COSMA E DAMIANO, SANTI, MARTIRI

COSMA e DAMIANO, santi, martiri. - Scarse ed incerte sono le notizie sulla loro vita e sul loro

martirio. Si può solo affermare con certezza che per
rono nella persecuzione di Diocleziano a Ciro in
Siria, dove sui loro sepolcri fu innalzata una basi-
lica ingrandita poi da Giustiniano. La Passio ap-
partiene al genere delle leggende agiografiche in cui
il soprannaturale ha una grande parte; secondo que-
sta, C. e D., dopo aver sostenuto i tormenti del fuoco,
della lapidazione e delle saette, riusciti tutti vani,
sarebbero stati decapitati. Festa il 27 sett.; sono
considerati patroni dei medici.

Il loro culto si
estese ben presto in
Oriente e in Occi-
dente: le loro reli-
quie furono larga-
mente diffuse e nu-
merose chiese furono
loro dedicate. Fa-
mosa fra tutte fu
nell'antichità la Basi-
lica costruita a Co-
stantinopoli nella pri-
ma metà del sec. v;
in essa i fedeli si
recavano a chiedere
la guarigione dei lo-
ro mali, praticando
il rito della incuba-
tio. Ben presto si fe-
cero delle raccolte dei
prodigi operati dai
martiri (ὁσύματα),
la cui prima reda-
zione rimonta al
sec. VI; e poiché si
raccontava in esse
che i martiri gene-
ralmente venivano
in soccorso dei de-
voti ordinando rimedi naturali anziché guarire miracolo-
samente e direttamente, nacque la credenza che C. e
D. fossero anàrgiri (v.), poiché
avrebbero esercitato la loro professione per carità. La
diffusione del loro culto portò anche alla moltiplicazione
delle persone dei martiri, tanto che nel Martirologo
geronimiano sono commemorati come martiri di diversi
luoghi ed in giorni diversi: ma si tratta certamente dello
stesso gruppo. A Roma il papa Simmaco (498-514) de-
dicò in loro onore un oratorio a S. Maria Maggiore, e
Felice IV (526-30) la Basilica presso il Foro romano ot-
tenuta dall'unione di due templi pagani: uno rotondo
conosciuto generalmente con il nome di Templum divi
Romuli, il giovane figlio di Massenzio morto nel 397, che
venne a formare l'atrio della Basilica; l'altro ritenuto
comunemente come il tempio degli Dei penati o Tem-
plum sacrae Urbis; esso costituisce la vera e propria aula
della Basilica, nella cui abside fu eseguito il grandioso
musico raffigurante gli Apostoli Pietro e Paolo che pre-
sentano al Redentore i due martiri C. e D., e fu posta
l'iscrizione, ancora in situ, che ricorda l'avvenimento.
Probabilmente nella stessa circostanza C. e D. furono
inseriti anche nel canone della Messa. Altre 6 chiesuole
erano dedicate in Roma ai due martiri. - Vedi tav.
XXXVIII.

BIBL.: Martyr. Hieronymianum, p. 528; Acta SS. Septem- bris, VII, ed. Parigi 1867, pp. 400-48; L. Deubner, Kosmas und Damian, Lipsia 1907; G. Biassotti-Ph. B. Whitehead, La chiesa dei SS. C. e D. al Foro romano e gli edifici preesistenti, in Rendic. della Pont. accad. romana di archeol., 3 (1925), pp. 83- 122; H. Delehaye, Les recueils antiques de miracles des Saints, in Anal. Boll., 43 (1925), pp. 8-18; id., Les origines du culte des Martyrs, 2ª ed., Bruxelles 1933, p. 190 sq.; E. Rupprecht, Cosmae et Damiani sanctorum medicorum vita et miracula, Ber- lino 1935; R. Krautheimer, Corpus basilicarum christianarum Romae, I, Città del Vaticano 1937, pp. 137-43; V. L. Kennedy, The Saints of the Canon of the Mass, ivi 1938, pp. 137-40; E. Donckel, Ausserrömischen Heilige in Rom, Lussemburgo 1938, pp. 60-63; M. Armellini, Le chiese di Roma dal sec. IV al XIX,

ed. C. Cecchelli, Roma 1942, pp. 196-99, 1279-81; G. Lugh,
Roma antica. Il centro monumentale, ivi 1946, p. 225 sq.

Agostino Amore