena. - Vedi tav. LX.

Bibl.: Wilpert, Mosaken, pp. 851-53; Ch. Diehl, Manuel d'art byzantin, Parigi 1926, pp. 492, 512-27. Enrico Josi