STAZIONI MISSIONARIE. - Nei territori di missione oltre alle parrocchie delle diocesi e le quasi-parrocchie delle quasi-diocesi si hanno anche le s. m., che formano i primi nuclei della futura organizzazione ecclesiastica. Generalmente i confini non sono ben determinati; i fedeli al principio sono pochissimi e molto spesso invece di una chiesa od oratorio disponendo solo di un luogo separato per le funzioni sacre.
In qualche missione sono chiamate con nomi diversi; ma in genere si distinguono le s. permanenti o principali, dove il missionario risiede stabilmente; e le secondarie, visitate in modo saltuario. Il CIC non ne parla (cf. can. 216), tanto più che le amplissime facoltà concesse ai missionari provvedevano alle varie esigenze della cura di anime nelle missioni. Secondo la prassi di Propaganda, espressa nell'istruzione del 25 luglio 1920 (Sylloge Prop. Fide, n. 141) le s. m. formano un'unica parrocchia il cui parroco è l'Ordinario, il quale è assistito dai missionari quali suoi vicari cooperatori missionari. L'istruzione dell'8 dic. 1929 dice che esse possono essere costituite solo dall'Ordinario (Sylloge Prop. Fide, p. 353), possibilmente per iscritto almeno per le s. principali.
Queste sono considerate da Propaganda «ad instar quasi-parrocchie» e con le dovute eccezioni ad esse, sebbene prive della personalità giuridica, possono essere applicati molti canoni circa le parrocchie, ad es., quelli per l'amministrazione dei beni, in modo che si prepari la loro trasformazione in vere parrocchie o quasi-parrocchie.