TITOLARI delle CHIESE. - Denominazione ufficiale assegnata a una chiesa o a un oratorio.
I. PRASSI ODIERNA
Ogni chiesa, consacrata o solennemente benedetta, ogni oratorio pubblico o semipubblico, ogni altare fisso, deve avere un t., ossia un titolo, il quale può essere un santo, un angelo, una persona divina, o un mistero di Cristo o della Madonna. Al riguardo il can. 1168 del CIC stabilisce quanto segue: § 1 un titolo assegnato non può essere cambiato; § 2 la festa del titolare va celebrata ogni anno; § 3 un beato non può essere scelto per titolare senza un particolare indulto apostolico.Il titolo viene stabilito, in genere, dal vescovo consacrante, ma anche su proposta della comunità o della persona che erige la chiesa, almeno prima della consacrazione. Sia il Pontificale che il Ritnale romano, descrivendo il rito della posa della prima pietra, hanno nell'orazione principale il posto per l'inscrizione del santo t.; nella solenne consacrazione poi lo stesso nome dev'essere inserito anche nelle litanie dei santi; e nel documento da chiudersi nell'altare, si deve indicare anche il titolo della chiesa (Pont. Rom., De bev. et impos. primae lapidis; Rit. Rom., Tit. IX, n. 16, n. 17).
Alcuni decreti della S. Congr. dei Riti precisano inoltre che il santo t. dovrebbe essere un santo inserito o nel Mortirologio romano, o almeno nel relativo calendario proprio (diocesano o religioso).
T. può essere anche la Madonna, sotto un suo titolo particolare, ma liturgicamente approvato, come, ad es., Mater gratiae, Auxilium christianorum, Virgo admirabilis ecc., o sotto un suo mistero particolare (Concezione immacolata, Natività, Assunzione, Dolori, ecc.). La persona di Cristo lo può essere sotto i titoli liturgicamente approvati come, ad es., Salvatore (il più antico e venerando titolo cristologico usato), Redentore, Cristo Re, Cuore di Gesù, S.mo Sacramento, Natività del Signore, Trasfigurazione, ecc.). Quanto alle altre persone divine, può essere t. anche lo Spirito Santo; invece non si è soliti dare come titolo il Padre, bensì la S.ma Trinità.
Quanto ai santi del Vecchio Testamento, nel medioevo non era raro il caso che si scegliessero come t. Giobbe, Daniele, Davide, Simeone profeta (il Simeone del Vangelo che profetizzò a Maria S.ma: suoi dolori), e, spessissimo, Giovanni Battista, più tardi anche Anna e Gioacchino. Questi ultimi ancora oggi possono darsi come titoli, per la loro attinenza al Nuovo Testamento.
Un titolo, una volta imposto alla chiesa o all'altare consacrati, non può essere cambiato se non per indulto pontificio; si può però aggiungere un altro t. sempre per indulto pontificio, che poi verrà celebrato liturgicamente ad ugual diritto. Una qualunque profanazione della chiesa non toglie il titolo, che si annulla soltanto con la completa distruzione o la formale dissacrazione, o l'adattamento ad uso profano. Se poi la chiesa, o lo stesso edificio, o una ricostruzione nuova sul posto, viene riaperta, rivive senz'altro il vecchio titolo. Non è lecito, in tale occasione, cambiare il titolo o aggiungerne un altro, senza espresso indulto apostolico. Se poi un t. ha per sé più d'una festa nel calendario, come ad es., s. Michele, s. Giovanni Battista, la Madonna, Cristo, allora nell'atto della consacrazione dev'essere indicata la data da celebrarsi come festa titolare. La festa titolare invece di tutte le chiese di Cristo Salvatore è quella della Trasfigurazione (6 ag.), della Madonna, quando non è stabilito differentemente, la sua Assunzione (15 ag.).
La festa titolare di una chiesa è di prima classe con ottava comune, da celebrarsi dal clero effettivamente ascrittovi; altrimenti si celebra la sola Messa solenne.
Da notare che fino ai decreti di Pio X nel 1911-13
il termine tecnico di « t. della chiesa » non era tanto preciso; più comunemente si dava ai santi t. il nome di « patroni » della chiesa, e si amava parlare della festa patronale, o patrocinio; ma quando il t. non era un santo (o un angelo o la Madonna) allora si preferiva la denominazione titolo o t., non potendo considerarsi i misteri titolari come « patroni ». Oggi pertanto, nello stretto senso tecnico liturgico, la parola « patrono » è riservata ai « patroni loci » e ai « patronati » particolari dei santi (v. PATRONATO).
