STAZIONE LITURGICA

STAZIONE LITURGICA. - S. Quaesimale di S. Ciriaco: la processione nella chiesa di S. Maria in Via Lata, che sostituisce l'antica chiesa di S. Ciriaco, distrutta - Roma.

STAZIONE LITURGICA. - Chiesa in cui si celebrano, in determinate circostanze, le funzioni liturgiche.

I. NOZIONI GENERALI

Originariamente statio significata l'atto di fermarsi, il luogo in cui ci si ferma, e finalmente le persone che si fermano nel punto indicato. In queste tre accezioni fondamentali, la parola ebbe i più svariati significati: soggiorno, posta di cavalli, quartiere, drappello di guardia militare, rada o porto nella lingua marinara. Si ha, ad es., la «statio aquarum», annonae, municipiorum», ecc. come sede di magistrati particolari o di uffici. La stessa parola entrò naturalmente anche nell'uso cristiano, con accezioni derivate proprie, ma sempre collegate al senso primitivo. Così, ad es., la parola statio fu adoperata, come nel linguaggio militare, nel senso di sentinella avanzata, attenta, tesa all'azione, per significare lo stato del cristiano in tempo di digiuno, cioè tutto proprio. La stessa parola fu riproposta da S. Ambrogio al suo popolo all'inizio della Quaresima in cui paragona l'iter quadraginta diurnum con la vita militare e la «devotio ieiuniorum» con la «castra», onde egli deriva la parola «stationes», perché «stantes et commorantes in eis, in microrum insidias repellamus. Castra enim sunt ieiunia christianis» (Sermo 21: PL 17, 644). In questo senso sta anche l'accezione della parola stazione nel significato specifico di digiuno «stazione», vale a dire di mezza giornata, nelle ferie liturgiche del mercoledì e del venerdì, usanza che presto andò in disuso (cf. il Pastore di Erma, Similit., V, 1, ed. F. X. Funk, I, 528, e la Didaché, VIII, ed. F. X. Funk-K. Bihlmeyer, Tubinga 1924, p. 5).

II. LA S. L. IN PARTICOLARE. - Era quindi cosa naturale che la parola s. fosse presa per indicare la casa, e in seguito la chiesa in cui sarebbero stati celebrati i divini Misteri, e in seguito per estensione la stessa celebrazione liturgica e l'adunanza dei fedeli. Questo uso è assai antico, e si trova in Tertulliano, De ieiunio (ed. Oehler), cap. 1 (p. 852); cap. 2 (p. 853); cap. 10 (p. 864); e nell'Ad

uxorem (ed. Oehler), II, cap. 4 (p. 688), e in altri luoghi; poi in Cassiano, in De institutis coenobiorum, lib. I, cap. 5 (PL 49, 236-43) e in Isidoro, Etymologiae, lib. VI, cap. 19 (PL 82, 258).

III. LE S. L. FUORI DI ROMA. - In molte sedi vescovili antiche, munite di numerose chiese, i vescovi usarono celebrare, in certi giorni festivi o per altri motivi liturgici, ora in una, ora in un'altra: queste riunioni liturgiche, e le relative chiese furono chiamate stationes. Le notizie intorno a queste s. l. fuori di Roma sono alquanto frammentarie; permettono tuttavia di conoscere che quest'uso, e il relativo termine tecnico era noto, ad es., già dal sec. IV in Antiochia, in Gerusalemme (cf. la Peregrinatio di Eteria), in Egitto ad Oxirino (papiro del 535); in Occidente a Milano, Cartagine, Ravenna, Vercelli, nelle Gallie e in Germania, a Parigi, Strasburgo, Magonza, Colonia. Le s. l. in uso a Tours sono elencate nel cosiddetto Calendario del vescovo Perpetuo (ca. il 460), conservato da Gregorio di Tours (Hist. Francorum, X, 31: PL 71, 556): il 3 can. del Concilio di Orléans (541) prescriveva di celebrare le feste maggiori e la Pasqua con il vescovo (Mansi, IX, 114). Il vescovo Crodeganago di Metz (766) stabilì nella sua sede tutto un sistema di s. l., improntato all'uso romano.

