SEPOLCRO, SANTO

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SEPOLCRO, SANTO. - Il più venerato tra i Luoghi Santi (v.), meta di pellegrinaggio che non senza lotta i cristiani ottennero di poter visitare e soprattutto custodire.
SEPOLCRO, SANTO. - Il più venerato tra i Luoghi Santi (v.), meta di pellegrinaggio che non senza lotta i cristiani ottennero di poter visitare e soprattutto custodire.

Il sepolcro CALTVARIO (v.) e quindi situato fuori di città ma non lontano (Io. 19,20), in un orto (ibid. 19,42). Era nuovo, scavato nella roccia (Mt. 27,57) con una pietra rotonda per chiudere (ibid. 27,60-61), si che le pie donne, andando ad imbalsamare Gesù, si chiedevano come potessero «rivoltarla» (ibid. 28,2). Era proprietà di Giuseppe di Arimatea. I dati che il Vangelo porge richiamano alla mente una delle tante tombe, comuni a quel tempo, a camera con arcosolio e porta circolante. Essa era molto piccola e soltanto abbassandosi Gioannini poté vedere il lenzuolo (Io. 20,5) e Maddalena gli Angeli ai lati dell'arco solio (ibid. 20,12).

CALTVARIO (v.) e sul sepolcro furono trovate così conformi al luogo che subito dopo lo scavo del 326 si pensò di innalzare un monumento degno. Un po' di dubbi si ebbero con il sec. XVI quando, ritrovando il S. S. in città, alcuni pellegrini dubitarono della sua autenticità perché sembrava loro che non cor

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(per cortesia del Superiore della Casa degli Esercizi del S. Cuore - Roma)
Sepolcro, santo - Entrata principale della basilica del S. S. Gerusalemme.

seppolcro, santo - Sezione della cupola dell'Anastasi e visione assonometrica del Coro dei Canonici Latini.

rispondesse al Vangelo. Lo studio della città, per constatare l'evoluzione, ha preso un aspetto «scientifico» solo nel secolo scorso. Buone ragioni, in rapporto ai muri antichi della città (v. Gerusalemme, I) e alla tradizione in interrotta, consigliano di mantenere la vetusta tradizione.

Se dalla descrizione di Eusebio (v. Gerusalemme, IV-VI) appare evidente la disposizione generale di Anastasi o mausoleo del Cristo, triportico con il Calvario e Martyrium o chiesa liturgica, abbastanza dubbia appare, invece, la specificazione architettonica, perché la descrizione è piuttosto vaporosa. Le immagini contemporanee che rappresentano il monumento, come il museo di S. Pudenziana, l'avorio Trivulzio, le ampolle di Bobbio e di Monza, se da un lato chiarificano le parole di Eusebio, dall'altro non danno una precisione matematica, perché non ne ebbero l'intenzione. Neppure i resti archeologici in stile danno molta luce, perché, oltre ad alcuni ricordi dell'Anastasi e un muro presso l'antico Cardo maximus, apertò per crearvi tre porte, che si possono identificare con le pareti costantiniane rappresentate nel museo di Madaba (v.), non resta più nulla di sicuro. Tra questi due elementi estremi della costruzione, gli altri debbono essere suppliti con i dati letterari o figurativi. Tra le ricostruzioni presentate, la più conforme ai dati conosciuti è quella del p. H. Vincent; però studi più recenti dell'archeo Viennese (tav. 29 in II S. S., Bergamo 1949) fanno vedere che l'unione delle due parti va un poco modificata.

