ELENA (Flavia Iulio Helena Augusta), santa. -
I. VITA
Madre dell'imperatore Costantino, veneratacome santa nella Chiesa latina (18 ag.) e nella greca (21
maggio). Pare fosse di molto modesta origine («sta-
bularia» la dice a. Ambrogio, De obitu Theod., 42)
e presa come concubina da Costanzo Cloro, allora
ufficiale romano dell'armata a presidio del Danubio.
Verosimilmente nel 288 nacque da lei a Naisso
in Mesia (moderno Niš) Costantino. Quando, cinque
anni dopo, Costanzo Cloro fu da Diocleziano ele-
vato alla dignità di Cesare, dovette allontanarla per
sposare Teodora, figliastra dell'imperatore Massi-
miano, e costituire così quel legame di parentela
che si riteneva utile alla saldezza del sistema tetra-
chico dioclezianeo. Il figlio però ebbe sempre la
madre in grande onore, le conferì il titolo di Augusta,
ne pose l'effigie su monete, e diede il nome di lei a
una città della Bitinia; Eusebio (Vita Constantini,
III, 47, a) afferma che fu il figlio a convertire la
madre al cristianesimo, il che può forse corrispon-
dere al desiderio dello scrittore di accumulare me-
riti sul capo di Costantino.
E. mostrò la sua pietà con abbondanti elemosine
a con la costruzione di nuove chiese a Roma (S. Croce
in Gerusalemme o Basilica Sessoriana), a Costanti-
nopoli (insieme con il figlio, la grande Basilica degli
Apostoli), a Betlemme (Basilica della Natività) a sul
monte degli Olivi (Basilica del Getsemani). In tarda
età si recò in pellegrinaggio in Palestina, dove avrebbe
ricercato e ritrovato la vera Croce (v.). Una parte del
santo legno ella avrebbe portato in Roma e collocato
nella sua Basilica di S. Croce. Morì, pare, nel 335, a Co-
stantinopoli, ma, secondo Eusebio, la salma sarebbe stata
trasportata a Roma, a sepolta nel mausoleo a pianta
retonda, noto sotto il nome di Tor Pignattara sulla via
Prenestina, nel grandioso sarcofago di porfido ivi trovato
e ora nel Museo Vaticano.
BIBL.: sources
II, 8; Eutropio, Breviarium, X, 2; le monete con la sua effigie,
in J. Maurice, Numismatique Constantinienne, I, Parigi 1908,
pp. 261, 408. Letteratura: A. M. Rouillon, S. E., vers. it.,
Roma 1908; J. Maurice, Ste Hélène, Parigi 1929. Sulle vie
fondazioni cf. F. Nau, Les constructions palestiniennes dues à ste
Hélène, in Revue de l'Orient chrétien, 10 (1905), pp. 162-88;
A. Heuneberg, Grabschkirche und Apostelkirche, zwei Basilikon
Kantantini, II, Die Apostel Kirche in Kantantinopel, Lipsia
1908; H. Vincent e F. M. Abel, Bethléem, le sanctuaire de la
Nativité, Parigi 1914; H. Vincent, in Comptes rendus de l'Avu-
démie des inscriptions, 1935, pp. 350-82 a in Revue biblique,
45 (1936), pp. 541-74; 46 (1937), pp. 93-121; R. Krautheimer,
Corpus basilicarum christianarum Romae, I, fasc. III, Città del
Vaticano 1940, pp. 165-94; Martyr, Romanum, p. 346.
Roberto Paribeni
II. ICONOGRAFIA
Già dai tempi più antichi ornata di diadema o di corona e vestita da imperatrice, s. E. reca come attributo individuale la Croce il cui ritrovamento sta al centro della sua leggenda e del suo culto. Il proto- tipo delle raffigurazioni orientali riunì la Santa con Co- stantino ai lati del Sacro Legno: creato probabilmente in connessione con la festa dell'Esaltazione della Croce e tra- mandato in un omeliario siriano del sec. VIII e nei reli- quiari bizantini di Gran e di Nonantola (sec. XI), esso sopravvisse ancora nei tardi affreschi dell'Athos e della Valacchia (sec. XVI) nonché nelle icone russe. Nell'arte occidentale le immagini di s. E. sono ugualmente diffuse al sud ed al nord delleAlpi: gli esempi tedeschi
vanno da una miniatura
salisburghese del sec. XII
a da due affreschi romanici
a Colonia (S. Gerione) ai
quadri di L. Cranach il
Vecchio e di B. Bruyn,
quelli italiani da alcune mi-
niature trecentesche ai qua-
dri del Chiodarolo, di Cima
da Conegliano, del Moretto
e di Palma Vecchio, dal
gruppo marmoreo di A.
Rizzo (Venezia, S. Apolli-
nare) alla statua del Bolgi
(da F. Gurecki, I verdagioni ro-
mani, I, Milano 1911, for. 6, n. 1)
ELENA, santa - Moneta d'oro.