II. STORIA
L'uso dei t. santi, o, meglio dei t. delle chiese, è antichissimo e deriva dal costume civile (pagano) di designare le case e le varie proprietà terriere con il nome del possessore o protettore. Il titolo garantiva protezione della proprietà; s. Agostino, nelle Enarrationes in psalmos (In ps., XXI, enarr., II, n. 31: PL 36, 180) narra espressamente come alcuni, per dare maggior importanza alla loro casa, la mettevano sotto il titolo di un altro personaggio più potente; così come i donatisti, invece del nome di Cristo, preferivano il nome di Donato. Comunque, almeno a Roma, e con ogni probabilità anche altrove, le prime case della Chiesa (comunità cristiana) ritenevano il titolo del donatore o fondatore. Ciò valeva anche per le grandi basiliche: costantiniana, liberiana, sessoriana; certe denominazioni però provenivano anche, sin dall'inizio, o dalla località o da un elemento sacro particolare: S. Croce in Gerusalemme. S. Maria ad praesepe, s. Giovanni al Fonte ecc. Certo è che durante l'epoca delle grandi ricostruzioni delle chiese parrocchiali romane (i « titoli » in senso stretto), cioè nei secc. IV e V, subentró l'uso di dedicare le chiese stesse ad un santo come t. o protettore e quasi proprietario della chiesa, ma sul momento restò spesso in vita anche il vecchio titolo originale: S. Lorenzo in Damaso, cioè la chiesa di s. Lorenzo, costruita nel vecchio titolo fondato da Damaso; S. Lorenzo in Lucina, cioè la chiesa di S. Lorenzo costruita nel precedente titolo della matrona Lucina, ecc. Moltiplicandosi le chiese, esse prendevano senz'altro il titolo dal santo in cui onore furono costruite e dedicate; non si può tuttavia negare che vi abbia influito anche il fatto che nelle chiese cimiteriali sin dall'inizio si venerava un particolare santo, che dava il nome alla chiesa. Comunque sia, dal sec. VI la legislazione canonica incomincia a sanzionare l'uso dei santi t. delle chiese, nella forma allora praticata di imporre non più il nome del fondatore o donatore, ma di un santo o di un mistero. Nel medioevo, stante l'idea della feudalità e della protettoria, il santo t. ebbe massima venerazione e le feste titolari divennero feste anche popolari e civili di grande importanza, occasione di mercati e di convegni pubblici. Oblazioni di ogni sorta offerte alla chiesa erano presentate al patrono, ossia t. della chiesa, per mettersi sotto la sua particolare protezione: le violazioni di beni ecclesiastici erano riguardate come ingiurie infitte direttamente al santo t.Importanza sempre maggiore stanno acquistando nei tempi più recenti gli studi e le indagini intorno alla distribuzione geografica e all'età storica dei vari t. delle chiese; questo studio alle volte viene integrato e perfezionato comprendendo, oltre i t., anche i veri toponimi locali sacri. Inoltre le indagini alle volte si dirigono piuttosto verso l'aspetto culturale in genere, il folklore, la storia della proprietà ecclesiastica, la storia del culto dei vari santi, la diffusione delle loro reliquie, ecc.: insomma la geografia santorale (per dire così) si va dimostrando sempre più come fonte assai ricca per la storia ecclesiastica e culturale, soprattutto dell'antichità e del medioevo.
