EGESIPPO. - Venne sotto papa Aniceto (al tempo di Marco Aurelio) dalla Palestina via Corinto, a Roma (Eusebio, Hist. eccl., IV, 22, 3).
Autore di 5 libri di ἐνεφυλίζανα (forse = « notizie ») scritti verso il 180 (Eusebio, op. cit., II, 23, 3; IV, 22, 1). Era probabilmente un libro con tendenza anticretica. Dopo la morte di Simeone Cleope, successore di Giacomo il Giusto, sorgono sette eresia nella Chiesa di Gerusalemme « distruggono l'innocenza di lei, che fino allora era rimasta vergine (Eusebio, op. cit., IV, 22, 4 sg.; III, 32, 7). L'apparizione delle sette gnostiche (III, 32, 8) è datata nell'epoca di Traiano. Questa costruzione della storia del cristianesimo primitivo viene probabilmente da un ambiente giudeo-cristiano. « E. cita il Vangelo degli Ebrei (IV, 22, 8) e tradizioni orali giudaiche (ibid.), così che per Eusebio E. stesso è un giudeo-cristiano (Eusebio, loc. cit.). Fuori del Vangelo degli Ebrei E. avrebbe citato anche il Vangelo siriano, forse il Diatessaron. Gli estratti dall'opera di E. nella Storia ecclesiastica di Eusebio trattano tutti di avvenimenti fra i giudeo-cristiani. Così
il II, 23, 4 sg., parla della morte di Giacomo, fratello del Signore, probabilmente già in forma leggendaria. Un altro estratto (III, 20, 1) tratta dei parenti di Gesù condotti davanti a Domisiano ed un terzo della morte di Simeone Cleopa (III, 32, 6, cf. IV, 22, 4). La sua costruzione storica è presupposta anche negli scritti pseudo-clementini. La storicità di questa costruzione è di dubbio valore. E. ha un interesse per la sua256/7 nelle diverse Chiese, cioè per la tradizione della dottrina pura (IV, 22, 3). Che E. sia stato l'autore di un elenco dei vescovi di Roma è poco verosimile. E. era noto a Filippo-Sidete e Stefano Gabaro; che Clemente Alessandrino e Epifanio l'abbiano letto è poco probabile.