LAZZARO di BETHANIA. - Fratello di Marta (v.) e di Maria, amico e commensale di Gesù (Io. 11, 5.36; Mt. 21, 17; Mc. 11, 11) e da lui risuscitato. La risurrezione di L. è narrata con molti particolari in Io. 11.
Ai razionalisti che pretendono di scorgere in questo racconto un semplice simbolo della risurrezione spirituale del peccatore, si può far osservare la precisione di questi particolari che, nell'intenzione dell'evangelista, dovevano servire di mezzi di controllo per la verità storica del suo racconto. Si notino le circostanze di luogo (a Bethania, distante ca. 15 stadi da Gerusalemme: 11, 17), di tempo (morto da 4 giorni), il timore della puzza, la minuta descrizione della tomba, delle fasce, l'indicazione di amici ed avversari, le conseguenze di odio sorte in questi ultimi, capi sacerdoti suddice (che negavano la risurrezione) e che vollero poi uccidere Gesù (Io. 11, 53) e lo stesso L. (12, 10). Alcuni particolari sembrano perfino controproducenti per lo scopo di Giovanni, che tende a dimostrare la divinità di Gesù. A che pro avrebbe inventato il pianto, la preghiera umana di lui?
All'obbizione desunta dal silenzio dei Sinottici si fa osservare ch'essi avevano già dimostrato sufficientemente che Gesù aveva il potere di risuscitare i morti (la figlia di Iairo: Mc. 5, 21-34 e paralleli: Mt. 11, 5; il figlio della vedova di Naim: Lc. 7, 22); nel loro piano di composizione intendevano limitarsi al ministero di Gesù in Galilea e in Pera, riservandosi di parlare di quello svolto nella Giudea propriamente d'atto solo dopo descritto l'ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme.
Non hanno consistenza le obbizioni che parlano d'un risveglio da morte apparente (basta pensare ai 4 giorni), oppure di un'amplificazione dei racconti sul mendico Lazzaro (Lc. 16, 20-31) o su Marta e Maria (Lc. 10, 38-42).
La leggenda che L. abbia evangelizzato la Provenza e sia stato vescovo di Marsiglia risale al sec. XII. Più attendibili sono le notizie orientali che mostrano le reliquie di L. a Kition (Larnaca, Cipro). Nel Martirologo romano L. si ricorda al 17 domenica di Quaresima.
Pietro De Ambroggi
ICONOGRAFIA. - Essa trasse ben presto dal Vangelo di S. Giovanni la rappresentazione del miracolo della risurrezione di L. a dimostrare la fede nella onnipotenza di Gesù Cristo, nella morte e nella certezza della risurrezione (I Cor. 15, 13 seg.). La frequenza di questa scena sia nelle pitture che nelle sculture cimiteriali attesta realmente tale certezza, secondo l'espressione di Tertulliano «fiducia christianorum resurreccio mortuorum» (De Resurr. carnis: PL 2, 841).
G. Wilpert ha elencato oltre 50 esempi in pitture (Pitlure, p. 208); anche nei sarcofagi si hanno almeno altrettanti esempi, sia in Roma che a Ravenna, a Terni, ad Auch, ad Arles, a Cahors, a Clermont-Ferrand, a Le Mas d'Aire, a Luci de Béarn, a Tarascona, a Barcellona, a Saragozza, a Istambul.
In alcuni sarcofagi destinati a contenere una defunta, la figura di L. secondo il Wilpert assunse un volto muliebri (Sarcofagi, II, pp. 202-203 e tavv. 139 e 212, 2).
La rappresentazione del miracolo venne anche fatta in lastre di marmo contenenti iscrizioni (esempi in O. Marucchi, I monumenti del Museo Pio-Lateranense, Milano 1910, tavv. 35, 5; 57, 10, 15; G. Schneider-Graziosi, Il labbro costantiniano e la risurrezione di L. sopra due marmi del cimitero di Priscilla, in Nuovo bull. di arch. crist., 19 (1913), p. 137, fig. 3). La risurrezione di L. viene ricordata da Damaso nella professione di fede dettata per il suo epitafio (A. Ferrua, Epigrammata Damasiana, n. 43, Città del Vaticano 1942) e due esempi che furono ripetuti nell'epitafio di un Seberianus (O. Marucchi, op. cit., tavv. 52, n. 37).
