TITOLARI delle CHIESE. - Denominazione ufficiale assegnata a una chiesa o a un oratorio.
I. PRASSI ODIERNA
Ogni chiesa, consacrata o solennemente benedetta, ogni oratorio pubblico o semipubblico, ogni altare fisso, deve avere un t., ossia un titolo, il quale può essere un santo, un angelo, una persona divina, o un mistero di Cristo o della Madonna. Al riguardo il can. 1168 del CIC stabilisce quanto segue: § 1 un titolo assegnato non può essere cambiato; § 2 la festa del titolare va celebrata ogni anno; § 3 un beato non può essere scelto per titolare senza un particolare indulto apostolico.
Il titolo viene stabilito, in genere, dal vescovo consacrante, ma anche su proposta della comunità o della persona che erige la chiesa, almeno prima della consacrazione. Sia il Pontificale che il Rituale romano, descrivendo il rito della posa della prima pietra, hanno nell'orazione principale il posto per l'inscrizione del santo t.; nella solenne consacrazione poi lo stesso nome dev'essere inserito anche nelle litanie dei santi; e nel documento da chiudersi nell'altare, si deve indicare anche il titolo della chiesa (Pont. Rom., De bev. et impos. primae lapidis; Rit. Rom., Tit. IX, n. 16, n. 17).
Alcuni decreti della S. Congr. dei Riti precisano inoltre che il santo t. dovrebbe essere un santo inserito o nel Mortirologio romano, o almeno nel relativo calendario proprio (diocesano o religioso).
T. può essere anche la Madonna, sotto un suo titolo particolare, ma liturgicamente approvato, come, ad es., Mater gratiae, Auxilium christianorum, Virgo admirabilis ecc., o sotto un suo mistero particolare (Concezione immacolata, Natività, Assunzione, Dolori, ecc.). La persona di Cristo lo può essere sotto i titoli liturgicamente approvati come, ad es., Salvatore (il più antico e venerando titolo cristologico usato), Redentore, Cristo Re, Cuore di Gesù, S.mo Sacramento, Natività del Signore, Trasfigurazione, ecc.). Quanto alle altre persone divine, può essere t. anche lo Spirito Santo; invece non si è soliti dare come titolo il Padre, bensì la S.ma Trinità.
Quanto ai santi del Vecchio Testamento, nel medioevo non era raro il caso che si scegliessero come t. Giobbe, Daniele, Davide, Simeone profeta (il Simeone del Vangelo che profetizzò a Maria S.ma: suoi dolori), e, spessissimo, Giovanni Battista, più tardi anche Anna e Gioacchino. Questi ultimi ancora oggi possono darsi come titoli, per la loro attinenza al Nuovo Testamento.
Un titolo, una volta imposto alla chiesa o all'altare consacrati, non può essere cambiato se non per indulto pontificio; si può però aggiungere un altro t. sempre per indulto pontificio, che poi verrà celebrato liturgicamente ad ugual diritto. Una qualunque profanazione della chiesa non toglie il titolo, che si annulla soltanto con la completa distruzione o la formale dissacrazione, o l'adattamento ad uso profano. Se poi la chiesa, o lo stesso edificio, o una ricostruzione nuova sul posto, viene riaperta, rivive senz'altro il vecchio titolo. Non è lecito, in tale occasione, cambiare il titolo o aggiungerne un altro, senza espresso indulto apostolico. Se poi un t. ha per sé più d'una festa nel calendario, come ad es., s. Michele, s. Giovanni Battista, la Madonna, Cristo, allora nell'atto della consacrazione dev'essere indicata la data da celebrarsi come festa titolare. La festa titolare invece di tutte le chiese di Cristo Salvatore è quella della Trasfigurazione (6 ag.), della Madonna, quando non è stabilito differentemente, la sua Assunzione (15 ag.).
La festa titolare di una chiesa è di prima classe con ottava comune, da celebrarsi dal clero effettivamente ascrittovi; altrimenti si celebra la sola Messa solenne.
