EFREM, santo. - Padre della Chiesa, il più celebre scrittore siro a uno dei più egregi dottori sia per l'abbondanza degli scritti, in prevalenza poetici, che per l'eccellenza della dottrina. Da Benedetto XV fu dichiarato Dottore della Chiesa con l'encei. Principi Apostolorum del 5 ott. 1920 (AAS, 12 [1920], pp. 457-471).
La fama di E. fu così grande che i suoi versi furono subito dopo la sua morte tradotti in greco e letti dopo la S. Scrittura (s. Girolamo, De viris illustribus, II, 5). Sozomeno (Hist. eccl., III, 16) ritiene che E. abbia superato gli stessi Padri greci nell'eleganza dello stile e nella profondità del pensiero. Tutti i Siri, cattolici monofisiti e nestoriani, venerano E., che viene chiamato «cetrà dello Spirito Santo». Nella storia della letteratura bizantina E. ha avuto una interessante ripercussione: quando i suoi versi, composti secondo la metrica siriana del semplice numero delle sillabe, furono tradotti in greco, venne imitata per la prima volta anche in greco la metrica fondata sul numero delle sillabe, metrica che poi sarebbe stata classica nell'innografia bizantina.
I. VITA
La prima fonte biografica, oltre alle notizie sparse nelle opere di E., è il suo Testamento, di cui si conservano due recensioni, una siriana (ed. R. Duval, in Journ. Asiat., 18 [1901], pp. 234-419) e una greca (ed. J. S. Assemani, S. P. Ephraemi opera, II, Roma 1743, pp. 230-47), non sovere di qualche elemento leggendario. V'è anche una «biografia siriana» molto antica attribuita al discepolo di E. Simone di Samosata, di cui rimangono tre recensioni (ed. J. S. Assemani, Bibl. Orient., I, Roma 1719, pp. 26-55; Th. Lamy, S. Ephr. Syrii hymni et sermones, II, Malines 1882, pp. 3-89; IV, p. 1 sgg.), anch'esse di fondo storico non privo di qualche notizia meno sicura. Da questa fonte dipende, se non Sozomeno (Hist. eccl., III, 14, 16), almeno l' «enormo» falsamente attribuito a S. Gregorio Nisseno, da cui a sua volta hanno preso il bius anonimo greco (ed. J. S. Assemani, S. P. Ephraemi opera, I, Roma 1732) e Metafraste (ibid.).E. nacque a Nisibi durante l'Impero di Costantino, probabilmente verso il 306. Secondo alcune fonti i suoi genitori furono cristiani; altri invece fanno suo padre sacerdote degli idoli. E. non fu battezzato bambino, ma quando aveva 18 o 28 anni. È noto che fu diacono; non è certo invece il suo sacerdozio. È probabile che E. sia stato ordinato dal suo amico S. Giacomo vescovo di Nisibi. È falsa la notizia che E. abbia accompagnato questo vescovo al Concilio di Nicea. Diede straordinarie prove di fortezza nel triplice assedio a cui fu sottoposta Nisibi dai Persiani. Quando Gioviniano fu costretto a cedere la città ai Persiani nel 363, E. con molti altri cristiani si trasferì in Edessa, dove fondò la celebre scuola (v. IDESSA) detta dei Persiani. Il viaggio di E. in Egitto è fittizio (H. J. Polonsky, Ephraemi's Reise nach Aegypten, in Orientalia, 2 [1933], pp. 269-75). È anche molto dubbio quello a Cesarea di Cappadocia per visitare S. Basilio. E. coltivò la perfezione religiosa a molto probabilmente meno, almeno in certi periodi, vita monastica. Morì a Edessa nel 372, probabilmente il 9 giugno. La festa cade il 18 giugno.
II. SCRITTI
Le opere di S. E. sono finora un mare magnum. Sozomeno gli attribuisce «un'infinità di versi»
Esistono diverse edizioni di E.: 1. Complestive: J. S. Assemani, S. Patris N. Ephraemi Syri opera omnia quae graece, latine et syriace nunc primum e Vaticana Bibliotheca prudent, 6 voll., Roma 1738-43 (= AS), di cui tre contengono scritti siriani e gli altri greci e latini. Non è una edizione molto critica: né tutto quello che contiene è autentico, né contiene tutto quello che è autentico. La versione latina dal siriano è fatta con troppa libertà: Th. Lamy, S. Ephraemi Syri hymni et sermones, 4 voll., Malines 1882-1902 (= LA). Benché molto più perfetta della precedente, che intende completare ma non sostituire, questa edizione offre anche qualche parso dubbio.
2. Speciali: J. J. Overbeck, S. Ephraem Syri, Rabulae, Balai aliorumque opp. selecta, Oxford 1865 (= OV); C. W. Mitchell, S. Ephr. 1 Prae Refutations of Mani, Marcion and Bardakan, 2 voll., Londra 1921 (= MI); G. Bickell, Carmina Nisibena, Lipsia 1886 (= BI); I. E. Rahmani, Studia Syriaca, 4 voll., Scharfe 1904-1909 (inno sulla Natività di Cristo), Beirut 1927; (inni sulla verginità), ivi 1906. Per le versioni armene pubblicate dai Mechitariati di Venezia, cf. J. B. Auches-G. Moessinger, Evangelii concordanti expostiis facta a 1. Ephraemo... in latinum translati, Venezia 1876 (= AU); PP. Mechitariati, S. Ephr. commentarii in opp. divi Pauli... ex armeno in latinum translati, ivi 1893 (= MK). Il commentario agli Atti degli Apostoli è tradotto dall'armeno in inglese e latino da F. C. Conybeare, The Comm. of Ephr. on Acts, nel libro di F. Jackson-K. Lake, The Beginnings of Christianity, Londra 1926, I, III, pp. 373, 453. Per alcune versioni greche V. S. J. Mercati, S. Ephr. Syri opp., I, Roma 1915 (è il solo pubblicato).