Si possono ricostruire, a questo modo, le epoche di particolare venerazione di certi santi (basti l'esempio di

(da R. Vieillard, Les origines du titre de Saint-Martin aux Monts à Rome, Roma-Parigi 1931, pianta n. 1)
Patron Saints of English Churches, Londra 1915; J. Dorn, Beiträge zur Patrozienforsch., in Arch. f. Kulturgesch., 13 (1917), pp. 9-40, 220-55 (molto istruttivo); J. P. Kirsch, Die röm. Titelkirch. im Altertum, Paderborn 1918, pp. 3-4, 117 seg. (per l'origine dell'uso dei t.); J. Trier, Patrozienforsch. u. Kulturgeograph., in Hist. Zeitschr., 134 (1926), pp. 329-49 (assai istruttivo); H. Fink, Die Kirchenpatroz. Tirol, Passavia 1928; E. Hennecke, Patrozienforsch., in Die Rel. in Gesch. u. Gegenz., IV, Tubinga 1930, coll. 1010-11 (con bibl.); K. Meisen, Nikolaushult u. Nik. brauch, Münster 1931; K. Puchner, Patrozienforsch. u. Eigenkirchenwesen, Monaco 1932 (diss.); M. G. Lavergne, La toponymie, in V. Carrière, Introd. aux études d'hist. ecclés. locale, II, Parigi 1934, pp. 497-552 (molto pratico e istruttivo); E. Klebel, Patrozien im deutsch. Südosten, Klagenfurt 1935 (ottimo per l'influsso della missione salisburgense); F. Hatheyer, Die Pfarrpatroz. der Diözesen Österreichs, in Zeitschr. f. hath. Theol., 72 (1950), pp. 213-22; G. Imbrighi, Il toponimo « San Pietro » nella regione italiana, Città del Vaticano 1953; J. B. Lehner, Patron, in LThK, VIII, coll. 1-3 (con particolare riguardo alle regioni germaniche). Giuseppe Löw
TITOLI DELLA CHIESA ROMANA. - Con questo termine vengono oggi indicate le chiese di Roma alle quali è preposto un cardinale dell'Ordine dei preti.
I. ORIGINI
Il Liber Pontificalis parla deit. fin dalla più alta antichità: Cleto, per ordine di s. Pietro avrebbe ordinato 25 preti romani (Lib. Pont., I, p. 122), Evaristo avrebbe distribuito i presbiteri nei t. (ibid., p. 126), Urbano avrebbe sostituito le patene vitree con 25 argentee (p. 143), Marcello avrebbe ordinato 25 presbiteri in Roma (p. 164). Oltre a questo distribuì fra diversi papi e personaggi del sec. IV la fondazione di diversi t., per cui Lucina fondò il t. di Marcello (p. 164), papa Silvestro quello di Equizio (p. 170), Marco la basilica iuxta Pallacinas (p. 202), Giulio S. Maria in Trastevere (p. 205) e Damaso S. Lorenzo in Damaso (p. 212); all'inizio del sec. V Innocenzo I fondò il t. di Vestina (p. 220). Secondo G. P. Kirsch i t. furono i più antichi edifici sacri cristiani di Roma, costituiti in case di private abitazioni, in cui risiedevano i presbiteri romani, con una ampia sala per le adunanze liturgiche; in parte risalgono al sec. III, alcuni al sec. IV e ai primordi del sec. V; il numero di 25 rimase poi per vari secoli. Sempre secondo G. P. Kirsch il nome del proprietario avrebbe stato scritto (titulus) sulla facciata. Ma tale ipotesi non ha conferma in alcuna delle case rinvenute ad Ostia od a Pompei. Fuori di Roma la denominazione di t. è sconosciuta; a Cartagine il clero viene indicato secondo le regioni: « arcidiaconus eccl. Carthag. regionis sextae; diaconus regionis quintae; lector regionis quartae o quintae »; perfino le basiliche hanno un'indicazione regionale, i Concili del 403 e del 410 furono tenuti « in regione secunda »; nella terza era una basilica dedicata a s. Pietro, mentre nella VI era quella di S. Paolo. Viene dunque fatto di pensare che lo stesso sia avvenuto a Roma, dove un « lector de Pallacine » è dell'anno 348 (G. B. De Rossi, Inscr. christ., I, Roma 1857-61, p. 62, n. 97). Nella metà del sec. IV ca. è ricordato un « lector de Fultonices » (J. Wilpert, in Beiträge zur Christlich. Archäologie in Römische Quartalschr., 22 [1908], pp. 162-63, tav. 2). Un « lector de Pudentiana » morì nel 384 (E. Diehl, Inscr. christ. lat. veteres, n. 1270). Inoltre a Roma le iscrizioni più antiche di presbiteri portano solo l'indicazione di tale dignità e non del t. (G. B. De Rossi, Roma sotterr., I, Roma 1864, tavv. 19, 5; 21, 6; E. Josi, Note sul cimitero di Pretestato, in Riv. arch. crist., 13 [1936], p. 8, fig. 1; p. 9, fig. 2; pp. 10, 11, figg. 4-5; p. 12, fig. 7; p. 13, figg. 8-9; p. 14, fig. 10). S. Atanasio parlando d'un Concilio Romano nel 341 dice che più di 50 vescovi si riunirono nella casa del presbitero Vito (Apologia contra Arianos, 20: PG 25, 281).
