LAZZARO, IL MENDICO

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LAZZARO, il Mendico. - È menzionato da Gesù nella parabola di Lc. 16, 19-31. Ritengono storico L. e il racconto Tertulliano, s. Ambrogio, s. Girolamo, s. Ireneo, s. Bonaventura, C. a Lapide, e altri. S. Cirillo Alessandro crede che la persona di L. sia storica, il racconto no; così Teofilatto, Futimio, Maldonato, L. Fonck. La maggioranza dei moderni, con L.-C. Fillion, J. Knabenbauer, M. Sales, M.-J. Lagrange, D. Buzy, J.-M. Vosté, ritengono fittizio nome e racconto.

Sulla dottrina insegnata nella parabola non tutti si accordano. Buzy, seguito da Marchal (in La Ste Bible,

ed. L. Pirot, Parigi 1948) ritiene che la parabola tratti solo della possibile sorte diversa dei ricchi e dei poveri, senza accenno all'uso morale delle ricchezze; la maggior parte dei commentatori invece, con Vosté, vede qui la sanzione per il cattivo uso delle ricchezze e il premio per la povertà pazientemente sopportata.

BIBL.: J.-M. Vosté, Parabola selecta D. N. I. C., II, 2ª ed., Roma 1933, pp. 738-62. Pietro De Ambroggi

ICONOGRAFIA. - Nel ciclo pittorico di S. Angelo in Formis è rappresentato il banchetto del ricco epulone mentre a destra un cane lambisce le piaghe al mendico L., disteso a terra; nella scena seguente, dalla fornace dell'inferno il ricco tende le braccia verso Abramo che, assiso a destra, in alto, tiene sulle ginocchia un piccolo bambino (l'anima del povero L.).