IV. LO SVILUPPO PARTICOLARE DELLE S. L. A ROMA. - Il luogo ove le s. l. ebbero uno sviluppo tutto particolare ed assunsero un'importanza generale nella vita e prassi liturgica, è Roma. Le solenni celebrazioni pontificali alle quali, soprattutto dopo la pace costantiniana, si dette con il rapido sviluppo dell'anno liturgico, una straordinaria solennità anche esterna, non erano legate alla chiesa annessa alla residenza papale (Laterano), ma ebbero luogo anche in altre grandi basiliche urbane e cimiteriali, e nei titoli cittadini. Già nell'epistolario scambiato fra papa Cornelio e Cipriano di Cartagine (metà del sec. 111), occorre il termine s. nel senso di s. l. come cosa ordinaria (Cipriano, Ep. 43, ad Cornelium; Ep. 48, Cornelii ad Cyprianum; ed. G. Hartel, II, 597, 612). I presbiteri luciferiani Fausto e Marcellino, nel loro Libellus precum contro Damaso, presentato nel 384 a Teodosio il Grande, parlano della s. tenuta da Ursino, antipapa (PL 13, 81, 83). Il Lib. Pont. (I, pp. 244, 246) riferisce che papa Ilaro (461-68) donò un grandioso servizio liturgico, comprendente i vasi sacri necessari per le s. l. alla Chiesa romana; ma un sistema regolare di s. l. dove esistere certamente già molto tempo prima. Anche più tardi il Lib. Pont. e altre fonti riferiscono di doni papali per la celebrazioni stazionali. Gli Ordines trattano invece del modo di celebrare (cf., ad es., G. Löw, Il Codice A 14 della Biblio. Vallicelli. [del sec. IX] e il suo contributo alla liturgia romana, in Misc. L. C. Molberg, II, Roma 1949, pp. 246-48).

Gregorio Magno riordinò anche le s. romane, non solo nei testi e cantici liturgici, ma, come pare, anche con ritocchi all'ordine delle chiese stazionali. Ad ogni modo egli fece del tutto per mantenere vive ed operanti le s. l. come grande mezzo di liturgia pastorale. Giovanni Diacono riferisce nella sua Vita (II, 18, 19: PL 75, 94) non solo sull'accennato riordinamento, ma soprattutto sul fervore del Pontefice nella predicazione e sull'entusiasmo religioso del popolo, che accorreva anche da lontano per prendere parte alla s. l. Il sistema stazionale stabilito da Gregorio M. fu completato da Gregorio II (m. nel 731) con l'aggiunta delle s. del giovedì della Quaresima, rimasto per antica tradizione libero dal pesante servizio stazionale (Lib. Pont., I, p. 402), sicché con il sec. VIII tutti i giorni della Quaresima ebbero lo stesso servizio. Dagli Ordines Romani si sa che le s. l. romane continuarono ad aver luogo con immutato splendore e decoro sino all'epoca di Avignone. Dopo decadere e al ritorno del Papa a Roma la s. l. non fu più considerata come funzione pontificale. Continuò però, in forme minori e più modeste, come si rileva dagli Ordines Romani posteriori e da altre fonti. Molto interessante al riguardo è, ad es., la descrizione della Quaresima con le sue s., lasciata dal sacerdote (parroco e predicatore della corte di Monaco in Baviera) Giacomo Rabus, durante l'Anno Santo 1575 (ed. K. Schottenloher, Monaco 1925).

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(lat. Giordani)
Stazione liturgica - S. quaresimale di S. Ciriaco : la processione nella chiesa di S. Maria in Via Lata, che sostituisce l'antica chiesa di S. Ciriaco, distrutta - Roma.

