Enciclopedia Cattolica vol. VII, 1951 Storia, storici e biografie varie Trattazioni storiche

INVENZIONE DELLA SANTA CROCE

Festa: 3 maggio

English Cita

Noto anche come: inglese: Discovery of the Holy Cross, Discovery of the True Cross, Finding of the Holy Cross, Finding of the True Cross; latino: Inventio Sanctae Crucis

INVENZIONE DELLA S. CROCE - S. Elena assiste alla I. della s. C. (in alto); prova della verità della s. C. (in basso). Miniature del Breviario di Belleville (prima metà del sec. XIV) - Parigi, Biblioteca nazionale, ms. lat. 10.483, f. 178.
INVENZIONE DELLA S. CROCE - S. Elena assiste alla I. della s. C. (in alto); prova della verità della s. C. (in basso). Miniature del Breviario di Belleville (prima metà del sec. XIV) - Parigi, Biblioteca nazionale, ms. lat. 10.483, f. 178.

INVENZIONE DELLA SANTA CROCE. - Le notizie sicure intorno al legno della Croce risalgono alla metà del sec. IV. S. Cirillo di Gerusalemme ne parla tre volte nella sua Catechesi, affermando che nel 347 le reliquie della vera Croce erano diffuse dovunque (Cat., IV, 10; X, 19; XIII, 4: PG 33, 467-469; 686-87; 775-78). È da notare che s. Cirillo pronunziava i suoi sermoni nella basilica del S. Sepolcro.

Inoltre due iscrizioni venute alla luce qualche tempo fa in Algeria, una del 359 e l'altra di data incerta, fanno menzione esplicita di due frammenti del legno della Croce. Nel 379 si sa di s. Macrina, sorella di s. Gregorio Nisseno, che portava una reliquia della Croce racchiusa in un anello di ferro (De vita s. Macrinae: Acta SS. Iulii, IV, p. 601). Verso il 385 la pellegrina Egeria descrive le sacre funzioni del Venerdì Santo a Gerusalemme e testimonia di aver veduto il legno della Croce nelle mani del vescovo, mentre lo porgeva ai fedeli per il rituale bacio (S. Silviae peregrination, 37). Alla fine del sec. IV s. Giovanni Crisostomo riferisce che a Costantinopoli molti cristiani portavano al collo una particella della Croce, chiusa in reliquiari d'oro (Contra Judaeos et Gentiles, 10: PG 48, 826-37). Finalmente nel 403 s. Paolino di Nola inviava una reliquia della Croce all'amico Sulpizio Severo, per una nuova chiesa «apud Primuliacum» in Gallia (s. Paolino, Epist., XXXI, 3: PL 61, 325 sgg.).

Ma quando, da chi e in quali circostanze fu rinvenuta la Croce del Redentore? I testimoni già citati non lo dicono. D'altra parte la lettera del 351 di s. Cirillo all'imperatore Costanzo dà al riguardo un accenno troppo vago e per di più ne è contestata l'autenticità: « Il legno salutare della Croce fu ritrovato a Gerusalemme al tempo di tuo padre Costantino di felice memoria e carissimo a Dio » (Ep. ad Const. Imper., 3: PG 33, 1167-70).

Bisogna attendere fino al 305, per avere notizie circostanziate intorno all'i. della s. C.: si trovano nel discorso di s. Ambrogio ai funerali dell'imperatore Teodosio che narra come il rinvenimento del prezioso legno avvenisse durante gli scavi fatti eseguire da s. Elena, madre di Costantino, nel 326, in occasione della sua visita ai Luoghi Santi. La croce del Salvatore, confusa tra quelle dei due ladroni, fu riconosciuta dal titolo fattovi apporre da Pilato (De obitu Theodosi, 41-46: PL 16, 1462-64). Sei anni più tardi Rufino, riprendendo la medesima narrazione nella sua Hist. eccl. (I, 7-8: PL 21, 475-78), aggiunge alla versione ambrosiana qualche particolare di rilievo. S. Elena si sarebbe recata a Gerusalemme non già spinta dalla sua pietà, ma in seguito a delle visioni. La vera Croce non sarebbe stata riconosciuta dal titolo sovrapposto, ma all'istantaneo risanamento di una moribonda. S. Paolino e Sulpizio Severo parlano addirittura della risurrezione di un morto e dell'intervento dei Giudei al grande avvenimento (s. Paolino, Epist., XXXI, 1: PL 61, 325 sg.; Sulpizio Severo, Chronicon, II, 34: PL 20, 148). Quarant'anni dopo, Sozomeno riferisce che al suo tempo si credeva che un ebreo, indotto da un antico libro di memorie, avesse identificato il luogo del calvario (Hist. eccl., II, 1: PG 67, 930 sg.). S. Gregorio di Tours, alla fine del sec. vi, ne dà anche il nome: si chiamava Giuda e dopo la conversione Ciriaco (Historia Francorum, I, 34: PL 71, 179).

