TITOLI DELLA CHIESA ROMANA. - Con questo termine vengono oggi indicate le chiese di Roma alle quali è preposto un cardinale dell'Ordine dei preti.
I. ORIGINI
Il Liber Pontificalis parla dei t. fin dalla più alta antichità: Cleto, per ordine di s. Pietro avrebbe ordinato 25 preti romani (Lib. Pont., I, p. 122), Evaristo avrebbe distribuito i presbiteri nei t. (ibid., p. 126). Urbano avrebbe sostituito le patene vitre con 25 argente (p. 143), Marcello avrebbe ordinato 25 presbiteri in Roma (p. 164). Oltre a questo distribui fra diversi papi e personaggi del sec. IV la fondazione di diversi t., per cui Lucina fondò il t. di Marcello (p. 164), papa Silvestro quello di Equizio (p. 170). Marco la basilica iuxta Pallacinas (p. 202), Giulio S. Maria in Trastevere (p. 205) e Damaso S. Lorenzo in Damaso (p. 212); all'inizio del sec. V Innocenzo I fondò il t. di Vestina (p. 220). Secondo G. P. Kirsch i t. furono i più antichi edifici sacri cristiani di Roma, costituiti in case di private abitazioni, in cui risiedevano i presbiteri romani, con una ampia sala per le adunanze liturgiche; in parte risalgono al sec. III, alcuni al sec. IV e ai primordi del sec. V; il numero di 25 rimase poi per vari secoli. Sempre secondo G. P. Kirsch il nome del proprietario sarebbe stato scritto (titulus) sulla facciata. Ma tale ipotesi non ha conferma in alcuna delle case rinvenute ad Ostia od a Pompei. Fuori di Roma la denominazione di t. è sconosciuta; a Cartagine il clero viene indicato secondo le regioni: «arcidiacons eccl. Carthag. regionis sextae; diaconis regionis quintae; lector regionis quartae o quintae»; per-fino le basiliche hanno un'indicazione regionale, i Con-cili del 403 e del 410 furono tenuti «in regione secunda»; nella terza era una basilica dedicata a s. Pietro, mentre nella VI era quella di S. Paolo. Viene dunque fatto di pensare che lo stesso sia avvenuto a Roma, dove un «lector de Pallacine» è dell'anno 348 (G. B. De Rossi, Inscr. christ., I, Roma 1857-61, p. 62, n. 97). Nella metà del sec. IV ca. è ricordato un «lector de Follonices» (J. Wilpert, in Beiträge zur Christlich. Archäologie in Römische Quartalschr., 22 [1908], pp. 162-63, tav. 2). Un «lector de Pudentiana» morì nel 384 (E. Diehl, Inscr. christ. lat. veteres, n. 1270). Inoltre a Roma le iscrizioni più antiche di presbiteri portano solo l'indicazione di tale dignità e non del t. (G. B. De Rossi, Roma sotterr., I, Roma 1864, tavv. 19, 5; 21, 6; E. Josi, Note sul cimitero di Pretestato, in Riv. arch. crist., 13 [1936], p. 8, fig. 1; p. 9, fig. 2; pp. 10, 11, figg. 4-5; p. 12, fig. 7; p. 13, figg. 8-9; p. 14, fig. 10). S. Atanasio parlando d'un Concilio Romano nel 341 dice che più di 50 vescovi si riunirono nella casa del presbitero Vito (Apologia contra Arianos, 20: PG 25, 281).È certa la dipendenza dei cimiteri dai t. come di-

TITOLI DELLA CHIESA ROMANA. - Pianta del piano terreno della casa del t. di Equizio - Roma.