V. LE CHIESE STAZIONALI ROMANE

1. Quaresima

Il sistema più completo di s. l. si ha nella Quaresima, però anche qui il completamento avvenne in tempi successivi. Le prime ad avere s. furono le ferie II, IV, VI e il sabato; seguirono poi le ferie III, V e le domeniche aliturgiche a causa di una celebrazione vigiliare.

a) Le grandi Basiliche come s. l. quaresimali. — S. GIOVANNI IN LATERANO, cattedrale del Papa: domenica 1ª di Quaresima (cioè l'inizio primitivo del grande digiuno); Domenica delle Palme (cioè l'inizio della Settimana Santa); Giovedì Santo, e veglia pasquale fra Sabato Santo sera e il Mattutino della domenica di Pasqua, ossia i giorni dei massimi Sacramenti. S. PIETRO IN VATICANO: Domenica di Passione (ossia l'inizio del tempo di digiuno più primitivo: ma la s. è relativamente recente, poiché precedeva una celebrazione vigiliare che si chiudeva in domenica). S. PAOLO FUORI LE MURA: Mercoledì (IV sett. di Quaresima), il giorno del grande scrutinio per i catecumeni. S. MARIA MAGGIORE: Mercoledì della Settimana Santa, che in origine ebbe un grande servizio liturgico simile a quello del Venerdì Santo (oltreché nelle Tempore, V. appresso). S. CROCE IN GERUSALEMME: Domenica IV e Venerdì Santo. S. LORENZO AL VERANO: Domenica III.
b) Le ferie liturgiche quaresimali più antiche. — Si indica, fra parentesi rotonde, la «colletta», ossia la chiesa nella quale si raccoglieva il popolo per andare poi processionalmente alla chiesa stazionale, in genere vicina. Le ferie II: I settimana di Quaresima: (SS. Cosma e Damiano), S. Pietro in Vincoli (era il secondo giorno della primitiva Quaresima, quindi presentazione della comunità romana al Principe degli Apostoli); II sett.: (S. Cosma e Damiano), S. Clemente; III sett.: (S. Adriano), S. Marco; IV sett.: (S. Stefano al Celio), SS. Quattro Coronati; sett. della Passione: (S. Giorgio in Velabro), S. Crisogono (due chiese di martiri creduti soldati); Settimana Santa: (S. Balbina), SS. Nereo ed Achilleo, S. Prassede (fino al sec. x si ebbero più volte cambiamenti fra le due chiese stazionali indicate). Le ferie III: I sett.: (S. Nicola in Carcere), S. Anastasia (da notare che S. Nicola esiste soltanto fin dal sec. IX); a S. Anastasia, come chiesa quasi palatina, fu la seconda s. dopo la prima domenica; II sett.: S. Balbina; III sett.: (S. Sergio), S. Pudenziana (attualmente con pari diritto anche S. Agata dei Goti); IV sett.: (S. Maria de donna Rosa), S. Lorenzo in Damaso; sett. di Passione: S. Ciriaco (distrutto nel sec. xv; la s. è trasferita a S. Maria in Via Lata); Sett. Santa: (S. Maria in Porticu), S. Prisca. Le ferie IV: I sett.: Tempora, V. sotto; II sett.: (S. Giorgio in Velabro), S. Cecilia; III sett.: (S. Balbina), S. Sisto vecchio; IV sett.: S. Paolo (v. SORA); sett. di Passione: (S. Marco), S. Marcello; Sett. Santa: (S. Pietro in Vinc.) S. Maria Maggiore (v. SORA). Le ferie VI: I sett.: Tempora, V. sotto; II sett.: (S. Agata dei Goti), S. Vitale; III sett.: (S. Maria ad martyres, cioè il Pantheon, consacrato al culto nel 613), S. Lorenzo in Lucina; IV sett.: (S. Vito), S. Eusebio; sett. di Passione: (S. Giovanni e Paolo), S. Stefano sul Celio. c) I sabati: I sett., Tempora, V. sotto; II sett.: (S. Clemente), SS. Marcellino e Pietro; III sett.: (S. Vitale), S. Susanna; IV sett.: sabato detto «Sitientes», di particolare importanza nel sistema della preparazione dei catecumeni, S. Lorenzo in Lucina, sostituita più tardi da S. Nicola in Carcere, chiesa nota soltanto dal sec. IX.