L'Anastasi conservava il Sepolcro del Redentore, convenientemente isolato e abbellito da cancellate metalliche. La chiesa rotonda, non ricordata da Eusebio, è attestata da scrittori del sec. IV come Eteria e non c'è motivo di escluderla dal piano di Costantino. Il Martyrium aveva una cripta-cisterna dove erano state trovate le croci, testimonianza della Redenzione, con abside a occidente (D. Baldi, Enchiridion [V. BIBLICA.], n. 951) e ciborio sopra l'altare. In tutto il tempo bizantino si parlò di ricchezze, soprattutto per le dorature, e di immagini venerate (ibid., nn. 953, 7 e 954) nei secc. V-VI, ma non mai di un ciclo pittorico. Del resto l'intransigenza di Eusebio di Cesarea, che non si disinteressò del monumento, e poi di s. Epifanio, fa escludere le immagini sacre nel monumento almeno nel sec. IV.
Nei secc. V e VI c'era in Palestina la moda di tribadare le chiese: S. Giovanni in Gerusalemme, Dej Roskij, Dej Murkellik, Betlemme nel rifacimento di Giustiniano; probabilmente questa moda spinse ad aggiungere le abside anche nell'Anastasi. L'apparecchio a belle pietre pulite con ricorsi medi e la rivestitura marmorea concordano con la tecnica del tempo.

All'operato di Modesto, che restaurò il monumento dopo l'incendio dei Persiani (614), risale, secondo l'opinione comune, una parte del muro dell'Anastasi, fatto a mattoni per la rassomiglianza di muratura con Mescetta e Aleppo (cittadella). Una distruzione così radicale, da far ricostruire la rotonda già dal piano dei matronei, andrebbe però bene sotto al Hákim.

Dell'attività di Costantino Monomaco, che ricostruì il monumento nel 1048 dopo la feroce distruzione di al-Hákim, non si hanno elementi sicuri fuori delle memorie scritte. Probabilmente rimase senza grandi alterazioni anche nel sec. XII. Oltre la costruzione dell'abside sul lato est, egli abbellì l'edificio, e forse anche il Calvario con musei: Anastasi, Ascensione, Annunzazione, figure dei profeti ed Apostoli, Crocifissione e discesa dalla Croce, che non furono alterati dai Crociati.

I Crociati ricostruirono il grandioso monumento che racchiude il S. S. Vareie cappelle erano state crette per conservare i ricordi del Signore nell'area del distrutto Martyrium, e i Crociati le incorporarono nella nuova costruzione che racchiudeva l'antica Anastasi ed il Calvario. Si ebbe così una navata con grande transetto e doppia abside, che nell'insieme dà un bell'esempio d'arte romanica. Si usò l'arco acuto, i matronei e abbondanza di scultura specialmente nell'esterno e musei nell'interno. Nel coro vi erano l'Anastasi, forse trasferita dall'abside di Monomaco, gli Apostoli e figure bibliche come David, Sansone, ecc., la Pentecoste. Nel Calvario, oltre le due scene ricordate sopra: la Cena, l'Ascensione della quale si conserva oggi la figura di Cristo, i ritratti di Elena e Costantino e dei profeti che predissero la Passione del Salvatore. Diciture latine e greche spiegavano, anche in versi, i soggetti rappresentati. Quasi tutto è, oggi, sparito e si è debitori agli scrittori medievali, come Teodorico e Giovanni di Würzburg, e ai francescani Quaresmio e Horn di aver trascritto i testi.

Tra le cose più belle della scultura sono, oltre qualche capitello figurato, le cornici della facciata, alcune con le foglie come mosse dal vento, e i due portali, uno dei quali con scene della Passione sullo sfondo bizantino con influenze romaniche. Il massiccio campanile, eretto in un secondo tempo, rompe un po' la facciata pur senza alterarne l'effetto.

L'edificio crociato rimane, si può dire, fino ad oggi. Solo si sono avuti: il doppio cambio dell'edicola del S. S. prima con quella costruita da p. Bonifacio da Ragusa nel 1555, e poi, dopo l'incendio del 1808, con l'attuale i nuovi musei italiani del Calvario nel 1937, ed i quadri armeni a S. Elena nel 1950.

