EGERIA. - Monaca latina (E. è la forma del nome più accertata, Eteria è la concorrente), nota già soltanto da una lettera di Valerio, abate di S. Pietro in Montes (Galizia) nel sec. VII (PL 87, 421; meglio L. Garcia, La lettre de Valérius aux moines du Vierze sur la bienheureuse Aetheria, in Anal. Boll., 29

[1910], pp. 377 seg.). Dal 1903 (D. Férotin, Le véritable auteur de la « Peregrinatio Silvia », la vierge espagnole Ethéria, in Rev. des quest. hist., 38 [1903], pp. 367-97), è riconosciuta quale autrice di una Peregrinatio ad loca sancta, che Fr. G. Gamurrini pubblicò nel 1887 da un codice di Arezzo, scritto a Montecassino nel sec. XI, mutilo in principio e in fine, unica copia a noi giunta (oltre pochi e magri estratti) del prezioso libretto.
Nella parte che ce ne resta, E. narra in forma di lettera a consorelle monache le pie escursioni che, facendo centro a Gerusalemme, essa intraprese per visitare il Monte Sinai, l'Egitto, l'Arabia o Transgiordania e da ultimo, sulla via del ritorno per Costantinopoli, la Mesopotamia, attratta dai ricordi biblici, dalle memorie dei martiri, dallo spettacolo di ferventi monasteri maschili e femminili. Infine, come in appendice a parte, fa una minuta descrizione delle sacre cerimonie, con le quali a Gerusalemme si celebravano le feste dell'anno cristiano, segnatamente della Settimana Santa e di Pasqua.
Si comprende facilmente quanto prezioso sia questo scritto per gli studiosi di geografia biblica e di storia della liturgia. Per la conoscenza, in specie, della liturgia di Gerusalemme ha un valore incomparabile, quasi unico. Ma non meno è importante per la filologia, perché scritto con soave abbandono in una lingua rasente alla quotidiana favella della conversazione, nella quale traspaiono già le fattezze dei nuovi volgari romanici. Hanno per noi un sapore delizioso capreazioni come sobbaro sera (III, 2), traversare habebamus (II, 1), mansi loco («ri-


(de Pictor-Martin-Frater, II, Torino 1888, fig. 1)
Dove nacque « quando fu in Palestina la gentile scrittrice? Sono questioni che appassionano e dividono i dotti. Scartata, col Férotin, l'ipotesi del primo editore, Gamurrini, che l'autrice fosse una Silesia aquitana, si ritiene oggi dai più per una spagnola. Infatti le più antiche testimonianze ci vengono dalla Spagna. Ma la lingua di E., che, pur con qualche colorito spagnolo, rasenta più sovente i volgari di Francia e d'Italia, e il paragone dell'Eufrate con il Rodano (XVII, 2), farebbero propendere la bilancia verso la Gallia meridionale (K. Meister ed altri). Quanto al tempo, il Gamurrini colloca la Peregrinatio fra il 385 e il 388, « trovò molti aderenti. Altri la portarono dieci, venti, trent'anni circa più tardi. Assai più in basso disceso K. Meister, ponendola fra il 533 e il 539, seguito in prevalenza da filologi. Ma la fine del sec. IV conviene meglio al tono lieto e calmo dello scritto, ove non è alcun sentore delle perturbazioni portate dalle invasioni barbariche in Occidente. - Vedi tav. IX.
VIII (CSEL, 58), Vienna 1898, pp. 35-101; W. Heraeus, S. Silesiae Peregrinatio ad Lora Sancta, Heidelberg 1908, 1921, 1929. La più recente è quella di E. Franceschini (Padova 1940), che dà una eccellente bibliografia. Ottimo studio linguistico: E. Löfstedt, Philologischer Kommentar zur Peregrinatio Aetheriae, Uppsala 1911, ristampa 1936, studio liturgico: F. Cabrol, Etudes sur la Peregrinatio Silesiae, Parisi 1895; complessivo: A. Bludau, Die Pilgerreize der Aetheria, Paderborn 1927. Traduzione italiana di G. M. (Cavonini), Milano 1890. Sulla forma del nome: A. Lambert, Egeria, Notes critiques sur la tradition de son nom, in Revue Mobilion, 26 (1926), pp. 71-94; A. Vaccari, Itinerarium Egeriae, in Biblica, 24 (1943), pp. 388-97. Alberto Vaccari