CANDELABRO A SETTE BRACCI

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CANDELABRO A SETTE BRACCI. - C. di oro purissimo, di un solo pezzo, collocato al lato meridionale (Ex. 26, 35) del santuario (Volg.: Sancta) del tabernacolo mosaico e poi del tempio di Gerusalemme, di fronte alla mensa dei pani di proposizione.
La sua altezza, giusta la Mišnāh (Mēnābāth, III, 7; IV, 8; IX, 3) era di 3 cubiti, cioè ca. m. 1,35. Per esso e per i suoi arredi fu impiegato un talento d'oro puro (Ex. 25, 39), cioè kg. 49, II. Un piede reggeva lo stelo principale, dal quale partivano lateralmente tre ramificazioni, tutte terminanti allo stesso livello, cioè all'altezza della estremità dello stelo centrale, che formava il sentimo braccio. Portava quattro calici ornamentali in forma di fior di mandorla, specie di bulbi, da cui emergeva il fiore nei punti in cui partivano i bracci laterali; i quali a loro volta portavano tre di questi calici ornamentali. Sui sette bracci erano collocate sette lampade (Ex. 25, 31-39; 37, 17-24), che secondo Zach. 4, 2.10 significano a sette occhi del Signore che scorrono sopra la terra -
Le sette lampade erano accese durante la notte (Ex. 27, 21; Lev. 24, 3); se e quante lampade fossero accese anche durante il giorno, dai testi biblici con certezza non si può dedurre; la tradizione è incerta: giusta gli uni erano accese le lampade soltanto la notte, giusta gli altri durante il giorno era accesa una o tre lampade. Anche il simbolismo del c. vien esposto diversamente. Secondo Flavio Giuseppe (Aniiq. Iud., III, 6, 7; Bell. Iud., V, 5, 5), e Filone (Pita Moysis, II, 103), le sette lampade erano un simbolo dei sette pianeti; nella letteratura rabbinica però prevale la sentenza che erano un simbolo della presenza di Dio in mezzo al suo popolo.
Il c. fatto fare da Mosè stava prima nel tabernacolo, poi nel tempio di Salomone; questi gli pose accanto 10 altri c. d'oro, cinque in ognun lato del santuario (I Reg. 7, 49; II Por. 4, 7.02). Il c. mosaico, prima della distruzione del tempio di Salomone nel 587, sarebbe stato nascosto (Strack-Billerbeck, III, pp. 181, 718). Il c. del tempio di Zorobabele fu asportato da Antisco IV (I Mach. 1, 21), e allora Giuda il Maccabeo ne fece fare uno nuovo

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Candelabro a sette bracci - Rilievo del trionfo imperiale nell'interno dell'arco di Tito a Roma. Particolare: i legionari recano a spalla il C. a sette bracci asportato dal tempio di Gerusalemme.

(I Mach. 4, 49 sgg.). Secondo Flavio Giuseppe (Antiq. Jud., III, 6, 7), questo c., che fu anche nel tempio di Erode, aveva più ornamenti che quello di Mosè, ciò che conviene con la rappresentazione di esso sull'arco di Tito. Il c. trasportato da Tito a Roma, fu poi conservato nel tempio della Pace, costruito dallo stesso Tito. Poi sembra che sia stato rapito insieme con la mensa dei pani di proposizione dai Vandali (a. 455) e trasportato in Africa, poi da Belisario (a. 534) a Costantinopoli.

BibL.: F. Kortleitner. Archavologia biblica, Innsbruck 1916, pp. 69-68, 86, 111 sg., 119, 128 sg.; J. Haase, Der siebenarmige Leuchter des Alten Bundes, Monaco 1922; H. L. Strack-P. Billerbeck, Kommentar zum Neuen Testament aus Talmud und Midrasch, III, Monaco 1926, pp. 705-18; E. Kalt, Biblisches Reollexikon, II, Paderborn 1930, p. 45 sg. Arduino Kleinhans