La comproprietà di diversi riti e nazioni rende assai difficili le riparazioni opportune; il sacro edificio è riempito di muretti e di traverse per indicare le diverse proprietà; i muri maestri sono in cattivo stato di conservazione. La Potenza mandataria (1919-48), dopo uno studio dell'architetto Harvey (1935), pensò bene di fare molti puntellamenti, che i comproprietari trovarono per lo meno eccessivi. La Custodia di Terra Santa, a nome di tutti i cristiani di rito latino, incaricò l'architetto L. Marangoni, protot di S. Marco, di studiare il problema; egli suggerì mezzi molto pratici per constatare lo stato del monumento, tra cui quello ovvio, eppure non praticato, delle «spie», e per risanarlo senza recar ostacolo alla liturgia (L. Marangoni, La chiesa del S. S. in Gerusalemme. Problemi della sua conservazione, Venezia 1937). La Potenza mandataria non ne tenne conto e riempì

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(da B. Amico, 'rostituto dello pianto et immagini de' suet edifid de Terra santa disegnata in derunziemme seranda le regole della prospettive, fa ed., Roma 1629 , fasc. 70 .
Sepolcro, santo - Sezione della cupola dell' Andstasis e visione assonometrica del Coro dei Canonici Latini.

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l'edificio di legno e di ferro, rendendo per parecchio tempo molto difficile l'ufficiatura, specialmente per la Pasqua, quando vi era molta affluenza di pellegrini.

Dalla considerazione di questo stato di cose sorse l'idea di non risanare ma rifare il monumento, idea che fu alimentata da mons. G. Testa, delegato apostolico. Con l'appoggio economico della Custodia di Terra Santa, è stato realizzato il progetto di un nuovo tempio del S. S. da L. Marangoni e A. Barluzzi, che mons. Testa ha presentato al mondo in veste elegante: Il S. S. di Gerusalemme. Splendori, miserie, speranze (Bergamo 1949). L'accoglienza da parte degli altri riti è stata un po' diffidente; da parte dei cattolici un po' titubante, soprattutto per il fatto di dover distruggere un monumento che per secoli ha accolto la fede di tanti devoti. Il piano presentato prevede l'Anástasis, a cui tutti i riti potrebbero partecipare secondo un regolamento, e varie chiese all'interno per ciascun rito. Per realizzarlo bisognerebbe aver mano libera di distruggere tutti gli edifici sacri e profani che sono all'interno e disporre di ingenti fondi per l'esproprio e per la costruzione delle nuove moli. Ma si può prevedere che la generosità dei cristiani che portano così grande amore al S. S. fornirebbe i mezzi necessari.

I cristiani primitivi, seguendo Pietro e Giovanni (Io. 20, 2-18) e le pic donne, venerarono sempre il S. S., ma solo dopo la costruzione della mole costantiniana si ebbe il culto organizzato. Da allora fino ad oggi, eccettuato qualche piccolo intervallo, si ebbe sempre il culto con la celebrazione della s. Messa, funzioni e preghiere pubbliche, predicazioni. Si conoscono i documenti liturgici dei vari tempi, che gli ufficiali odierni continuano nella sostanza. Oggi un regolamento assai particolareggiato stabilisce il tempo di ciascun rito e si alternano giorno e notte liturgie varie, con qualche raro ed inevitabile contrasto. Vi sono feste nello stesso giorno, a cui partecipano fedeli di riti e nazioni differenti. Talvolta questa celebrazione simultanea indisponere un po' l'animo di chi non è preparato a vedere questo modo individualistico di onorare il Signore; però l'ufficiatura ordinaria è fatta spesso con grande decoro, specialmente dai Latini.

Nel 1347 fra' Niccolò da Poggibonsi (Libro d'Oltre-mare, Gerusalemme 1945, p. 25) scriveva: «La chiesa

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SEPOLCRO, SANTO - Inizio dell'incendio della Cupola dell'Anástasis, la sera del 23 nov. 1940.

dentro è umida e fredda e poco lustra... ma veramente egli è luogo da fare penitenzia per l'anima», e ciò si può dire, forse con più ragione, anche oggi. Nonostante lo stato lacrimevole in cui si trova l'edificio, esso fa sempre impressione e vi si operano conversioni.

