EGBERTO, santo. - Benedettino, forse ve- scovo, nel 639 da nobile famiglia nella Northum- bria (Inghilterra), m. novantenne il 24 apr. 729 nel- 'isola di Jona. Da giovane frequentò la scuole mo- nastiche in Irlanda, e fu monaco a Rathmelsigi (forse Mellifont nella contea di Louth). Fece voto di predi- care il Vangelo ai popoli germanici, ma, impedito da un naufragio, vi mandò s. Villibrordo. Nel 716 indusse i monaci del monastero di Jona ad adottare il rito romano. Ivi trascorse gli ultimi 13 anni della vita.
Martyrologium Romanum, lo ricorda al 24 apr. 728.
BAL.: I. Beda, Historia eccl. P. 95, 122, 165, 241-43, 280 sq., 288; I. Mabillon, Acta Sanctorum Ord. S. Benedicti, III, Venezia 1734, pp. 459-61; Acta SS. Aphriis, III, Parigi 1866, pp. 315-18; Martyr. Romanum, p. 154 sq. Livario Oliver
dixart: freducodefendet faceret effertum?
Egeda RELIGIONE
fìcile un giudizio.
La sola Isola di
Creta ha dati cul-
tuali più abbon-
danti, ma non pos-
siamo estenderli a
tutto il mondo gre-
co. Dei culti del-
l'Isola di Cipro,
che sono fuori della
r. e. propriamente
detta, benché pre-
sentino dei punti
di contatto con la
r. e. non si fa qui
parola.
Creta. - L'uo-
ghi di culto furono
le grotte, località al-
l'aperto recinte o no
da muro e sacelli: ai
culti all'aperto e alle
grotte si collocano
dei depositi votivi
più o meno ricchi,
mentre non ne sono
stati trovati in rap-
porto ai vani di culto.
All'epoca neolitica
risalgono le prime
offerte nella grotta di Amnìsos (vasi in terracotta) intorno a
due stalattiti circondate da muro, a proseguono fino
all'età romana.
Nel minoico primitivo incomincia la grotta di Ar-
kalochori (armi, votive): nel tardo minoico III, fama-
la grotta di Amnìsos, le offerte furono deposte all'e-
sterno. Nel minoico medio abbiamo le grotte di Skoteino
(doppie asce e figurine), di Kamarés (vasi in terracotta),
che prosegue fino alla fine del tardo minoico III, di Psy-
chro (armi, figurine maschili e femminili, animali) che
va fino al geometrico, e vari culti all'aperto, limitati
al solo medio minoico a Zakro (figurine maschili e
femminili, capre, bovi), a Petsofa e sul Monte Juktas
(il luogo di culto era recinto da muro, le offerte, fi-
gurine e parti del corpo umano, erano gettate nel
fuoco).
Al tardo minoico i risale la grotta di Phanomeni
(adoranti maschili, coltelli, doppie asce) che arriva
all'età orientalizzante. Del tardo minoico III sono la
grotta di Patso e il culto all'aperto nel piazzale di Ha-
ghia Triada, durati fino a tutto il geometrico con offerte
svariatissime di figurine, armi, corna di consacrazione,
animali, ecc. A Haghia Triada vi erano
anche un altare (?) una fossa sacrifi-
cale con ceneri, carbone e ossa combuste
di piccoli animali. Meno importante fu nel
tardo minoico il culto di Phaistos (figurine,
animali, tavole da libazione) a qualche metro
al disopra delle rovine del secondo palazzo.
Un deposito votivo della fine del tardo mi-
noico III proviene da una fonte coperta vi-
cino a Knossos (vasi e sfingi). Non si sa
quali divinità avessero culto nelle località
elencate. A Amnìsos in età storica era ve-
nerata Eileithyia; per Patso è stato parlato a
torto di Hermes Cranios. Forse i culti di Pet-
sofa e del Monte Juktas erano rivolti a divinità
salutarì perché tra le offerte erano riprodu-
zioni di membra umane: quelli di Arkalo-
chori, Psychro e Phanomeni, dove fra le
offerte votive erano numerose armi, a una
divinità guerriera; quelli di Phaistos, Patso,
Haghia Triada e Zakro a una divinità agreste
protettrice degli animali e dei lavori cam-
pestri. Per Kamarés e Amnìsos rende ardua
una identificazione il trovare come offerte solo dei vasi.
Alla fonte di Knossos sarà stata venerata una divinità
delle neque, che potrebbe essere anche quella raffigurata
da una figura femminile a braccia alzate entro unnetta
rotonda, trovata nel deposito votivo.
