PARSISMO

PARSISMO. — È il nome che si dà a quel ristretto gruppo di Persiani seguaci di Zarathustra (v. dei) i quali, non volendo rinunziare alla propria religione, fuggirono dinanzi all'invasione araba che occupò la Persia (650) e si diressero verso l'India occupando prima le isole di Ormus e Din (Golfo Persico), passando poi nel territorio di Sanjan loro concesso e infine fissandosi a Bombay, divenuta la loro capitale di adozione; la città era stata ceduta nel 1668 dal Portogallo all'Inghilterra che divenne in tal guisa l'efficace protettrice dei Parsi.

Durante i lunghi secoli dal VII al XVIII i Parsi si mantennero sempre fedeli alle loro tradizioni religiose, solo parzialmente modificandole al contatto sia degli Inglesi

sia degli Indù. Le quali consistono: 1) nella venerazione (non adorazione) del fuoco considerato come la più splendente manifestazione della potenza di Dio (Ahura Mazda) e mantenuto sempre vivo nell'apposito tempio dal sacerdote (dastur, zoth) in funzione di custode del fuoco (raspi) mediante l'accensione, cinque volte al giorno, di sei pezzi di legno di sandalo sovrapposti due a due; 2) nella professione di un radicale dualismo con aborimento del principio del Male (Ahriman) che alla fine del mondo sarà distrutto da un fiume di fuoco incandescente che purificherà e rinvigorirà il mondo (frashokreti); 3) nel rispetto dei tre elementi buoni della creazione: fuoco, acqua e terra, che impone loro quella speciale forma di trattamento del cadavere, che non deve essere né seppellito per non inquinare la terra, né cremato per non inquinare il fuoco, ma esposto in pasto agli avvoltoi in appositi edifizi circolari detti « torri del silenzio » (dakhma); sono queste le caratteristiche religiose principali dei Parsi. I quali, in numero di 100.000, godono di una posizione economica invidiabile data la loro capacità commerciale non imputata dalle pastoie del regime indù e di un alta posizione culturale per le somme che liberamente spendono per aumentare le cultura e il benessere del popolo.

I Parsi indossano una veste di mussolo bianco (sudra) stretta al corpo dal sacro cordone (kusti); le donne, oltre alla veste interna di mussolo, indossano per uscire il sair, lungo drappo di seta bordata da un nastro. Esse godono di una posizione più onorevole di quella delle donne musulmane o indù.

BIBL.: E. Planchut, Les descendants des Mages à Bombay, in Revue des deux mondes, 80 (1887), pp. 429-52; D. Menant, Les rites funéraires des Zoroastriens de l'Inde, in Conférences faites au Musée Guimet, Parigi 1910; M. N. Dhalla, Hist. of Zoroastrianism, Nuova York 1938.