Nell'arte non cimiteriale esisteva la scena nei cicli biblici, come lo attesta il distico dettato da Prudenzio per una basilica di Saragozza (PL 60, 106); la scena musiva esistente in S. Martino in caelo aureo (493-526) oggi S. Apollinare Nuovo in Ravenna (Wilpert, Mosaiken, p. 798). Fu pure effigiat a lampade fittili, sia di Cartagine (A. Héron de Villefosse, Lampe chrétienne figurant la résurrection de L. trouvée à Carthage, in Bulletin de la Société des antiquaires de France, 1917, pp. 136-39); sia ad Alessandria d'Egitto (R. Pagenstecher, Die Aufer-
LAZZARO DI BETHANIA - LAZZARO IL MENDICO
weckung des Lazarus auf einer römischen Lampe, in Bulletin de la Société archéol. d'Alexandrie, nuova serie, 2 [1909], pp. 267-72). Fu pure tessuta la scena in stoffe, a testimonianza di s. Astero, vescovo di Amasea (PG 40, 166); si trova spesso in vetri dorati (R. Garrucci, Storia dell'arte cristiana, Prato 1881, tavv. 177, 6-8; 178, 3). Si ha inoltre nella cappella argentea di Brivio del sec. v (Venturi, I, p. 521, fig. 450). In avori, come nel dittico di Palermo, del sec. v (Venturi, I, fig. 382); nella cappella di Brescia (J. Kollwitz, Die Lipsanothek von Brescia, Berlino 1933), e nel rovescio del dittico di Boezio nella stessa città (A. Muñoz, Le pitture del dittico di Boezio nel Museo cristiano di Brescia, in Nuovo bull. di arch. crist., 13 [1907], pp. 5-14); in una copertura d'Evangelario del Tesoro del duomo di Milano; nelle cappelle eburnee del Museo civico di Bologna e di Darmstadt (G. Stuhlfauth, Die altchristliche Elfenbenplastik, Friburgo in Br. 1896, pp. 30 e 118); in una tavoletta del Museo di Strasburgo (id., op. cit., p. 165). Si riscontra la scena anche in una sottile lamina di bronzo rinvenuta a Vermand, presso St. Quentin (A. Danielcourt, Etude sur quelques antiquités trouvées en Picardie, in Revue archéol., 1 [1886], pp. 92-93).
In tutti i monumenti ricordati la tomba di L. è sempre rappresentata da un monumento sepolcrale romano a tetto, con timpano. Questa foggia si mantiene anche in affreschi tardi, come in S. Giovanni a Porta Latina, o sulle porte di Benevento, di Pisa e di Monreale. Nel codice purpureo di Rossano, L. esce invece da una caverna (A. Muñoz, Codex purpureus Rossanensis, Roma 1907, tav. 1). Da questo tipo dipendono le scene della risurrezione di L. che si vedono nel Vangelo copto della Biblioteca nazionale di Parigi (ms. copt. n. 13, fol. 253v), gli affreschi nei cicli biblici di S. Urbano alle Caffarelle e di S. Angelo in Formis, e in musica o Monreale; la piccola scena musiva a fondo oro in una legatura di libro liturgico nell'Opera del Duomo a Firenze, ecc. Anche nell'affresco di Giotto, nella cappella degli Sroveggi (Padova), L. esce da una caverna.

della Biblioteca nazionale di Parigi (ms. copt. n. 13, fol. 253v), gli affreschi nei cicli biblici di S. Urbano alle Caffarelle e di S. Angelo in Formis, e in musica o Monreale; la piccola scena musiva a fondo oro in una legatura di libro liturgico nell'Opera del Duomo a Firenze, ecc. Anche nell'affresco di Giotto, nella cappella degli Sroveggi (Padova), L. esce da una caverna.
Come già è stato detto, la leggenda che la Provenza sia stata evangelizzata da L. e dalle sue sorelle Marta e Maddalena non è più antica del sec. XI e proviene dall'abbazia di Vézelay al tempo dell'abate Goffredo. (L. Duchesne, Fastes épiscopaux de l'ancienne Gaule, I, 2a ed., Parigi 1907, pp. 321-59). La leggenda che L. sia stato vescovo di Marsiglia può essere stata facilitata dal sepolcro del vescovo Lazzaro di Aix nel sec. v deposito nella cripta di S. Vittore a Marsiglia (G. Morin, St L'Assise et Maximin, Parigi 1897). Ma in realtà s. Girolamo estesa che Paola vide presso Betania il sepulchrum Lazari (Ep. 108; PL 22, 887).
Adone nel suo Martirologio lo indica al 17 sett. senza menzione di luogo. Un monaco Bernardo lo dà quale vescovo di Efeso per 40 anni; nei Sinassari greci si trova sotto differenti giorni il ricordo della traslazione a Costantinopoli da Cipro nell'anno 899 per ordine dell'imperatore Leone VI (H. Delehaye, Synaxarium Eccle-siae Constantinopol., coll. 1-4, 146, 5-4, 548, 658, 660; Saints de Chypre, in Anal. Boll., 26 [1907], pp. 257-58).
La cattedrale di Autun, dedicata a s. Nazario fino al principio del sec. XII, mutò il nome in S. L. quando ca. il 1147 si ritenne di possedere le reliquie di s. L. il risorto. Marsiglia però non reclamò dette reliquie che suppose messe in salvo ad Autun dalle scorrerie dei Saraceni. Dietro l'altare della cattedrale di Autun si trovava il monumento eretto da un monaco di nome Martino al tempo del vescovo Stefano II (1170-89) a forma di piccola chiesa in marmo bianco, rosso e nero con un piccolo vano inferiore a volta contenente nel mezzo un sarcofago con l'iscrizione nel coperchio Lazzare vieni forse le quattro statue di s. Pietro, s. Andrea, s. Marta e s. Maddalena (frammenti oggi nel Museo di Autun).
- Vedi tav. LXIII.