BIBL.: sources
Kurt Rathe
III. MAUSOLEO DI S. E
Dopo la sua morte, avvenuta verso il 335 (O. Seeck, Hélène, in Pauly-Wissowa, VII, II, col. 2820) E. Augusta, fu trasportata nella «urbe regia» (εἰς τὴν βασιλεόουσαν πόλιν) per essere deposta nelle tombe imperiali (ἐρῶσις βασιλικοῖς ἀπετίθετο); Eusebio, Vita Const., III, 47. L'«urbe regia» secondo s. Giovanni Crisostomo è Roma (s. G. Crisostomo, Contra Iudaeos et gentiles, 9: PG 48, 825) e le tombe imperiali senza dubbio sono il mausoleo ad «duas lauros» sulla via Labicana, i cui ruderi sono noti sotto il nome di Tor Pignattara.Il Liber Pontificalis (sec. VI) menziona questo mausoleo in nesso con la costruzione della Basilica Costantiniana in onore dei martiri Pietro a Marcellino sulla via Labicana («... fecit ... Constantinus... et mysileum ubi mater eius sepulta est Helena Augusta, via Lavicana miliario III»: Lib. Pont., I, p. 182); la «Notitia ecclesiarum» del sec. VII lo descrive come una rotonda («... et s. Helena in sua rotonda»: G. B. De Rossi, Roma sotterranea, I, Roma 1864, p. 178), il «Liber de locis» (sec. VII) lo dice chiesa («... ecclesia est s. Helenae ubi ipsa corpore iacet»: G. B. De Rossi, ibid., p. 178) e nel sec. VIII esso riceve il titolo «basilica» («... coemeterium... iuxta basilicaam beatae Helenae»: Lib. Pont., I, p. 500), probabilmente perché, dopo la demolizione della Basilica dei due martiri, esso stesso dovette servire come chiesa.
Il mausoleo fu costruito al III miglio della via Labicana cioè «nel centro dell'immenno latifondo imperiale labicano del sec. IV detto Subaugusta, che si estendeva dalla chiesa di S. Croce (Sessorianum) fino a Centocella, comprendendovi tutte le ville e gli orti» (G. Tomasetti, La campagna romana, III, Roma 1913, p. 388). In un primo tempo esso doveva essere la tomba dell'Imperatore e della famiglia imperiale. Ma dopo la costruzione d'un nuovo mausoleo a Costantinopoli per la sepoltura di Costantino il mausoleo sulla via Labicana rimase unicamente per la famiglia imperiale. Costantino fece seppellire sua madre nel proprio sarcofago ad «duas lauros». Questo sarcofago con cavalieri in rilievo servì poi come tomba di Anastasio IV (1153-54) nella Basilica Lateranense. Attualmente si trova nella sala a croce greca del Museo Vaticano.
La costruzione del mausoleo fu iniziata dopo la vittoria su Massenzio (312). Infatti nelle fondazioni dell'impianto si trovarono adoperati cippi sepolcrali degli «equites singulares», guardia del corpo dell'Imperatore, sciolta da Costantino che distrusse pure la sepoltura gratuita loro concessa nella Subaugusta imperiale (P. Crostarosa, Nuovo Bull. arch. crist., 3 (1897), pp. 117-22). Detta datazione viene confermata per mezzo del materiale laterizio proveniente dalla «Officina S.R.F. Domitiana», la quale fiori fino al 320.
Il mausoleo si presenta come un edificio a pianta centrale consistente in una rotonda preceduta da un vastissimo atrio, circondato ai tre lati da un muro con portici addossati, mentre al lato occidentale un portico di maggiore ampiezza serviva da ingresso (A. Bosio, Roma sotterranea, Roma 1634, p. 323). La rotonda ha un diametro di m. 20,18 in luce, uno spessore murale di m. 3,78 ed una altezza dei muri di m. 15,12. All'interno la parete cilindrica della rotonda appare movimentata nelle linee architettoniche: mostra infatti quattro nicchie curvilinee sulle diagonali a tre nicchie rettilinee sugli assi. La quarta nicchia rettilinee ad occidente fu adoperata come entrata. Al di sopra di questa zona a nicchie, il muro diminuisce il suo spessore, ciò che si nota nell'interno ma è chiaramente visibile dal di fuori per la rientranza della parete cilindrica. Su di questa inoltre si aprono sempre all'esterno, otto nicchie con finestre arcuate in corrispondenza alle nicchie interne inferiori. Il muro della rotonda è coronato da un fregio a mensole e sormontato da una cupola costruita per mezzo di pignatte (anfore [pignatte da cui venne il nome volgare di Tor Pignattara]). La muratura in laterizio era all'esterno intonacata, mentre nell'interno era rivestita in marmo.
Scavi fatti nel 1941 dal lato occidentale del mausoleo, misero in luce resti di muratura, con incrostazioni marmoree e mussici, che sembra appartenessero ad un edificio o ad un cortile in corrispondenza con la rotonda del mausoleo (Cf. Deichmann, op. cit. in bibl.).
Dal punto di vista architettonico il mausoleo di S. E. si presenta come capolavoro dell'epoca imperiale tarda a può essere paragonato all'altro famoso di Romolo sulla via Appia. Come tale caso chiude la serie degli edifici rotondi pagani ed inaugura la storia degli edifici centrali cristiani essendo il prototipo del mausoleo imperiale a Costantinopoli. - Vedi tav. XVI.
BIBL.: sources