Enciclopedia Cattolica vol. III, 1949 Sacra Scrittura Geografia biblica

CANA

English Cita

Noto anche come: inglese: Cana of Galilee, Hirbet Qānah, Kefr Kennah, Khirbet Qana; latino: Cana Galileae

CANA. - Località « di Galilea » (Io. 2, 1.11; 4, 46; 21, 2), diversa dalla C. della tribù di Aser (Ios. 19, 28) e dall'omonima piazzaforte in Arabia (Moab) di cui parla Fl. Giuseppe (Antiq. Jud., XIII, 15, 1). L'identificazione è controversa tra le odierne località Kefr Kennah e Hirbet Qānah. Fino agli ultimi tempi Kefr Kennah, a 6 km. a est-nord-est di Nazareth sulla « via del mare » di Galilea, era ritenuta C. da quasi tutti i palestinologi cattolici. Argomento principale per i fautori di questa identificazione è la testimonianza dei pellegrini del sec. IV, anzitutto la Peregrinatio s. Paulae (PL 22, 491: « Haud procul [da Nazareth] cernitur C. »); altri testi in D. Baldi, p. 250 sg. Inoltre, C. sembra fosse nella parte meridionale della Galilea:

CANA - La fontana, unica del paese, dalla quale i servi dovettero attingere l'acqua per il miracolo.
CANA - La fontana, unica del paese, dalla quale i servi dovettero attingere l'acqua per il miracolo.(per cortesia del Superiore della Casa degli Esercizi del Sacro Cuore S. I., Roma)

Gesù, tornando dalla Giudea, raggiunge in primo luogo C. (Io. 2, 1; 4, 46). Ma vi è una difficoltà filologica: le versioni orientali scrivono C. con la consonante q, non k; inoltre il doppio n non conviene alla forma Qānā che ricorre nelle Pēlīṭā e altre versioni. Perciò un'altra località posta verso nord al margine della pianura Asochis (el-Baṭṭōf), Hirbet Qānah, ha le preferenze di molti fin dal medioevo, benché faccia difficoltà la maggiore distanza di 14 km. da Nazareth, essendo intervenuta alle nozze la Vergine Maria (Io. 2, 1).

La ragione più forte è l'espressione Κανᾶ τῆς Γαλιλαίας in tutti i quattro passi in cui il Nuovo Testamento menziona C. Come la forma corrispondente di Fl. Giuseppe (Vita, 16) suggerisce, vi era una sola C. nella provincia settentrionale della Palestina: κώμη τῆς Γαλιλαίας ἢ προσαγορεύεται Κανᾶ. Questa era Hirbet Qānah. Ivi infatti si acquartierò Fl. Giuseppe come capo militare per difendere la Galilea (a. 66), avendo vicine le piazze forti di Sogana e Iotapatha. Da questa città per un'intera notte marciò con l'esercito verso Tiberiade e al mattino fu soltanto nelle vicinanze (πλησιάζων) di questa città (Vita, 17); il che non si addice a Kefr Kennah donde la distanza era solo di ca. 20 km. Infine, come dimostra l'esperienza odierna, la difficoltà di transitare attraverso la ragione di Hirbet Qānah, che è di natura basaltica, rende la marcia assai ardua, specialmente di notte. Questa ragione spiega anche perché l'ufficiale regio (Volg. regulus, Io. 4, 46, 52), partito da C. all'ora 7ª (ore 13 di oggi), solo all'indomani raggiunse la sua sede a Cafarnao: dovette infatti interrompere di notte il viaggio, il che non si sarebbe verificato nell'altra ipotesi, avendo egli potuto compiere 33 km. lo stesso giorno.

Bibliografia10 opere
BIBL.: I testi antichi sono raccolti da D. Baldi, Enchiridion Locorum Sanctorum, Gerusalemme 1925, pp. 256-67. Per Kefr Kennah: B. Meistermann, Durch's Hl. Land, Trier 1913, pp. 482-488; A.E. Mader, Kana, in LThK, V, col. 769; L. Fonck, I miracoli del Signore nel Vangelo, vers. ital., I, Roma 1914, pp. 171-246; M.-J. Lagrange, Ev. selon s. Jean, Parigi 1925, p. 54 sg.; G. M. Perrella, I Luoghi Santi, Piacenza 1936, pp. 119-27. Per Hirbet Qānah: E. Robinson, Biblical Researches in Palaestina, III, Boston 1841, pp. 204-209; G. Dalman, in Palästinajahrbuch, 8 (1912), p. 38 sg.; 9 (1913), p. 45; id., Orte und Wege Jesu, 3ª ed., Gütersloh 1924, pp. 108-14; F.-M. Abel, Géographie de la Palestine, II, Parigi 1938, p. 412 sg.; Cl. Kopp, Das Kana des Evangeliums (Palästina-Hefte des Deutschen Vereins vom Hl. Lande, 28), Colonia 1940.