È certa la dipendenza dei cimiteri dai t. come di-
mostrò fin dal 1877 il De Rossi (Roma sotter., III, Roma 1877, p. 520 sgg.; J. P. Kirsch, Die römischen Titelkirchen, Paderborn 1918, p. 200 sgg.). Vere case di abitazione risultano sotto SS. Giovanni e Paolo, SS. Silvestro e Martino ai Monti; S. Lorenzo in Lucina, S. Cecilia, in parte sotto S. Sabina, in minima parte sotto S. Anastasia; sotto l'attuale S. Prassede si sono rinvenuti di recente avanzi di monumenti pubblici, sotto S. Pudentiana un edificio termale, sotto S. Prisca un mitreo. È tuttora vero quanto scrisse il Duchesne nel 1887: «Non si è conservato alcun documento che permetta determinare in modo certo, dove si trovavano, prima di Costantino, gli edifici cristiani compresi dentro le mura della città di Roma» (Les titres presbitéraux et les diacones, in Mélanges d'arch. et d'hist., 7 [1887], p. 217). Ilaro (461-68) fa eseguire un servizio di vasi sacri per ogni t. (Lib. Pont., I, p. 249). Simplicio (468-83) distribuì i presbiteri titolari al servizio ebbomadoro delle basiliche cimiteriali di S. Pietro, S. Paolo e S. Lorenzo «propter penitentes et baptismum», e proprio i presbiteri della regio III, a S. Lorenzo, quelli della regio I a S. Paolo, quelli della regio VI vel VII a S. Pietro (ibid., I, p. 249).
II. SVILUPPO
Il primo elenco sicuro dei t. romani si ha dal Concilio romano del 1º marzo 499 sotto papa Simmaco. Nel verbale, dopo i vescovi presenti, firmarono i presbiteri romani, con l'indicazione del t. al quale appartenevano: si hanno 29 denominazioni di t.; se i t. di Bizante e di Pammachio sono uno solo, se il t. di Romano è errato per quello di Marcello, se l'ultimo Laurenti va unito o col t. di Damaso o con quello di Lucina, si giungerebbe a 26 (MGH, Auct. antiquis., XII, p. 410 sgg.). Da un'epigrafe del cimitero di S. Pancrazio del 521-22 risulta che nel t. di S. Crisogono quattro presbiteri del t. sono gerarchicamente indicati con prior, secundus, tertius, quartus (G. B. De Rossi, Inscr. cit., I, n. 975). Nel Sinodo del 595 si hanno 24 t., tutti con la denominazione di un santo; mancano quelli di Bizante, Emiliana, Crescenziana, Gaio, Matteo, Pammachio, Tigrida, Romano, Fasciola: in cambio si hanno i t. dei SS. Giovanni e Paolo, S. Susanna, S. Sisto, S. Balbina, SS. Nereo e Achilleo, SS. Marcellino e Pietro, SS. Quattro Coronati (MGH, Epistolae, I, pp. 566-67). Sotto Adriano I (772-95) i t. furono 22, come è attestato dai 440 «vela» donati dal Papa, 20 per ciascun t. (Lib. Pont., I, p. 504). Nell'elenco delle chiese alle quali furono offerti doni dal papa Leone III, nell'806 ca., si trovano 23 t., tra i quali c'è da notare l'«ecclesia Genitricis Dei in titulo Callisti», il «titulus beati Petri qui appellatur Eudoxiae», la «basilica Apostolorum quae ponitur in Via Lata», il t. «Marci... appellatur in Via Lata»; si ha ancora il t. «Emilianae» (invece di SS. III Coronati) e il t. Pammachi (invece di SS. Giovanni e Paolo); il t. dei SS. Nereo e Achilleo è invece diaconia e il t. di Prisca è detto «Aquilae et Priscae».Il catalogo di P. Mallio fatto sotto Alessandro III (1159-81) dà 28 t., 7 per ciascuna delle 4 basiliche pa-

(fot. Sesti)
S. Pio V, il 6 febbre 1566 creò i t. di S. Trifone, di S. Eufemia, di S. Girolamo degli Schiavoni, e di S. Giovanni de' Fiorentini che però non venne mai conferito e perciò soppresso (G. F. Firmano, Diarium Caeremoniarum sub Pio V, ann. 1566, ms. dell'Archivio Vat., E. 29, fol. 435). Sisto V, emanata il 3 dic. 1586 la bolla Postquam verus circa il S. Collegio dei cardinali, il 13 apr. 1587 con la cost. apost. Religiosa sanctorum portò i t. a 50. Nel Concistoro del 12 genn. 1953, alcune diaconie vennero elevate a t. pro hac vice. Ecco ora i singoli t.
