Enciclopedia Cattolica vol. III, 1949 Sacra Scrittura Geografia biblica

CALVARIO

English Cita

GOLGOTA rimanda qui.

Noto anche come: greco: Γολγοθά; inglese: place of the skull

CALVARIO. - Luogo in cui Gesù «pati fuori le porte (di Gerusalemme)» (Hebr. 13, 2), chiamato «luogo del cranio» (κρενίου τόπος) e in greco Γολγοτά (Io. 19, 17). Golgota è nome aramaico formato dall'ebr. gulgōleth con l'eliminazione del secondo l perché le due sillabe non finissero allo stesso modo (G. Dalman). Il nome sembra derivare dalla forma di questo «monticello» (CSEL, XXXIX, p. 22). Ma già Origene «al quale giunse tale tradizione» spiega il termine «per il fatto che ivi era sepolto il teschio di Adamo» (In Mt. Comm., 126ª serie: PG 13, 1777; ed. E. Klostermann, X, p. 265); assentono s. Epifanio, s. Girolamo (PG 41, 844; PL 22, 485) ed altri.

«Uomini empi riempirono il luogo con molta terra accumulatavi e vi edificarono una terra caverna del demonio che chiamano Venere» (Eusebio, Vita Constantini, 26: PG 20, 1085; ed. Heikel, I, p. 89). «Dai tempi di Adriano sulla rupe della Croce si venerava la statua di Venere» (Girolamo, Ep., 58, 3: PL 22, 581); s. Ambrogio chiama perciò il luogo «Venereus» (In Ps., 47, 5: PL 14, 1203). Quando Costantino coprì l'intero terreno con uno splendido edificio (Martyrium Anastasis), costruito secondo il tracciato del tempio pagano (37 × 137 m.), la Santa Croce rimase all'aperto: «Ipse locus subdivanus est» (Etheria, 37, 4: CSEL, XXXIX, p. 89). I cristiani vi posero una grandissima croce d'argento (Arculfo e Beda: CSEL, XXXIX, pp. 233 e 304). Ancora al tempo di Willibaldo, le croci «non sono dentro nella chiesa, ma stanno fuori chiesa sotto una tettoia» (T. Tobler-A. Molinier, Itineraria Hierosolymitana et descriptiones Terrae Sanctae, I, Ginevra 1880, p. 263). Fu, sembra, Costantino Monomachos (ca. 1042 sg.), che, riedificando la chiesa del S. Sepolcro distrutta dai musulmani nel 1009, riunì questo santo luogo sotto lo stesso tetto della chiesa del S. Sepolcro.

Da Ps. 73 (74), 12 («Dio fece salvezza nel mezzo della terra») si trasse la conclusione che il C. è il mezzo della terra. Così s. Cirillo Gerosol., Cat., 13, 28; cf. Didimo, De Trin., I: PG 33, 805, e 39, 324. Ancora oggi persiste questo errore nell'«ombelico della terra» che vien mostrato nel coro dei greci.

La fessura della roccia avvenuta alla morte di Gesù (Mt. 27, 51) è attestata da s. Cirillo Gerosol.: «Il Golgota ancora oggi testimonia come le pietre per Cristo si spezzarono» (Catech., XIII, 39: PG 33, 819). Una testimonianza ancor più antica si ha nella relazione di s. Luciano Martire (m. 312), conservata da Rufino (Hist. Eccles., IX, 6; Eusebio,

Hist. Eccles., IX, 7; ed. E. Schwartz: CB, IX, II, p. 815). Anche nei secoli seguenti i pellegrini parlano talora di questa « scissura avvenuta alla morte di Gesù » (Teodorico, ca. a. 1172: D. Baldi, Enchiridion Locorum Sanctorum, Gerusalemme 1935, p. 853).

L'autenticità del monticello del C. risulta dalla testimonianza dell'imperatore Adriano, che volle profanare quel luogo, allora venerato dalla tradizione cristiana. A chi obbiettasse che il C. era fuori delle mura, rispondono i ruderi di quella porta che lo zar Alessandro II comprò nel 1857: essa dimostra che le mura di Gerusalemme erano allora ad oriente del C. (Vincent, p. 57).

Quando la rupe del C. fu adattata alla chiesa in cui veniva rinchiusa, fu ridotta col piccone in forma di cubo di ca. 5 m. di lato. Oggi occupa il lato meridionale della basilica del S. Sepolcro, a destra dell'unica porta. Due cappelle ornano la superficie del santuario del C.; il loro spazio (11,45x9,25 m.) oltrepassa quello della rupe. La cappella meridionale (addossata alla parete della Basilica, cui poi si aggiunse la cappella dei Franchi fuori del muro della Basilica) è dei cattolici, e contiene le stazioni X, XI, XIII della Via Crucis. La cappella principale, a sinistra (nord) della precedente, fu occupata dai greci scismatici, che posseggono il luogo della Santa Croce, ivi eretta insieme alle immagini della Vergine S.ma Addolorata e di s. Giovanni. Tra il luogo della Croce e l'altare latino (stazione XI) è incluso l'altare della Addolorata.

Sotto le cappelle del C., vi è una cripta che è la cappella d'Adamo, la quale avrebbe contenuto il teschio di Adamo, irrorato dal sangue di Cristo disceso attraverso la fessura della roccia; vi si venera anche il sacrificio del patriarca Abramo. Due scale conducono il pellegrino, e anzitutto la processione dei latini che ogni giorno percorre questi luoghi santi, al luogo della S. Croce.

Bibliografia3 opere
BIBL.: H. Vincent e F.-M. Abel, Jérusalem, II, Parigi 1914, pp. 57-93; J. Jeremias, Golgotha, Lipsia 1926; H. Schmidt, Der hl. Fels in Jerusalem, Tubinga 1933.

Urbano Holzmeister

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Di Urbano Holzmeister

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), coll. 400–401.

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Altre voci di Urbano Holzmeister: CANA · CAFARNAO · CORNELIO A LAPIDE (CORNELIS CORNELIS-SEN VAN DEN STEEN) · CORNELY, KARL JOSEPH RUDOLPH · CROCE

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Holzmeister, Urbano. “Calvario.” In Enciclopedia Cattolica, vol. III, coll. 400–401. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949. https://azioneromana.com/it/article/calvario.

MLA

Holzmeister, Urbano. “Calvario.” Enciclopedia Cattolica, vol. III, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949, coll. 400–401. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/calvario.

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