Nel medio minoico si hanno le prime sicure prove
di culto in vani di palazzo: nel primo palazzo di
Phaistos, era una vano destinato al culto con annessi
tre vani accessori e una fossa sacrificale.
Sicure raffigurazioni di divinità si hanno solo alla
fine del medio minoico. Le figurine femminili nelle tombe
del minoico primitivo e i vasi in potome femminile, nei
quali si è voluto vedere immagini della Dea Madre mi-
noica, sono solo offerte funebri; anche per due statuette
femminili con serpenti da Knossos è incerto se siano di-
vinità. Fin dalla fine del medio minoico troviamo raffi-
gurata su sigilli, gemme e cretule una signora degli
animali fra due leoni, cani o grifoni, un'altra con berretto
appuntito e lancia pure accompagnata da un leone o un
cane. Altri sigilli mostrano un identico schema per una
divinità maschile: un dio fra due animali (grifoni, cani
o leoni), un altro con berretto a punta, lancia, scudo
quadrangolare, il quale è pure accompagnato da un leone
o cane.
Il dio non sembra avere posizione di inferiorità ri-
guardo alla divinità femminile, non si può quindi parlare
di paredro. Sigilli con supposte divinità marine o guerriere
non offrono elementi sicuri. Statue di culto si trovano
solo nel tardo minoico terzo: sono divinità femminili
a braccia alzate, hanno in testa un diadema con svariati
emblemi (uccelli, corna di consacrazione, papaveri, ecc.).
Alcune hanno in mano dei serpenti. Non si sa se
raffigurino una stessa divinità con attributi diversi o
varie, le due con serpenti non possono essere divinità
domestiche, come fu supposto, perché furono trovate in
santuari separati da ogni abitazione. Le divinità femminili
non appaiono mai nude: una figura graffita su brocca di
Mallia, una statuetta da Haghia Triada rappresenta-
ranno, se sono realmente dee, concetti e culti stranieri.
Si è parlato di culto della doppia nica, del pilastro,
della colonna, delle corna di consacrazione, degli alberi:
solo il culto di questi ultimi sembra provato da gemme.
Demoni e mostri, ibride fusioni di uomo e animale,
hanno funzioni secondarie.
Grecia. - Nessuna traccia di culti fino all'inizio
dell'influenza artistica minoica, ma allora non è facile
distinguere se le scene di culto rappresentano o no con-
cetti importati. In una tomba a fossa di Micene erano
due figure femminili nude con colombe, forse dee; il tipo
è estraneo a Creta, ma può essere stato importato dal-
l'Oriente. Una lastra di Micene mostra una figura fem-
minile, quasi interamente coperta da un grande scudo
bilobato, la quale potrebbe essere una divinità guerriera
greca. Nel tardo micene numerose figurine femminili

Egeda, religione - Finax dipinto. Figura femminile coperta da scudo (divinità?)
fra due donne (principio del sec. XIV a. C.) - Arcen, Museo nazionale.
sono uscite da sepolcri, case e luoghi di culto: quelle nei sepolcri saranno offerte funebri, le altre possono essere tanto dee quanto adoranti.
I luoghi di culto non sono anteriori al tardo miceneo: a Kleines è stata trovata una grotta con offerte votive; a Haghia Triada nell'Argolidc era un culto all'aperto con stipe votiva; a Delfi sotto al tempio di Apollo erano ceneri avanzi di sacrifici, sotto a quello di Athene Proaikos, una lastra con altare e figurine femminili. Si trovano anche dei vani destinati al culto nel palazzo di Micene e a Bebati. Ad Asine un vano di una casa aveva un banco di pietre che sorreggeva vasi e statuette; esso ricorda quelli dei vani-santuario cretesi, ma la divinità venerata è maschile (contrariamente a quelle cretesi) e si è voluto riconoscerevi - ma senza prove - Zeus o Posidone. Nel cortile di Tirinto era un altare. Sotto a numerosi santuari greci sono state trovate costruzioni micenee, (Eleusi, Atene, Argo, Delo, ecc.); ma nessuna sicura traccia di culto.
ISOL DELL'EGEO. - Benché varie divinità e luoghi di culto si facciano risalire ad età preellenica, non sono state trovate tracce di culti anteriori all'epoca greca. Nelle figurine di marmo dei sepolcri delle Cleidali si è voluto riconoscere una dea della fertilità, ma l'ipotesi è molto discussa.