AEMILIANAE (Sinodo del 499): il Duchesne ritenne di riconoscerlo nel t. SS. IV Coronatorum del Sinodo del 595 e della biografia di Adriano I, mentre in quello di Leone III ritorna Aemilianae; nei cataloghi di P. Mallio e del 1492 è SS. III Coronatorum. Ne furono titolari Leone IV, Stefano VI, Callisto II, Innocenzo IX e Benedetto XV. ANASTASIAE (Sinodo del 499): la chiesa era stata decorata con pitture da Damaso e l'abside con musaici da Ilaro (De Rossi, Inscr. christ., II, p. 150); ritorna nella biografia di Leone III, nei cataloghi di P. Mallio e del 1492; ne furono titolari Bonifacio IX e Pio IV. APOSTOLORUM (Sinodi del 499 e 595): «qui appellatur Eudoxiae ad Vincula» nelle biografie di Adriano I e di Leone III; S. Petri ad vincula nei cataloghi di P. Mallio e del 1492; ne furono titolari Sisto IV, Giulio II e Clemente X. APOSTOLORUM: è la basilica «Iulia» fondata da Giulio I (337-52) nella regione VII «iuxta forum divi Traiani», ricordata nel Catalogo Liberiano. Viene detto anche «prope via Lata» (Lib. Pont., I, pp. 465, 500, 504; II, pp. 20, 28, 31, 345). È detto SS. Apostolorum al tempo di Pasquale II (1099-1118) in cui fu titolare il card. Gregorio (Lib. Pont., II, p. 371); sotto Urbano VI

(da A. Silvagni, Inscriptiones christ. Urbis Romae n. 2, vol. II, Città del Vaticano 1933, tav. 7)
(fot. Olordan)
la fondazione al tempo di papa Silvestro (Lib. Pont., I, p. 170) è t. Equitii nel Sinodo del 499; s. Silvestri in quello del 595, e nella biografia di Adriano I; è diaconia «Sanctorum Silvestri et Martini quae ponitur iuxta Orphea» nella biografia di Leone III; è t. Martini et Silvestri nel catalogo di P. Mallio, t. s. Martini in quello del 1492; ne furono titolari: Sergio II, Bonifacio VIII e Pio XI. EUSERI: è indicato come «tituli conditoris» al 14 ag. nel Geronimiano. Ricorre nel Sinodo del 499, nelle biografie di Adriano I e di Leone III, nei cataloghi di P. Mallio e del 1492. Ne furono titolari Paolo V e Innocenzo X. Soppresso da Gregorio XVI il 12 luglio 1839, fu ripristinato da Pio IX il 25 giugno 1877. PASCIOLAE (oggi SS. Nereo e Achilleo): un «Opas lector t.» è del 377 (G. B. De Rossi, Inscr., I, n. 262); un presbitero Felice morì nel 471 (ibid., n. 831). Appare nel Sinodo del 499; nel 595 t. SS. Nerei et Achillei, nella biografia di Leone III è diaconia; torna t. nei cataloghi di P. Mallio e del 1492; ne fu titolare Clemente VI. GAII-SUSANNAE: è indicato «ad duas domos iuxta Diocletianas» nel Geronimiano. Nel Sinodo del 499 è t. Gai, in quello del 595 S. Susanae, come nella biografia di Adriano I dove
si aggiunge «qui appellatur duas domus situm iuxta S. Quiriacum»; torna nella vita di Leone III, nei cataloghi di P. Mallio e del 1492; ne furono titolari Conone, Sergio I, Leone III. Niccolò V e Clemente XII. IULII (Sinodo del 499): «Iulii et Callisti» in quello del 595; t. «S. Dei Genitricis semperque virginis Mariae quae vocatur Calisti trans Tyberim» nella biografia di Adriano I; «ecclesia ipsius Genetricis Dei in titulo Calixti» nella biografia di Leone III; «S. Maria in Trastevere»: nei cataloghi di P. Mallio e del 1492. Ne furono titolari Benedetto III, Eugenio IV, Paolo IV, Leone XI, Alessandro VIII e Leone XII. LUCINAE: dai Gesta inter Liberium et Felicem si sa che Damaso venne eletto papa nel 566, in Lucinis (CSEL, 35, 2). Il t. di Lucina è ricordato nel Sinodo del 499; è detto «Beati