s. Niccolò, studiato a fondo dal Meisen [V. op. cit., in bibl.], che sin dal sec. XI diventa straordinariamente popolare, come si vede appunto dalla diffusione cronologica e topografica delle sue chiese). S. Giacomo maggiore, come patrono dei pellegrini e dei viandanti, ha spesso le sue chiese lungo le grandi strade battute da questi, in certi punti difficili (valichi); chiese di S. Michele e di S. Giovanni Battista, del resto universalmente diffuse e ab antiquo, sono anche state avvantaggiate dalla venerazione dell'Arcangeo come patrono dei defunti, e del Battista come patrono dei tanti battisteri. Certi santi indicano il centro dell'irradiazione del cristianesimo: Ermagora di Aquileia, Stefano di Passavia fino in Ungheria, similmente Ruperto e Pietro di Salisburgo, Volfango di Ratisbona; Martino indica spesso missionari franchi. Giorgio, patrono dei cavalieri, appare spesso come patrono in chiese fondate da nobili, o sotto il patronato nobiliare; certi rivelano la fondazione o appartenenza della chiesa a fraternite medievali dei mestieri (Omobono: sarti; Eligio; gioiellieri; Lazzaro: lebbrosari; Caterina era patrona di vari mestieri, ecc.). Una certa attenzione merita il t. s. Lorenzo, perché non di rado rivela una fondazione ancora paleocristiana, quando detto santo, veneratissimo a Roma, ebbe un culto particolarmente esteso. Assai notevole il fatto che molte chiese dedicate alla Madonna hanno il titolo dell'Assunzione, e ciò da tempi assai an-tichi (alle volte fino ai secc. v e vi). Una seconda fase feconda di questo titolo si ha nel pieno medioevo, per opera soprattutto dei Cistercensi che per regola dedicata il vasto campo dei santi t. si è dimostrato ormai fruttuosisimo sotto i più svariati aspetti, benché l'indagine richieda una severa preparazione e grande esperienza, al-trimenti può facilmente degenerare. Una particolare attenzione meritano certi t. che spesso, infondatamente, sono stati creduti successori o, piuttosto, sostituti di precedenti divinità pagane, sia del mondo classico, sia del mondo celtico, germanico, slavo ecc.
mostrò fin dal 1877 il De Rossi (Roma soter., III, Roma 1877, p. 520 sgg.; J. P. Kirsch, Die römischen Titelkirchen, Paderborn 1918, p. 200 sgg.). Vere case di abitazione risultano sotto SS. Giovanni e Paolo, SS. Silvestro e Martino ai Monti; S. Lorenzo in Lucina, S. Cecilia, in parte sotto S. Sabina, in minima parte sotto S. Anastasia; sotto l'attuale S. Prassede si sono rinvenuti di recente avanzi di monumenti pubblici, sotto S. Pudenziana un edificio termale, sotto S. Prisca un mitreo. È tuttora vero quanto scrisse il Duchesne nel 1887: «Non si è conservato alcun documento che permetta determinare in modo certo, dove si trovavano, prima di Costantino, gli edifici cristiani compresi dentro le mura della città di Roma» (Les titres presbiteraux et les diaconies, in Mélanges d'arch. et d'hist., 7 [1887], p. 217). Ilaro (461-68) fa eseguire un servizio di vasi sacri per ogni t. (Lib. Pont., I, p. 249). Simplicio (468-83) distribui i presbiteri titolari al servizio cibodamarino delle basiliche cimiteriali di S. Pietro, S. Paolo e S. Lorenzo e propter penitentes et baptismum a. e proprio i presbiteri della regio III, a S. Lorenzo, quelli della regio I a S. Paolo, quelli della regio VI vel VII a S. Pietro (ibid., I, p. 249).
II. Sviluppo
Il primo elenco sicuro dei t. romani si ha dal Concilio romano del 1° marzo 499 sotto papa Simmaco. Nel verbale, dopo i vescovi presenti, firmarono i presbiteri romani, con l'indicazione del t. al quale appartenevano: si hanno 29 denominazioni di t.; se i t. di Bizante e di Pammachio sono uno solo, se il t. di Romano è errato per quello di Marcello, se l'ultimo Laurenti va unito o col t. di Damaso o con quello di Lucina, si giungerebbe a 26 (MGH, Auct. antiquiss., XII, p. 410 sgg.). Da un'epigrafe del cimiterio di S. Pancrazio del 521-22 risulta che nel t. di S. Crisogono quattro presbiteri del t. sono gerarchicamente indicati con prior, secundus, tertius, quartus (G. B. De Rossi, Inscr., cit., I, n. 975). Nel Sinodo del 595 si hanno 24 t., tutti con la denominazione di un santo; mancano quelli di Bizante, Emiliana, Crescenziana, Gaio, Matteo, Pammachio, Tigrida, Romano, Fasciola: in cambio si hanno i t. dei SS. Giovanni e Paolo, S. Susanna, S. Sisto, S. Balbina, SS. Nereo e Achilleo, SS. Marcellino e Pietro, SS. Quattro Coronati (MGH, Epistolae, I, pp. 366-67). Sotto Adriano I (772-95) i t. furono 22, come è attestato dal 440 «vela» donati dal Papa, 20 per ciascun t. (Lib. Pont., I, p. 504). Nell'elenco delle chiese alle quali furono offerti doni dal papa Leone III, nell'806 c.a., si trovano 23 t., tra i quali c'è da notare l'ecclesia Gentiricis Dei in titulo Callisti, il «titulus beati Petri qui appellatur Eudoxiae», la «basilica Apostolorum quae ponitur in Via Lata», il t. «Marci... appellatur in Via Lata»; si ha ancora il t. «Emilianae» (invece di SS. III Coronati) e il t. Pammachi (invece di SS. Giovanni e Paolo); il t. dei SS. Nereo e Achilleo è invece diaconia e il t. di Prisca è detto «Aquilae et Priscae».Il catalogo di P. Mallio fatto sotto Alessandro III (1159-81) dà 28 t., 7 per ciascuna delle 4 basiliche pa

TITOLI DELLA CHIESA ROMANA - S. Em. il Sig. card. Valerio prende possesso del tit. di S. Silvestro in Capite (8 marzo 1953). Il Protonotario apostolico legge il Breve pontificio di assegnazione del tit. - Roma.