2. Stazioni aggiunte con le loro chiese

a) Sotto Gregorio Magno: questo Papa avendo avanzato l'inizio della Quaresima al mercoledì precedente la prima domenica di Quaresima, cioè alle «Ceneri», per portare i giorni di digiuno effettivo al numero di 40, istituito le due s. l.: «Ceneri»: (S. Anastasia), S. Sabina; venerdì dopo le Ceneri (S. Lucia in Septizonio), SS. Giovanni e

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(1M. Giordani)
Stazione liturgica - S. quaresimale nella basilica di S. Marco: esposizione delle Reliquie - Roma.

Paolo. b) sotto Gregorio II (m. nel 731): le ferie V della Quaresima: dopo le Ceneri: (S. Nicola in Carcere del sec. IX), S. Giorgio in Velabro; I sett.: (S. Agata dei Goti), S. Lorenzo in Panisperna; II sett.: (S. Crisogono), S. Maria in Trastevere; III sett.: (S. Marco), SS. Cosma e Damiano; IV sett.: (S. Quirico e Giulitta), SS. Silvestro e Martino; sett. di Passione: (S. Maria in Via Lata), S. Apollinare. c) in tempo imprecisato (probabilmente durante i sec. IX-X) alcuni giorni aliturgici ebbero la loro s. l.: Domenica II, aliturgica perché preceduta dalle Ordinazioni delle Tempore a S. Pietro con vigilia: S. Maria in Domnica, sede dell'arcidiacono romano. Sabato dopo le Ceneri: S. Trifone, ora distrutta, sostituita dalla vicina chiesa di S. Agostino. Sabato di Passione: S. Giovanni ante Portam Latinam. d) Le s. della «Pre-Quaresima», di origine posteriore a quelle primitive quaresimali, ma anteriori a Gregorio Magno. Domenica Settuag.: S. Lorenzo fuori le mura; Sessagessima: S. Paolo fuori le mura; Quinquagesima: S. Pietro in Vaticano: i tre grandi patroni dell'Urbe.

3. Tempo pasquale

L'ottava di Pasqua, con s. fra le più antiche, essendo uso di visitare, con i neofiti, le chiese più rinomate della città, per celebrare le s. pasquali solenni. Domenica di Pasqua: S. Maria Maggiore (di istituzione posteriore, dato che in origine la Veglia pasquale si chiudeva al mattino della stessa domenica, a S. Giovanni in Laterano); lunedì: S. Pietro in Vaticano; martedì: S. Paolo fuori le mura; mercoledì: S. Lorenzo fuori le mura: visita dunque alle chiese principali dei tre grandi patroni dell'Urbe. Giovedì: SS. Apostoli; venerdì: S. Maria ad Martyres; sabato in albis: S. Giovanni in Laterano, la vera «ottava» del Battesimo; Domenica «in albis»: S. Pancrazio, il giovane martire modello dei neofiti: quest'ultima s. quindi è una aggiunta, però abbastanza antica. Le domeniche dopo Pasqua, pur avendo formulati di Messe molto antiche non ebbero però s. l.; solo per la domenica II dopo Pasqua si trova un'isolata notizia che indica la s. ai SS. Cosma e Damiano, ma deve trattarsi di una usanza tarda e di breve durata. Ascensione: S. Pietro in Vaticano, s. l. almeno sin dai sec. VII-VIII.

4. Pentecoste e ottava

Da notare subito che le Tempore estive sono state fissate nella stessa ottava di Pentecoste solo fra i sec. VII-VIII. Sabato ossia vigilia di Pentecoste: celebrazione battesimale come alla Veglia pasquale, quindi s. al Laterano. Domenica: forse senza s., come in origine la domenica di Pasqua, poi S. Pietro in Vaticano; lunedì: S. Pietro in Vincoli, martedì: S. Anastasia; mercoledì: S. Maria Maggiore; giovedì: XII Apostoli, s. primitiva, ma abbandonata presto; il giovedì rimase senza s. l. fino al sec. X; poi vi fu destinata S. Lorenzo fuori le mura; venerdì: SS. Giovanni e

STAZIONE LITURGICA - S. quaresimale nella chiesa di S. Marcelli: benedizione finale con le reliquie della S. Croce - Roma.