Laurentii m. qui appellatur Lucinae» nella vita di Adriano I e di Leone III; S. Laurentii in Lucinae nei cataloghi di Adriano I, di P. Mallio e del 1492; ne furono titolari Gregorio VIII e Innocenzo IV. MARCELLI (Sinodi del 499 e 595): con l'aggiunta Via Lata nella vita di Adriano I; torna nella biografia di Leone III, nei cataloghi di P. Mallio e del 1492. Ne fu titolare Urbano VII. MARCI (Sinodi del 499 e del 595): nelle vite di Adriano I e di Leone III; nei cataloghi di P. Mallio e del 1492. Ne furono titolari Alessandro III, Celestino IV, Gregorio XII, Eugenio IV, Paolo II e Clemente XIII. SS. MARCELLINI ET PETRI (Sinodo del 595 e ritorna nei cataloghi di P. Mallio e del 1492): ne fu titolare Pio IX. S. MATTHAEI (Sinodo del 499): poi scompare. Ristabilito da Leone X il 6 luglio 1517 fu soppresso da Pio VI nel 1776 quando la chiesa fu demolita. NICOMEDIS (Sinodo del 499): l'iscrizione di un presbitero «Victor t. Nicomedis» è del sec. v (G. B. De Rossi, in Bull. arch. crist., 1ª serie [1865], p. 50), poi scompare. Il Duchesne ed il Kirsch ritennero doversi riconoscere nel nuovo t. dei SS. Marcellino e Pietro (v.) del Sinodo del 595. PAMMACHII (Sinodo del 499): ricordato in un'iscrizione del 566; è t. SS. Johannis et Pauli nel Sinodo del 595; è Pammachii sanctorum Johannis et Pauli nella biografia di Adriano I; Pammachii solo in quella di Leone III; è SS. Johannis et Pauli nei cataloghi di P. Mallio e del 1492; ne furono titolari Onorio III, Innocenzo VI, Adriano VI, Leone XI, Paolo V e Pio XII, felicemente regnante. PRAXEDIS (Sinodo del 499): S. Praxedis in quello del 595 e nella biografia di Adriano I; b. Praxedis in quella di Leone III, nei cataloghi di P. Mallio e del 1492; ne furono titolari Lucio III, Giulio III, Leone XI e Alessandro VIII. PUDENTIS o de Pudentiana, come si legge in iscrizione di un lettore morto nel 384 (E. Diehl, Inscr. christ. lat. vet., Berlino 1924-31, n. 1270); come t. s. Pudentis nel Sinodo del 595; nelle biografie di Adriano I e di Leone III («Pudentis id est s. Puden-
tianae), nell'elenco di Pietro Mallio (s. Potentianae) e del 1492 (idem). Ne furono titolari Innocenzo III, Niccolò IV e Pio IV. PRISCAE: ricordato in un'epigrafe del 489; nel Sinodi del 499 e 595; nella vita di Adriano I; in quella di Leone III è t. Aquilae et Priscae; torna t. Priscae nei cataloghi di P. Mallio e del 1492; ne furono titolari Benedetto XII e Pio IV. SS. IV CORONATORUM, V. AEMILIANAE. ROMANI: solo nel Sinodo del 499. Il Duchesne lo ritenne errore di copista per «Romanus tit. Marcelli». SABINAE (Sinodo del 499): S. Sabinae in quello del 595; B. Sabinae nella biografia di Leone III; S. Sabinae nei cataloghi di P. Mallio e del 1492; ne furono titolari Eugenio II, b. Benedetto XI, Pio II e s. Pio V. S. SISTI, V. CRESCENTIANAE. TIGRIDAE: solo nel Sinodo del 499. Il Kirsch dubita se debba identificarsi col t. S. Systi o col t. S. Balbinae del Sinodo del 595 (Die römischen Titelkirchen, cit., pp. 94, 129). VESTINAE: dal nome della matrona fondatrice sotto Innocenzo I (Lib. Pont., I, p. 220); così nel Sinodo del 499; è S. Vitalis nel Sinodo del 595; B. Vitalis nella biografia di Leone III; nel cataloghi di P. Mallio e del 1492; ne fu titolare Giulio III; soppresso dal papa Clemente VIII nel 1596 fu ristabilito da Leone XIII il 16 dic. 1880 con la denominazione SS. Vitale, Gervasio e Protasio in Vestina.
