OZANAM, ANTOINE-FRÉDÉRIC - Storic ed apoligeta, n. a Milano il 23 apr. 1813 da Giovanni Antonietta, medico, e Maria Nantas di Lione, m. a Marsiglia l'8 sett. 1853.
I. VITA
Ritornata la famiglia in Francia nel 1816, l'O. compì la sua educazione nel Collegio reale di Lione e vi conseguiti il baccalaureato in lettere. Un breve periodo di dubbio generò in lui a 18 anni il proposito di cercare la « dimostrazione della verità della religione cattolica per mezzo dell'antichità delle credenze storiche, religiose e morali », argomento che rimase, si può dire, stimolo e proposito dei suoi studi. Dopo alcuni mesi di pratica legale presso un avvocato di Lione, per volere del padre, si portò a Parigi nel nov. 1831 per gli studi giuridici e fu ospite del celebre scienziato Ampère. Ottenne il dottorato il 30 apr. 1836 e nel dic. 1839 gli fu affidato l'insegnamento del diritto commerciale a Lione. Non lasciava però gli studi prediletti per i quali a una sicura conoscenza delle lingue classiche aggiunse quella dell'ebraico e del sanscrito; conosceva il tedesco, l'inglese, lo spagnolo, ma dopo lo studio del francese fu quello dell'italiano che in modo particolare lo attraese, e quando nel genn. 1839 prese il dottorato in lettere la sua tesi trattava della filosofia di Dante.Sulla fine del 1840, per consiglio del Cousin, partecipò al concorso per la Sorbona e, nominato supplente di Claudio Fauriel per le letterature straniere, iniziò l'insegnamento universitario sui caratteri generali della letteratura tedesca nel medioevo; e alla morte del Fauriel, in seguito a presentazione del consiglio accademico, il 21 nov. 1844 fu nominato professore ordinario. Nel frattempo egli aveva anche insegnato retorica nel Collegio Stanislas e nel giugno 1841 aveva sposato a Lione Amalia Soulacroix dalla quale ebbe una bambina.
Fino dai suoi anni di studente l'O. prese parte all'attività spirituale e scientifica che ferveva a Parigi. Oltre a Chateaubriand ed a Lamartine, con i quali ebbe occasionali contatti, ed al Fauriel, l'O. si trovò nella corrente del migliore Lamentais e del conte di Montalembert ed ebbe particolare amicizia con l'abate poi P. Lacordaire; tra i convinti assertori della libertà della scuola e dell'autorità della Chiesa di fronte al potere civile e per rialzare il prestigio della religione di fronte allo spirito pubblico, fu tra i più convinti sollecitatori presso l'arcivescovo di Parigi dell'Opera delle conferenze a Notre-Dame che ebbero principio nel 1835 col Lacordaire. Convinto credente e professante non smentì mai uno spirito di tolleranza, sia nel tratto che negli scritti, che lo fece incorrere perfino, presso i più accesi, nell'accusa di eterodossia; disapprovò perciò la politica stretta e violenta di alcuni giornali cattolici. Nel 1848 prese parte via alle agitazioni del tempo, schierandosi in favore delle pubbliche libertà, convinto della possibilità d'una democrazia cristiana, quale termine del progresso politico, convinto che Dio vi conduceva il mondo. Così egli che aveva collaborato al Correspondent fu attivo nell'Ere nouvelle, preoccupato che la demagogia non avesse a prendere il sopravvento.