Come si vede, lo sviluppo della tradizione trova il suo punto d'appoggio negli autori occidentali, sebbene in s. Giovanni Crisostomo si riscontri un fugace accenno al riconoscimento della vera Croce per mezzo del titolo (In Ioan., Homil., LXXXV, 1: PG 59, 461). Una strana versione dell'avvenimento si trova invece a Edessa, nella cosiddetta Dottrina d'Addai, che è una riduzione siriaca dell'inizio del sec. v della Leggenda di Abgar. Il fatto, nelle sue grandi linee, mantiene la fisionomia tradizionale; ma l'avvenimento vien fatto risalire al tempo di Tiberio, essendo viceimperatore Claudio, la cui moglie, di nome Protonice, assume il ruolo di protagonista. Pertanto ad essere risuscitata sarà la figlia stessa del viceimperatore.

Dopo aver constatato lo sviluppo e l'abbellimento con elementi d'ogni genere della tradizione, ci si può domandare se la versione ambrosiana, del 305, sia la prima dell'avvenimento in ordine di tempo e quale valore storico le si debba attribuire. La soluzione di tale problema va incontro a difficoltà non indifferenti. Eusebio di Cesarea, così vicino agli avvenimenti e presente, nel 335, alla consacrazione della basilica del S. Sepolcro, non ha una parola per l'i. della s. C. nel De vita Constantini, scritta due anni dopo. Eppure narra il viaggio di s. Elena ai Luoghi Santi e la costruzione delle due basiliche, volute dalla medesima, a Betlemme e sul Monte degli Ulivi. Bisognerebbe dire che il prezioso rinvenimento fosse avvenuto in un secondo tempo, dopo tale data, ma prima del 347, quando s. Cirillo afferma solennemente la possessione e la diffusione universale delle reliquie della Croce. In quali circostanze si ignora.

Per le feste: invenzione ed esaltazione della Croce, v. CROCE. - Vedi tav. X. BIRL.: A. Audollent, Mission éographique en Algérie, in Mélanges d'archéol. et d'hist., 10 (1890), p. 452; I. Tizeront, Les origines de l'Église d'Édesse et la légende d'Abgar, Parigi 1888; A. Holder, Inventio S. Crucis, Lipsia 1889; L. De Combes, La vraie Croix perdue et retrouvée, Parigi 1902; P. A. M. Rouillon, S. Elena, trad. it., Roma 1908, pp. 159-198; I. Straubinger, Die Kreuzaufladungslegende, Paderborn 1912; H. Leclercq, s. v. in DACL, III, coll. 3131-3139.

In alto: RINVENIMENTO DELLE CROCI, alla presenza di s. Elena. Affresco di scuola umbro-marchigiana eseguito ca. il 1492 per il card. Carvajal - Roma, S. Croce in Gerusalemme. In basso: ESALTAZIONE DELLA VERA CROCE. Affresco di scuola umbro-marchigiana - Roma, basilica di S. Croce in Gerusalemme.
Tav. X In alto: RINVENIMENTO DELLE CROCI, alla presenza di s. Elena. Affresco di scuola umbro-marchigiana eseguito ca. il 1492 per il card. Carvajal - Roma, S. Croce in Gerusalemme. In basso: ESALTAZIONE DELLA VERA CROCE. Affresco di scuola umbro-marchigiana - Roma, basilica di S. Croce in Gerusalemme.(fol. Anderson)

Emanuele Romanelli

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), coll. 130–132.

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Romanelli, Emanuele. “Invenzione della Santa Croce.” In Enciclopedia Cattolica, vol. VII, coll. 130–132. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951. https://azioneromana.com/it/article/invenzione-della-santa-croce.

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Romanelli, Emanuele. “Invenzione della Santa Croce.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951, coll. 130–132. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/invenzione-della-santa-croce.

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