Paolo, dopo la fissazione delle Tempore sostituita dalla chiesa dei XII Apostoli; sabato: S. Stefano al Celio, sostituita poi, nelle Tempore, da S. Pietro in Vaticano.

5. Tempo natalizio

Le s. l. dell'Avvento sono di epoca più recente, cioè del sec. IX, eccettuato quello delle Tempore di dic.: le s. l. delle grandi feste natalizie sono in parte più antiche, in parte ancora più recenti.

a) Le domeniche di Avvento: I dom.: S. Maria Maggiore; II dom.: S. Croce in Gerusalemme; III dom.: S. Pietro in Vaticano: forse la prima s. creata nell'Avvento. Era una celebrazione vigiliare, tenuta fino al sec. XII con massimo splendore. IV Dom.: come termine delle Tempore, con la Veglia in origine senza s.; dal sec. IX appare una chiesa di S. Eugenia, da nessun'altra fonte nota (forse per S. Eufemia, monastero celebre nel medioevo); soltanto all'epoca di Avignone appare la chiesa dei XII Apostoli.

b) Le feste natalizie: la chiesa stazionale preferita per questo tempo è S. Maria Maggiore, la chiesa della «Mare di Dio» sin da Sisto III, e presso la quale, forse già da questo tempo, esisteva una rappresentazione del Presepe. c) Vigilia: è di istituzione più recente, dato che la vera Messa vigiliare era l'attuale prima Messa. Dal sec. VIII anche la vigilia (come giorno precedente) ha la s. l.: S. Maria Maggiore. Natale: I Messa, la vera Messa notturna: s. S. Maria Maggiore «ad Presepe», cioè nella cappella sotterranea del «Presepe». II Messa: S. Anastasia, dall'epoca bizantina, dato che la festa della Santa cadde la stesso 25 dic.; III Messa: S. Pietro in Vat. (questa era la primitiva s. l. per il Natale); pare che sotto Innocenzo II (1130-43) vi sia stata sostituita l'attuale s. a S. Maria Maggiore (essendo troppo pesante la trina celebrazione in tre chiese così distanti). 26 dic., festa di s. Stefano. S. Stefano al Celio, la s. l. si trova notata esplicitamente soltanto dal sec. XII. 28 dic., festa di s. Giovanni ap.: forse al Laterano; certo i messali dell'epoca avignonese portano questa indicazione; soltanto con i messali stampati appare la s. attuale: S. Maria Maggiore. 28 dic., festa degli Innocenti: S. Paolo fuori le mura; la s. è notata sin dal sec. VIII; forse sin da questa epoca, e certamente più tardi ivi si veneravano reliquie di questi santi.

d) Ottava del Natale (Circoncisione), s. primitiva al Pantheon, ossia a S. Maria ad Martyres, sostituita da S. Maria in Trastevere dall'epoca di Avignone. e) Epifania: S. Pietro in Vaticano; dom. II dopo Epifania: S. Giovanni e Paolo; dom. III dopo Epifania: S. Eusebio; ma queste s. compaiono soltanto e per breve tempo nel sec. VIII.

6. Le Tempore

Le Tempore, indipendentemente dalla loro posteriore sistemazione, parte nella Quaresima, parte nell'ottava di Pentecoste, parte nell'Avvento, ebbero sin dalla loro istituzione le loro particolari chiese stazionali, sempre di grandiosi dimensioni, per poter contenere tutta la folla dei fedeli; queste s. l. sono fisse e identiche in tutte le Tempore. Mercoledì: S. Maria Maggiore; venerdì: SS. XII Apostoli; sabato, per la celebrazione vigiliare notturna che si protraeva sino al mattino della domenica seguente: S. Pietro in Vaticano. Si capisce anche subito la ragione per cui fu scelta la Basilica Vaticana: la dignità e la potestà degli Ordini sacri doveva partire dalla tomba del Principe degli Apostoli.