Il 1° O. - La salute delicate e la malattie che lo afflussero non distolsero l'O. dallo studio e dall'insegnamento, che egli riteneva la sua missione. Esordì nella sua attività di pubblicista sino dal 1831 con le Réflexions sur la doctrine de Saint-Simon per controbattere la propaganda dei sansminiani; scrisse poi occasionalmente sui beni della Chiesa, sul buddhismo, sulle origini del socialismo e lasciò note di diritto commerciale. Ma il campo specifico entro il quale si svolse soprattutto l'attività scientifica dell'O. fu il medioevo. Temperando lo spirito romantico proprio del suo tempo con un costante e minuto lavoro sulle fonti, oppose al facile volterianismo, che infestava l'ambiente scientifico, un'indagine acuta nella quale l'ardore apologetico che l'accompagnava illuminava e riscaldava la verità senza tradirla. Con un primo gruppo di scritti l'O. illustrò il trapasso dall'età romana a quella barbarica con La civilisation au cinquième siècle (21 lezioni alla Sorbona pubblicate postume dall'Ampère); La civilisation chrétienne chez les Francs; Les Germains avant le christianisme. Un secondo gruppo di scritti è dedicato al Duecento italiano; Les poètes franciscains en Italie au XIIe siècle; Des sources poétiques de la Divine Comédie; Dante et la philosophie catholique au XIIIe siècle. Di minor mole: Un pèlerinage au pays du Cid; Les deux chanceliers d'Angleterre (un parallelo fra s. Tommaso

Ozanam, Antoine-Frédéric - Lettera di O. al ministro della Pubblica Istruzione che gli aveva concesso una proroga per il suo soggiorno in Italia, dovuto ad una missione letteraria - Parigi, Archivio nazionale, F. ${ }^{12} 21423$, p. 4.
Becket e Bacone di Verulamio).
L'O. viaggiò molto e con particolare passione visitò l'Italia; nel 1853 fu aggregato all'Accademia della Crusca con Cesare Balbo, in grazia specialmente dei suoi studi danteschi e di quelli sul francescaneismo, dei quali fu un iniziato.
III. Le conferenze
Nel 1833 l'O. si iscrisse a quelle conferenze di storia e filosofia che il Bailly aveva fondato l'anno prima come convegno di studi e discussioni. Da quelle conferenze
ferenze, nel maggio 1833, ebbero inizio le Conferenze di S. Vincenzo de' Paoli per opera dell'O. e di altri sette compagni, come strumento efficace di propaganda cristiana, nell'occa
, nel maggio 1833, ebbero inizio le conferenze di S. Vincenzo de' Paoli per opera dell'O. e di altri sette compagni, come strumento efficace di propaganda cristiana, nell'occasione di una agitata discussione con giovani increduli, i quali ammettono che per il passato la fede cristiana s'era acquistata larghe benemerenze nell'attività caritativa, al presente tutto era morto, perché quelli che si professavano cristiani nulla facevano che dimostrasse una fede operante. Gli otto compagni con la loro Conferenza di carità si professero di visitare i poveri nella loro abitazione, e nelle loro sedute, dopo la preghiera e la lettura spirituale, rendevano conto delle visite, assegnavano i buoni da distribuire per terminare con una modesta questura. Era il modo migliore per creare un contatto con le classi più misere e provvedere ai loro bisogni immediati. Infatti ognuno dei membri aveva la sua famiglia povera da visitare e da soccorrere. Sul finire del 1834 i membri erano un centinaio e questa prima unica Conferenza dovette suddiviscersi; altre se ne formarono in tutta la Francia e ve'crano 415 nel 1851; altre intanto se ne erano fondate in Europa e sino in America e sempre per iniziativa laica col motto costantemente osservato dagli ascritti «non farsi vedere, ma lasciarsi vedere». L'O. ne fu instancabile propagatore dovunque si trovasse nei suoi viaggi sino alla vigilia della morte e come vicepresidente fece parte del consiglio centrale istituito per coordinare l'attività e mantenere lo spirito. Le Conferenze sono tuttora attivissime alla testa delle opere di assistenza e a fianco delle iniziative sociali, che l'O. avrebbe auspicato.
Le opere dell'O. furono raccolte in otto volumi a Parigi nel 1856, preceduti da una biografia del La cordaire; un altro volume uscì nel 1862 e contiene la traduzione del Purgatorio di Dante col Commentaire général des huit derniers chants; seguirono due volumi di lettere nel 1869, ripetutamente stampati. Si ebbero traduzioni in italiano: Dante e la filosofia cattolica, di P. Usibinelli (Napoli 1842) ed una trad. precedente del 1841; I poeti francescani di P. Fanfani (Prato 1854); La civiltà nel Vesc. di A. Fabre (Torino 1891) e di A. Coazzini (IV 1933); quasi tutte le opere furono tradotte da A. Carraris (Firenze fra il 1857 ed il 1874); Lettere scelte (Treviglio 1920).