E. ha scritto opere esegetiche seguendo il metodo antichismo. Così i commentari al Gen., all'Ex. (= AS IV) e al Diaterson (v.), importantissimo quest'ultimo per stabilirne il testo attraverso la versione armena (AU). Di indole dogmatico-polonica sono invece le opere in prosa e verso contro gli gnostici (MI), 56 inni contro la eresie (AS V), 4 inni contro Giuliano l'Apostata (OV), 3 poemi sulla fede (AS VI) e soprattutto gli 80 inni «sulla fede contro gli scrutatori» (AS VI), forse il capolavoro di E. come teologo. Vi sono poi molti altri scritti, generalmente in versi, che riguardano temi liturgici, ascetici, biografici e vari. Così, per non citare che i principali, gli inni nisibeni (BI), quelli sul Natale (LA II), sul digiuno (LA II), sugli azzimi (LA I), sulla crocifissione (LA I), sulla Pasqua (LA II), 15 inni su s. Abramo Qidunaja (LA III) e 24 su s. Giuliano Saba (LA III), 51 inni sulla verginità e sui misteri di Cristo (LA II, IV), 52 inni sulla Chiesa (AS V, VI, LA II, IV), canti su Nicomedia (I. Rahmani, Studia Syriaca, II, p. 21) e sull'assedio di Nisibi (ibid., p. 114). I libri liturgici attribuiscono ancora a E., e in questi casi la critica non sa decidere con certezza, bellissimi inni sul Battesimo (LA I) e sulla Madonna (LA II), come anche 15 inni ai martiri (LA III), 5 inni ai 40 martiri di Sebastè (AS VI) ed inni funebri, o necretum (AS VI).
III. DOTTRINA
E. insegna nei suoi scritti una dottrina costantemente ortodossa anche in questioni teologiche, come quella dell'unione delle nature in Cristo, ancora non illustrate dalle controversie. Degnissima di rilievo è la mariologia di E., che gli ha procurato il titolo di doctor Marinum. Anche se non adopera un titolo che equivalga al Theotokos, ha però delle espressioni in cui si allude alla maternità divina di Maria. Oltre poi a difendere la sua verginità prima del parto e nel parto, sostiene con una chiarezza fino allora unica la sua verginità dopo il parto. A questo scopo rifiuta ad una ad una le obiezioni principali contro questa verità tolte dal Nuovo Testamento. E. è stato il primo Padre ad affermare esplicitamente l'immunità completa di Maria da ogni peccato, con espressioni che escludono anche il peccato originale:«Tu (o Cristo!) e la tua Madre siete soli ad essere belli da ogni parte, poiché nessuna immondezza v'è in Te, o Signore, e nessuna macchia nella tua Madre» (BI, p. 123). Recenti tentativi di togliere forza a questo testo per la ragione che E. non abbia avuto idee molto esatte sul peccato originale sono da considerarsi vari, dato che, trattandosi di una proposizione negativa, basta che l'autore escluda ogni macchia pur concedendo che egli non abbia avuto perfetta conoscenza della natura di queste macchie. Maria poi è «causa del bene» (LA II, 526), «causa della vita» (ibid.); per essa è stata facciata la scrittura dei nostri debiti verso il serpente (loc. cit., p. 550).
E. ha trattato diffusamente a profondamente la cristologia. Il Verbo è una sola cosa con il Padre (dove tuttavia E. non adopera un termine parallelo all'Quodacus), è il suo vero Figliuolo, poiché bisogna capire le sentenze della Scrittura con semplicità e non seguendo le cavilazioni degli «scrutatori». Il Verbo assunse una vera umanità pur rimanendo persona divina. In Cristo vi sono la divinità e l'umanità intimamente unite fra di loro. E. parla qualche volta di «mistura», e che però, secondo il contesto, non significa una vera fusione e alterazione. E. rasenta anche, seppure con una certa oscurità, la questione delle due volontà in Cristo.
Ecco altri punti della teologia di E. V'è un solo Dio, invisibile, onnipresente, trino nelle Persone. Lo Spirito Santo è persona divina e procede dal Padre. I testi citati per provare che E. dichiara la processione dello Spirito dal Figlio non sono autentici o non sono chiari. Nell'uomo E. distingue, con i Siri coevi, il corpo, l'anima e lo spirito. Il peccato di Adamo è passato a tutti gli uomini; il suo lievito ha corrotto tutta la massa. Vi sono testi di E. che sembrano supporre l'assopirsi dell'anima (non dello
spirito) vicino al corpo morto, ossia l'ipnopsichia. Altri luoghi parlano invece del destino ormai raggiunto dalle anime. Vicino al paradiso E. riconosce anche una regione in cui alcune anime « subiscono le pene tassate per le colpe ». La Chiesa è una, è il Corpo di Cristo, infallibile, santa, perpetua. Chiaramente viene espresso il primato di s. Pietro, mentre niente si dice di Roma. Notevoli poi le testimonianze sul Battesimo, sull'Unzione conseguente, sull'Eucaristia e sull'Ordine. Qualche testo parla della Penitenza, ma non si sa se sacramentale. Si allude anche alla legittimità del Matrimonio. - Vedi tav. VIII.
