LANCIANI, RODOLFO. - Archeologo, n. a Montecelio (Roma) il 1° genn. 1845, m. a Roma il 21 maggio 1929. Frequentò gli studi universitari nella Facoltà di ingegneria e si esercitò particolarmente nel rilievo dei monumenti antichi.
La sua prima pubblicazione è quella inserita da G. B. De Rossi nel suo Bullettino di arch. crist. del 1866 (pp. 100-103) dal titolo Rapporto del sig. R. L. sulle recenti scoperte dell'edificio ripuntato lo Xenodochio di Pammachio in Porto. I grandi lavori edilizi per la trasformazione della città - dopo il 1870 - lo attirarono in modo speciale, e gradualmente da ingegnere divenne archeologo, completando con metodo la sua preparazione storica, filologica e artistica. Dopo il premio reale dell'Accademia dei Lincei e la pubblicazione negli Atti della stessa Accademia del suo fondamentale studio su I commentari di Frontino intorno alle acque e agli acquedotti (vol. IV, 1880), ottenne nel 1882 la cattedra di topografia romana, appositamente istituita per lui, e la conservò fino ai limiti di età, nel 1922.

(da Bullettino della Commissione archeol. comunale di Roma (1930), tav. fuori testo)
(fot. Exit)
Le sue opere principali sono scritte in inglese (tradotte dalla prima moglie); le aveva concepite per i numerosi inglesi e americani che venivano allora in Roma a passare l'inverno, per divulgare presso di loro la conoscenza della Roma classica e cristiana. Ma scritte con quella grande conoscenza delle fonti e del materiale, con quella chiarezza, con quella esattezza di metodo che gli erano proprie, risultano in realtà opere di prima consultazione e di grande valore scientifico. Eccone alcune: Ancient Rome in the light of modern discoveries (Londra 1888); The ruins and excavation of ancient Rome (ivi 1892, Boston 1908, tradotta anche in francese); New tales of old Rome (Londra 1901); Wandering in the Roman Campagna (ivi 1909; Boston 1924); Ancient and modern Rome (Boston 1925). In tutte queste opere egli abbinava lo studio dell'antico con quello dell'età di mezzo e del Rinascimento, dimostrando una grande larghezza di informazioni e un particolare interesse per la Roma dei papi: importanti sono a questo riguardo i due volumi Pagan and christian Rome (Londra 1892; Boston 1908) e The destruction of ancient Rome (Londra 1899, con una traduzione francese); questi volumi mostrano la trasformazione subita attraverso i secoli dalla città imperiale;
quello Wandering through ancient Roman Churches (Boston 1924), completa le opere di Armellini e di Hülsen sullo stesso argomento, mentre il volume The golden days of the Renaissance in Rome (ivi 1906) è una magistrale pennellata sulla vita artistica e monumentale della città, in quell'aureo periodo. Vanno inoltre in modo speciale ricordati alcuni suoi studi relativi alla topografia di Roma cristiana, cioè la monografia: L'itinerario di Einsiedeln e l'ordine di Benedetto Canonico, in Monumenti della R. Accademia dei Lincei (I, 1891); e gli articoli: Delle scoperte fatte nel 1838 e 1850 presso il sepolcro di Paolo Apostolo, in Nuovo bull. di arch. crist., 23 (1917), pp. 7-27 e La memoria Apostolorum e gli scavi in S. Sebastiano, in Dissert. delle Pont. accad. rom. di arch., 2ª serie, 14 (1919), pp. 57-109. A completamento della grande pianta di Roma, egli iniziò nel 1902 la pubblicazione di una Storia degli scavi di Roma, di cui videro la luce solo 4 voll. (IV, 1913), comprendenti preziose notizie sulle scoperte avvenute dall'a. 1000 d. C. all'a. 1605. Scrisse anche molti articoli negli Atti dell'Accademia dei Lincei e della Pont. accademia rom. di archeologia, nel Bollettino archeologico comunale e nel Bullettino e negli Annali dell'Istituto di corrispondenza archeologica.