Da notare che fino ai decreti di Pio X nel 1911-13 il termine tecnico di « t. della chiesa » non era tanto preciso; più comunemente si dava ai santi t. il nome di « patroni » della chiesa, e si amava parlare della festa patronale, o patrocinio; ma quando il t. non era un santo (o un angelo o la Madonna) allora si preferiva la denominazione titolo o t., non potendo considerarsi i misteri titolari come « patroni ». Oggi pertanto, nello stretto senso tecnico liturgico, la parola « patrono » è riservata ai « patroni loci » e ai « patronati » particolari dei santi (v. PATRONO).
Bibliografia5 opere
II. STORIA
L'uso dei t. santi, o, meglio dei t. delle chiese, è antichissimo e deriva dal costume civile (pagano) di designare le case e le varie proprietà terriere con il nome del possessore o protettore. Il titolo garantiva protezione della proprietà; s. Agostino, nelle Enarrationes in psalmos (In ps., XXI, enarr., II, n. 31: PL 36, 180) narra espressamente come alcuni, per dare maggior importanza alla loro casa, la mettevano sotto il titolo di un altro personaggio più potente; così come i donatisti, invece del nome di Cristo, preferivano il nome di Donato. Comunque, almeno a Roma, e con ogni probabilità anche altrove, le prime case della Chiesa (comunità cristiana) ritenevano il titolo del donatore o fondatore. Ciò valeva anche per le grandi basiliche: costantiniana, liberiana, sessoriana; certe denominazioni però provenivano anche, sin dall'inizio, o dalla località o da un elemento sacro particolare: S. Croce in Gerusalemme. S. Maria ad praesepe, s. Giovanni al Fonte ecc. Certo è che durante l'epoca delle grandi ricostruzioni delle chiese parrocchiali romane (i « titoli » in senso stretto), cioè nei secc. IV e V, subentró l'uso di dedicare le chiese stesse ad un santo come t. o protettore e quasi proprietario della chiesa, ma sul momento restò spesso in vita anche il vecchio titolo originale: S. Lorenzo in Damaso, cioè la chiesa di s. Lorenzo, costruita nel vecchio titolo fondato da Damaso; S. Lorenzo in Lucina, cioè la chiesa di S. Lorenzo costruita nel precedente titolo della matrona Lucina, ecc. Moltiplicandosi le chiese, esse prendevano senz'altro il titolo dal santo in cui onore furono costruite e dedicate; non si può tuttavia negare che vi abbia influito anche il fatto che nelle chiese cimiteriali sin dall'inizio si venerava un particolare santo, che dava il nome alla chiesa. Comunque sia, dal sec. VI la legislazione canonica incomincia a sanzionare l'uso dei santi t. delle chiese, nella forma allora praticata di imporre non più il nome del fondatore o donatore, ma di un santo o di un mistero. Nel medioevo, stante l'idea della feudalità e della protettoria, il santo t. ebbe massima venerazione e le feste titolari divennero feste anche popolari e civili di grande importanza, occasione di mercati e di convegni pubblici. Oblazioni di ogni sorta offerte alla chiesa erano presentate al patrono, ossia t. della chiesa, per mettersi sotto la sua particolare protezione: le violazioni di beni ecclesiastici erano riguardate come ingiurie infitte direttamente al santo t.
Importanza sempre maggiore stanno acquistando nei tempi più recenti gli studi e le indagini intorno alla distribuzione geografica e all'età storica dei vari t. delle chiese; questo studio alle volte viene integrato e perfezionato comprendendo, oltre i t., anche i veri toponimi locali sacri. Inoltre le indagini alle volte si dirigono piuttosto verso l'aspetto culturale in genere, il folklore, la storia della proprietà ecclesiastica, la storia del culto dei vari santi, la diffusione delle loro reliquie, ecc.: insomma la geografia santorale (per dire così) si va dimostrando sempre più come fonte assai ricca per la storia ecclesiastica e culturale, soprattutto dell'antichità e del medioevo.