7. Le litanie

La litania maggiore, di origine romana, legata alla data del 25 apr. (indipendentemente dalla festa di S. Marco, posteriore), con la sua grandiosa processione, aveva, in origine, una colletta e tre s.: colletta: S. Lorenzo in Lucina; I s.: S. Valentino fuori Porta Flaminia (basilica cimiteriale); II s.: S. Croce, oratorio oltrepassato il Ponte Milvio, verso il Vaticano; III s.: S. Pietro in Vaticano. Le litanie minori, introdotte dalle Gallie a Roma durante il sec. IX (Leone III, 795-816), furono celebrate nelle tre grandi basiliche maggiori: lunedì: S. Maria Maggiore; martedì: S. Giovanni in Lat.; mercoledì: S. Pietro in Vaticano.

8. Le grandi feste mariane

Le quattro grandi feste mariane, Purificazione (2 febbr.), Annunciazione (25 marzo), Assunzione (15 ag.), e Natività (8 sett.), furono celebrate a Roma con grande solennità, cioè con la colletta a S. Adriano sul Foro romano, e la processione alla s. l. in S. Maria Maggiore.

9. La prassi attuale

Con la caduta del potere temporale dei Papi (1870), la manifestazione religiosa pubblica dovette ridursi all'interno delle chiese. Anche la celebrazione delle s. l., con le sue processioni, sparsi dalla vita esterna di Roma. La ripresa fu lenta. Il merito d'averle rimesse in onore spetta al Collegium cultorum martyrum, e si può dire che negli ultimi decenni la celebrazione liturgica delle s. romane è in piena ripresa, naturalmente non più come servizio del Sommo Pontefice, ma come celebrazione liturgica pubblica che attrae sempre un grande numero di fedeli, romani e stranieri. Nelle chiese stazionali si espongono le reliquie, si scoppia le pavimento con foglie di lauro e si celebra al mattino la Messa solenne della s., mentre verso sera ha luogo, spesso con grande solennità, la processione col canto delle litanie dei santi e le preci prescritte, e si termina con la benedizione con una reliquia della s. Croce.

Sin dal medioevo alla pia pratica delle s. l. furono annesse anche indulgenze speciali rivedute da Pio VI (9 luglio 1777) ed ora stabilite nell'Enchiridion indulgentiarum (Roma 1952, n. 780). Come già nel primo medioevo si hanno casi di imitazioni delle s. l. romane: alcuni vescovi hanno organizzato recentemente nelle loro città residenziali una specie di s. l., con le visite a determinate chiese e servizio religioso simile a quello romano. - Vedi tav. LXXXIX.

BIBL.: O. Panvinio, De Urbis Romae stationibus, sive ad diversa templa processionibus, Lovanio 1570; P. Ugonio, Hist. delle s. di Roma, che si celebrano la quadrag. Roma 1588; J. Mabilon, In Ord. Rom. comment. praevisus, V. De collectis et station. deque litaniis Rom., introd. alla ed. degli Ord. Rom.: PL 78, 866-69; G. Morin, Le plus ancien Comte ou Lectio. de l'Egl. rom., in Rev. bénéd., 27 (1911), pp. 41-47 (con l'elenco più antico delle s. l. romane [sec. VII]); id., Liturg. et Basilici. de Rome au milieu du VIIe siècle, ibid., pp. 296-331; J. Bonsirven, Notre statio liturg. est-elle empruntée au culte juif?, in Rech. de sc. rel., 15 (1925), pp. 258-66; H. Grisar, Das Missale im Lichte d. röm. Stadtgesch. (Stationen, Perikopen, Bräuche), Friburgo in Br. 1925; J. P. Kirsch, Die Stationskirchen des Missale Rom., 1912; J. E. Eisenhofer, Handbuch der kath. Lit., I, 1913, p. 481; S. S. S. S. S. S. S. S. S. S. S. S. S. S. S. S.
BIBL.: O. Panvinio, De Urbis Rom