TAMMÙZ

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TAMMÙZ. - Dio mesopotamico (sumer. DUMU-ZI, accad. Tamüzü) della vegetazione, giovane, rifiorente in primavera dopo la morte invernale (= discesa agli inferi o morte), morente quando il sole estivo inaridisce la terra. Il culto di T. era sumerico (DUMU-ZI = «figlio»), anteriore al 3000 a. C. Se ne celebrava la festa annuale nel quarto mese, detto T. (giugno-luglio). Al culto di T. era strettamente associato quello di Ištar, la «regina del cielo» (accad. Ištarat šamê) di cui Ier. 7, 18, Venere assira cui si identificava l'Astarte fenicia.

Forse si connette con il leggendario (per 28.880 anni) re Dumo-zí, famoso cacciatore, successore di Lugalbanda domatore dei dragoni, e predecessore di Gilgameš. Come Šamaš, T. riceve il titolo di «pastore» (rê'u). Sorella di T. è Geštin-anna («vite del cielo») detta Bêlit-šerî (Signora della campagna). Verso il 1000 a. C., T. sostituisce le divinità canane, note dai testi ugari, Alijan e Môt. Il dio principale di molti siro-fenici era Adôn «signore» (=ba'al) donde poi derivò il greco-latinato Adonis (v. ADONES). Il nome proprio che si calava sotto il titolo 'Adôn era, sembra, T.; il T. siro-fenicio (Adone di Biblo) si identificava, almeno in parte, con l'egizio Osiride, il cui mito deve avere influenzato dal sec. XVI a. C.) il mito paleoasiatico di T.; così Iside va identificando con Ištar o Astarte. Affine a T. è Telipinu del pantheon hitita, che in autunno muore, risuscita in primavera.

T. era stato introdotto tra gli Israeliti, a Gerusalemme stessa (Is. 17, 10 sg.), dai contatti con i Siro-Fenici e dai conquistatori assiro-babilonesi. Era «il diletto delle donne» siriane (Dan. 11, 37 sg.). Ez. 8, 14 stigmatizza nel 590 a. C. l'«abominazione» (lô'êbhâh) idolatrica del culto di T. nel portale settentrionale del Tempio: ivi sedevano le donne che piangevano T. Mentre i Settanta trascrivono Ôqûmûv, s. Girolamo traduce Adonis e spiega poi il mito della morte e risurrezione di T.-Adone, celebrato dalle donne con pianti seguiti da giubilo e canti (PL 25, 82). Ma la celebrazione della risurrezione di T., ignorata da Ez. 8, 14, deve essere un'aggiunta posteriore, non originaria. Secondo F. E. Brown, era dedicato a Adone-T. il tempio pagano, prossimo alla sinagoga, di Dura Euporos, costruito tra il 150 e il 160 d. C., modificato tra il 175 e il 182; non si conosce altro tempio di Adone, né da monumenti, né da testi. C. Autran ripete (1941) quanto avevano fantasticato H. Gunkel (1903), C. Vellay (1904), W. Frazer (1907), H. Gressmann (1908), ben confutati da W. Baudissin (1911), che Gesù fosse una trasposizione del mito di Adone-T.; citano s. Girolamo (PL 22, 581).