il card. Roberto è detto SS. XII Apostolorum (ibid., p. 496).
tianae»), nell'elenco di Pietro Mallio (s. *Potentianae*) e del 1492 (idem). Ne furono titolari Innocenzo III, Niccolò IV e Pio IV. *Pariscae*: ricordato in un'epigrafe del 489; nei Sinodi del 499 e 595; nella vita di Adriano I; in quella di Leone III è t. *Aquilae et Priscae*; torna t. *Priscae* nei cataloghi di P. Mallio e del 1492; ne furono titolari Benedetto XII e Pio IV. SS. IV *Coronatorum*, V. *Aemilianae*. Romani: solo nel Sinodo del 499. Il Duchesne lo ritenne errore di copista per «Romanus tit. Marcelli». *Sabinae* (Sinodo del 499): *S. Sabinae* in quello del 595; *B. Sabinae* nella biografia di Leone III; *S. Sabina* nei cataloghi di P. Mallio e del 1492; ne furono titolari Eugenio II, b. Benedetto XI, Pio II e s. Pio V. S. Sistii, V. *Crescentianae*. *Tigridae*: solo nel Sinodo del 499. Il Kirsch dubita se debba identificarsi col t. *S. Syxii* o col t. *S. Balbinae* del Sinodo del 595 (Die römischen Titelkirchen, cit., pp. 94, 129). Vestianae: dal nome della matrona fondatrice sotto Innocenzo I (Lib. Pont., I, p. 220); così nel Sinodo del 499; è *S. Vitalis* nel Sinodo del 595; *B. Vitalis* nella biografia di Leone III; nei cataloghi di P. Mallio e del 1492; ne fu titolare Giulio III; soppresso dal papa Clemente VIII nel 1596 fu ristabilito da Leone XIII il 16 dic. 1880 con la denominazione SS. Vitale, Gervasio e Protasio in Vestina. Più recenti sono i t.:
S. Stephan I in *Caello Monte*: nella biografia di Gelasio II (1118-19) appare: «Saxo de Anagnia sancti Stephanii in Celio monte» (Lib. Pont., II, p. 312). Ne fu titolare Pio IV. S. Crucis in Hierusalem: sotto Gelasio II (1118-19) appare un «Amicus cardinalis Sanctae Crucis» (Lib. Pont., II, p. 312); sotto Innocenzo II un Jerhardus (ibid., p. 380), in seguito Lucio II (ibid., p. 385); si trova nei cataloghi di P. Mallio e del 1492. Ne furono titolari inoltre Innocenzo VII. Marcello II e Benedetto XIV. SS. Quirici et Julitae: fondato da Sisto IV; ne furono titolari Leone XI ed Innocenzo XIII.
