ELVIDIO. - Eretico del sec. IV. Nessuna notizia si conosce dalla sua vita, se non che era un uomo mediocre ed ignorante e discepolo del vescovo ariano
di Milano, Aussenzio. Trovandosi a Roma si aggregò al gruppo di coloro che avversavano il movimento monastico, di cui s. Girolamo si era fatto banditore a padre spirituale tra le matrone romane.
Contro questo ideale scrisse un libello, in cui negava la supremazia dello stato verginale su quello matrimoniale, giungendo ad affermare che la verginità è contro natura e che non era stata mantenuta neanche dalla Vergine S.ma; la quale, dopo Gesù, aveva avuto altri figlioli. E tentava dimostrarlo fondandosi su alcuni passi dei Vangeli che interpretava e spiegava secondo le sue idee preconcette, e sull'autorità di Tartulliano e di Vittorino di Petrau. Il libello di E. suscitò apprensioni e scandalo negli ambienti ascetici di Roma, e s. Girolamo fu pregato di confutarlo. Questi scrisse allora, nel 383, l'opuscolo De perpetua Mariae virginitate adversus Helvidium, in cui segue passo passo le affermazioni dell'eretico, dimostrando ch'egli non aveva capito le S. Scritture, e ne demoliva le conclusioni con una serie di dimostrazioni brillanti e sode, rimaste poi tradizionali nella teologia mariana. Non consta che E. abbia replicato alla confutazione di s. Girolamo; ignoto è altresì il luogo ed il tempo della sua morte.