Si possono ricostruire, a questo modo, le epoche di particolare venerazione di certi santi (basti l'esempio di s. Niccolò, studiato a fondo dal Meisen [v. op. cit., in bibl.], che sia dal sec. XI diventa straordinariamente popolare, come si vede appunto dalla diffusione cronologica e topografica delle sue chiese). S. Giacomo maggiore, come patrono dei pellegrini e dei viandanti, ha spesso le sue chiese lungo le grandi strade battute da questi, in certi punti difficili (valichi); chiese di S. Michele e di S. Giovanni Battista, del resto universalmente diffuse e ab antiquo, sono anche state avvantaggiate dalla venerazione dell'Arcangelo come patrono dei defunti, e del Battista come patrono dei tanti battisteri. Certi santi indicano il centro dell'irradiazione del cristianesimo: Ermagora di Aquileia, Stefano di Passavia fino in Ungheria, similmente Ruperto e Pietro di Salisburgo, Volfango di Ratisbona; Martino indica spesso missionari franchi. Giorgio, patrono dei cavalieri, appare spesso come patrono in chiese fondate da nobili, o sotto il patronato nobiliare; certi t. rivelano la fondazione o appartenenza della chiesa a fraternità medievali dei mestieri (Omobono: sarti; Eligio: gioiellieri; Lazzaro: lebbrosari; Caterina era patrona di vari mestieri, ecc.). Una certa attenzione merita il t. s. Lorenzo, perché non di rado rivela una fondazione ancora paleocristiana, quando detto santo, veneratissimo a Roma, ebbe un culto particolarmente esteso. Assai notevole il fatto che molte chiese dedicate alla Madonna hanno il titolo dell'Assunzione, e ciò da tempi assai antichi (alle volte fino ai secc. v e vi). Una seconda fase feconda di questo titolo si ha nel pieno medioevo, per opera soprattutto dei Cistercensi che per regola dedicarono tutte le loro chiese alla Madonna. Insomma, il vasto campo dei santi t. si è dimostrato ormai fruttuosissimo sotto i più svariati aspetti, benché l'indagine richieda una severa preparazione e grande esperienza, altrimenti può facilmente degenerare. Una particolare attenzione meritano certi t. che spesso, infondatamente, sono stati creduti successori o, piuttosto, sostituiti di precedenti divinità pagane, sia del mondo classico, sia del mondo celtico, germanico, slavo ecc.
Bibliografia5 opere
Patron Saints of English Churches, Londra 1915; J. Dorn, Beiträge zur Patrozienforsch., in Arch. f. Kulturgesch., 13 (1917), pp. 9-40, 220-55 (molto istruttivo); J. P. Kirsch, Die röm. Titelkirch. im Altertum, Paderborn 1918, pp. 3-4, 117 seg. (per l'origine dell'uso dei t.); J. Trier, Patrozienforsch. u. Kulturgeograph., in Hist. Zeitschr., 134 (1926), pp. 329-49 (assai istruttivo); H. Fink, Die Kirchenpatroz. Tirol, Passavia 1928; E. Hennecke, Patrozienforsch., in Die Rel. in Gesch. u. Gegenz., IV, Tubinga 1930, coll. 1010-11 (con bibl.); K. Meisen, Nikolaushult u. Nik. brauch, Münster 1931; K. Puchner, Patrozienforsch. u. Eigenkirchenwesen, Monaco 1932 (diss.); M. G. Lavergne, La toponymie, in V. Carrière, Introd. aux études d'hist. ecclés. locale, II, Parigi 1934, pp. 497-552 (molto pratico e istruttivo); E. Klebel, Patrozien im deutsch. Südosten, Klagenfurt 1935 (ottimo per l'influsso della missione salisburgense); F. Hatheyer, Die Pfarrpatroz. der Diözesen Österreichs, in Zeitschr. f. hath. Theol., 72 (1950), pp. 213-22; G. Imbrighi, Il toponimo « San Pietro » nella regione italiana, Città del Vaticano 1953; J. B. Lehner, Patron, in LThK, VIII, coll. 1-3 (con particolare riguardo alle regioni germaniche).
Giuseppe Löw