Da Leone X il 6 luglio 1517 furono creati i t.:
S. *Agnensis* in *Agone*: soppresso da Innocenzo X il 5 ott. 1654 e trasferito a S. Agnese fuori le mura. S. Bartholomei in *Insula* o *Inter Pontes*. S. Apollinaris: soppresso da Sisto V nel 1587, divenne diaconia, poi t. nel 1946 *pro hac vice*. S. Caesari in *Palatio*: soppresso da Sisto V nel 1587, diaconia dal 1600. S. Johannis ante Portam Latinam. S. Laurentii in *Panisperna*: titolare Clemente XIV. S. Mariae in *Capitolio* o *Dr. Arcocelli*: soppresso da Clemente VII il 17 apr. 1527, fu ristabilito da Giulio III il 4 dic. 1551. Ne fu titolare Clemente XIII. S. Pancrazio: il 28 febbr. 1550 fu unito da Giulio III al t. di S. Clemente con la denominazione dei SS. Clemente e Pancrazio, ma fu separato dallo stesso Papa il 4 dic. 1551. Ne furono titolari Paolo IV, Clemente VIII ed Innocenzo XII. S. Silvestri in *Capite*. S. Thomae in *Parione*: il papa Pio XI con la cost. apost. *Quam* S. Thomae in *Parione* soppresse il t. e lo trasferì a S. Maria in *Vallicella* (AAS, 30 [1938], p. 191).
Seguono i t. creati da Giulio III il 4 dic. 1551: S. Barbarae: soppresso da Sisto V il 20 apr. 1587. S. Maria in *Via*. S. Simonis: ne fu titolare Sisto V, che lo soppresse il 20 apr. 1587.
S. Maria super Minervam: fu fondato da Paolo IV il 24 marzo 1557. Ne fu titolare s. Pio V. S. Maria Angelorum: fu elevato a t. da Pio IV il 18 maggio 1565.
S. Pio V il 16 febbr. 1566 istituì i t.:
S. *Eupemia*: soppresso da Sisto V il 20 apr. 1587. S. Hieronymi de Illirici: ne fu titolare Sisto V. S. Triphonis: soppresso da Sisto V il 20 apr. 1587.
Sisto V il 20 apr. 1587 elevò a t.:
S. Augustini: sopprimendo quello di S. Trifone. S. Blasi de Anulo, soppresso da Paolo V il 17 ott. 1616 e trasferito ai SS. Biagio e Carlo ai Catinari. SS. Bonifaci et Alexi in *Aventino*. S. Maria a Populo: ne fu titolare Alessandro VII. S. Maria a Pace. S. Maria in *Trasportina*: ne furono titolari Gregorio XV e Pio VIII. S. Onophri: ne furono titolari Urbano VIII, Innocenzo XI e Pio VI. S. Petri in *Montorio*: ne fu titolare Urbano VIII. S. Salvatoris in *Lauro*: ne fu titolare Alessandro VIII. Fu soppresso il 19 maggio 1670 da Clemente X, che lo trasferì a S. Bernardo alle Terme. S. Mare Trinitatis in *Monte Pincio*. Più tardi furono fondati i t. di:
SS. Biagio e Carlo ai Catinari: fondato da Paolo V il 17 ott. 1616, trasferito da Urbano VIII il 16 ag. 1627. SS. Ambrogio e Carlo al Corso: soppresso dallo stesso il 24 ag. 1639. S. Agnesti extra Muros: creato da Innocenzo X il 5 ott. 1654, dopo soppresso S. Agnese in *Agone*. S. Bernardi alle Terme: fu fondato da Clemente X il 19 maggio 1670, dopo soppresso S. Salvatore in *Lauro*. S. Maria della Vittoria: fondato da Pio VII nel dic. 1801. SS. Andreas et Gregorio in *Celio*: fu fondato da Gregorio XVI il 1 luglio 1839 che vi trasferì il t. di S. Eusebio. S. Maria Nova: fu creato dal papa Leone XIII il 17 marzo 1887. S. Maria in *Cosmedin*: diaconia elevata nel 1935 *pro hac vice* a t. presbiteriale; S. Maria in *Vallicella*: fu creato da Pio XI (cost. apost. *Quam s. Thomae in Parione* dell'8 dic. 1937, dopo soppresso il t. di S. Tommaso in *Parione*; AAS, 30 [1938], p. 191). Nel *Consistorio* del 18 febbr. 1946 fu elevato a t. *pro hac vice* la diaconia di S. Maria in *Porticu*.
Nel *Consistorio* del 17 genn. 1953 furono *pro hac vice* elevate a t. le diaconie: S. Agata dei Gotti; S. Angelo in *Pescheria*; SS. Cosma e Damiano; S. Maria della Scala; S. Maria in *Aquino*; S. Maria in *Via Latina*. Vedi tav. XVI.