PAGANESIMO. - Da pagus, villaggio, ossia aggruppamento di fattorie, la cui associazione costituisce un vicus. Paganalia (v.) erano le feste agricole che si svolgevano nei pagi, paganus il contadino o rustico abitante del pago.
Nell'accezione attuale p. designa non un preciso sistema religioso ma l'insieme delle correnti politeistiche e delle pratiche animistiche dell'antichità, in antitesi al cristianesimo. In Roma paganus, abitante del piano, si contrappone a montanus, abitante dei colli; ed ha anche il senso di civile, borghese, in contrapposto a miles (Svetonio, Oct., 27; Tacito, Hist., I, 53; Giovenale, XVI, 33; Tertulliano, De corona, 11). Dopo la vittoria del cristianesimo, p. è venuto a significare l'insieme delle credenze e delle pratiche dell'antica religione ormai vinta e rimasta a so-
pravvivere nei piccoli centri rurali: «Deorum falsorum multorumque cultores paganos vocamus» (Agostino, Retr., II, 43; cf. Cod. Teodosiano, XVI, 10; Isidoro, VIII, 10). A questo significato, che si riferisce soprattutto alle pratiche cultuali, bisogna aggiungere quello relativo alla credenza nella virtù degli elementi (στονάς): «Paganos elementis esse subiectos, nulli dubium est. Solent pagani ad elementa confugere dicentes haec se colere, quibus gubernaculis regitur vita humana» (Pseudo Agost., Quaest., 27: PL 35, 2275).

Nell'uso liturgico latino p. equivale a non cristiano; nella preghiera litanica del Venerdì Santo la Chiesa invita a pregare per i pagani affinché, abbandonato il culto idolatrico, si rivolgano a quello del vero Dio. Nell'accezione attuale il vocabolo si riferisce specialmente ai cosiddetti popoli di natura. Nella terminologia ebraica i non israeliti sono detti etnici, gentili (τὰ ἔθνε), in quanto non appartengono al popolo eletto ma a genti straniere; nella Chiesa bizantina greca i pagani sono chiamati Elleni, intendendo per ellenismo l'insieme delle credenze e delle pratiche non cristiane.