Urbano Holzmeister

LE NOZZE DI C

Le più antiche rappresentazioni di questo miracolo del Signore non sono anteriori al sec. III; la narrazione aveva fatto impressione anche sui pagani, come lo mostra la Passio di Teodoro e Didimo (P. Franchi de Cavalieri, Intorno alla Passio di Teodora e di Didimo, in Note agiografiche, 8 [Studi e Testi, 65], Città del Vaticano 1935). Il Wilpert ha pubblicato le rappresentazioni del miracolo rinvenute nelle catacombe romane; la più antica di esse nel cimitero Ad duas lauros offre nello sfondo la scena del banchetto mentre in primo piano a destra il Signore tocca con la verga taumaturga una delle sei idrie (Wilpert, Pitture, tav. 57; altri esempi nelle tavv. 166, 1 e 186, 1 e in Nuovo Bull. d'arch. crist., 20 [1920], p. 83).

Nell'ipogeo scoperto nel 1858 in Alessandria d'Egitto la rappresentazione del miracolo di C. (sec. v-vi) è molto danneggiata; ma il Wilpert riuscì a riconoscere il carattere liturgico-eucaristico di questa scena in nesso con le altre (Eucharistische Malereien der Katahomben Karmonz in Alessandria, in Ehrengabe Deutscher Wissenschaft dargeboten von Katholischen Gelehrten, Friburgo 1920, pp. 273-82). Un altro esempio è offerto dalla pittura nella chiesa sotterranea di Deir Abu Hennys in Antinoe. Nei sarcofagi la scena è più frequente: Cristo tocca con la verga taumaturga una delle idrie poste ai suoi piedi; spesso la scena è unita con quella della moltiplicazione dei pani (Wilpert, Sarcofagi, tavv. 8, 3; 17, 2; 127, 2; 218, 1; 227, 2). In uno dei sarcofagi di S. Vittore a Marsiglia la scena del miracolo è insieme con quella dei portatori di Canaan. Si ritrova poi il miracolo di C. nei musaici nella volta del battistero di Napoli, e nel ciclo della basilica di S. Apollinare Nuovo a Ravenna.

CANA - Le Nozze di C. Affresco di Giotto. Padova, cappella degli Scrovegni.
CANA - Le Nozze di C. Affresco di Giotto. Padova, cappella degli Scrovegni.(fot. Alinari)

Anche in uno dei pannelli della porta di S. Sabina era scolpito il miracolo delle nozze di C. Nei vetri dorati le idrie del miracolo di C. hanno la particolarità di essere munite di coperchio (R. Garrucci, Vetri ornati di figure in oro, Roma 1864, tavv. VII, nn. 1 e 2; VIII, 1). Negli avori appare a Ravenna, in un dittico di Milano, in uno di Palermo, in una rilegatura di Oxford ecc.

Asterio di Amasea nel sec. v ricorda che alcuni cristiani usavano vesti molto ricche sulle quali facevano figurare Collecta ex historia evangelica argumenta come, ad es., nuptias Galileae et hydrias (PG 40, 166-67).

Negli scavi di Elatea C. Diehl ritrovò presso il tema della Chiesa della Panaghia, ricostruita nel sec. XIII, una grossa pietra nella quale era scritto in greco: «questa è la pietra che viene da C. di Galilea dove N. S. Gesù Cristo mutò l'acqua in vino» (Bull. de corresp. hellénique, 9 [1885], p. 33).

Antonino di Piacenza racconta nel suo itinerario di essersi recato a C. ubi Dominus fuit ad nuptias, di essersi seduto in quello stesso luogo e di avervi scritto i nomi dei suoi genitori (H. Grisar, La pietra di C. e l'itinerario del cosiddetto Antonino di Piacenza, in La Civ. Catt., serie 18ª, XI [1903, III], pp. 600-609).

Bibliografia
BIBL.: H. Leclercq, s. v. in DACL, II, 2, coll. 1802-19, Enrico Josi

Informazioni sulla voce

Di Urbano Holzmeister, Enrico Josi

Fonte Urbano Holzmeister: firma a stampa; Enrico Josi: letta dalla scansione

Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), coll. 478–480.

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Holzmeister, Urbano, and Enrico Josi. “Cana.” In Enciclopedia Cattolica, vol. III, coll. 478–480. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949. https://azioneromana.com/it/article/cana.

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Holzmeister, Urbano, and Enrico Josi. “Cana.” Enciclopedia Cattolica, vol. III, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949, coll. 478–480. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/cana.

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