Alla devozione individuale e collettiva non bastò la venerazione del S. S.; si volle anche un ricordo di essa. Le città e terre ambirono d'aver una riproduzione del sacro edificio: Capua, Bologna, Aquileia, Brindisi ed altri città nel medioevo; Firenze, S. Vivaldo, Monte Varallo nel Rinascimento. Già fin dall'antichità era divenuto l'oggetto delle composizioni musiche, delle pitture, dei piccoli oggetti. EULOGIA (v.) andarono a finire nei Reliquiari: terra benedetta, o frammenti di roccia furtivamente staccata, o olio delle lampade che brillano davanti alla veneranda edicola. Furono anche imitare le funzioni speciali che ivi si fanno, dalla Processione delle Palme fino al fuoco santo, che ha l'imitazione a Firenze con lo scoppio del carro. - Vedi tav. XX.

BIBL.: V. CALTVARIO; GERUSALEMME; LOUGHI SANTI. Fonti: D. Baldi, Enchiridion Locorum Sanctorum, Gerusalemme 1935, pp. 784-886. Storia della Basilica: A. Heisenberg, Grabeschirche und Apostelkirche, Lipsia 1908; H. Vincent-F. M. Abel, Jérusalem..., II, Jérusalem nouvelle, Parigi 1914; J. Mehlmann, De sepulcro Domini, in Verbum Domini, 21 (1941), pp. 74-81; B. Bagatti, Un custode di Terra Santa archeologo pioniere: p. Gian François della Salandra (1588-1601), in Custodia di Terra Santa 1342-1342, Gerusalemme 1951, pp. 80-94. Sul monumento crociato: A. B. Arti, Trattato delle piante e immagini di sacri edifici di Terra Santa, Firenze 1620, diss. 23-33; M. De Vogüé, Les Eglises de la Terre Sainte, Parigi 1860, pp. 136-182; E. Hon. Iconographiae locorum et monumentorum veterum Terra Sanctae (1725-44), Roma 1902; C. Enlart, Les monuments des Croisés dans le royaume de Jérusalem, Parigi 1923-28; B. Talatinian, I Sommi Pontefici ed il S. S., in La Terra Santa, 24 (1949), pp. 108-118. Situazione odierna: W. Harvey, Church of the Holy Sepulchre in Jerusalem, Londra 1935; M. Marinacci, I lavori nella basilica del S. S. sotto l'amministrazione mandataria 1920-48, in La Terra Santa, 24 (1949), pp. 127-134; id., Accoglienza nel mondo al nuovo progetto del S. S., ibid., 25 (1950), pp. 200-96. Vita liturgica nella basilica del S. S.: A. De Moutor, Considerations sur Jérusalem et le tombeau de Jésus-Christ, Parigi 1847, trad. II. del p. Antonio da Rignano, Napoli 1847; Federico da Castelnuovo-Frentano, Processione quotidiana nella chiesa del S. S., Gerusalemme 1876; Ordo processionum quae Hierosolymis in basilica S. Sepulchri D.N.J.C. a Fratribus Minoribus peraguntur, Roma 1925; N. Z., Conversione sul Calvaio, in La Terra Santa, 21 (1946), pp. 20-24, 41-44; D. Baldi, «Status descriptivus» della Custodia di Terra Santa nel 1658, in La Custodia di Terra Santa 1342-1342, cit., pp. 261-98. Imitazioni del S. S.: Le St-Sépulcre de N. S. J.-C. et ses imitations au moyen-âge, in St François et la Terre Sainte, 6 (1866-97), pp. 209-18, 238-67, 302-11, 347-56; G. Dalman, Das Grabhristi