Più recenti sono i t.:
S. STEPHANI IN CAELLO MONTE: nella biografia di Gelasio II (1118-19) appare: «Saxo de Anagnia sancti Stephani in Celio monte» (Lib. Pont., II, p. 312). Ne fu titolare Pio IV. S. CRUCIS IN HIERUSALEM: sotto Gelasio II (1118-19) appare un «Amicus cardinalis Sanctae Crucis» (Lib. Pont., II, p. 312); sotto Innocenzo II un Jerhardus (ibid., p. 380), in seguito Lucio II (ibid., p. 383); si trova nei cataloghi di P. Mallio e del 1492. Ne furono titolari inoltre Innocenzo VII, Marcello II e Benedetto XIV. SS. QUIRICI ET IULITTAS: fondato da Sisto IV; ne furono titolari Leone XI ed Innocenzo XIII.
Da Leone X il 6 luglio 1517 furono creati i t.:
S. AGNETIS IN AGONE: soppresso da Innocenzo X il 5 ott. 1654 e trasferito a S. Agnese fuori le mura. S. BARTHOLOMEI IN INSULA O INTER PONTES. S. APOLLINARIS: soppresso da Sisto V nel 1587, divenne diaconia, poi t. nel 1946 pro hac vice. S. CAESARI IN PALATIO: soppresso da Sisto V nel 1587, diaconia dal 1600. S. JORANNIS ANTE PORTAM LATINAM. S. LAURENTII IN PANISPERNA: titolare Clemente XIV. S. MARIAE IN CAPITOLIO O DE ARACOLI: soppresso da Clemente VII il 17 apr. 1527, fu ristabilito da Giulio III il 4 dic. 1551. Ne fu titolare Clemente XIII. S. PANCRAZIO: il 28 febbr. 1550 fu unito da Giulio III al t. di S. Clemente con la denominazione del SS. Clemente e Pancrazio, ma fu separato dallo stesso Papa il 4 dic. 1551. Ne furono titolari Paolo IV, Clemente VIII ed Innocenzo XII. S. SILVESTRI IN CAPITE. S. THOMAE IN PARIONE: il papa Pio XI con la cost. apost. Quum S. Thomae in Parione soppresse il t. e lo trasferì a S. Maria in Vallicella (AAS, 30 [1938], p. 191).
Seguono i t. creati da Giulio III il 4 dic. 1551: S. BARBARAE: soppresso da Sisto V il 20 apr. 1587. S. MARIA IN VIA. S. SIMONIS: ne fu titolare Sisto V, che lo soppresse il 20 apr. 1587.
S. MARIA SUPER MINERVAM: fu fondato da Paolo IV il 24 marzo 1557. Ne fu titolare s. Pio V. S. MARIA ANGELORUM: fu elevato a t. da Pio IV il 18 maggio 1565.
S. Pio V il 16 febbr. 1566 istituì i t.:
S. EUREMIA: soppresso da Sisto V il 20 apr. 1587. S. HIERONYAM DE ILLIRICIS: ne fu titolare Sisto V. S. TRIPHONIE: soppresso da Sisto V il 20 apr. 1587.
Sisto V il 20 apr. 1587 elevò a t.:
S. AUGUSTINI: sopprimendo quello di S. Trifone. S. BLASI DE ANULO, soppresso da Paolo V il 17 ott. 1616 e trasferito ai SS. Biagio e Carlo ai Catinari. SS. BONIPACI ET ALEXI IN AVENTINO. S. MARIA A POPULO: ne fu titolare Alessandro VII. S. MARIA A PACE. S. MARIA IN TRASPONTINA: ne furono titolari Gregorio XV e Pio VIII. S. ONOPHRI: ne furono titolari Urbano VIII, Innocenzo XI e Pio VI. S. PETRI IN MONTORIO: ne fu titolare Urbano VIII. S. SALVATORIS IN LAURO: ne fu titolare Alessandro VIII. Fu soppresso
il 19 maggio 1670 da Clemente X, che lo trasferì a S. Bernardo alle Terme. S. MAE TRINITATIS IN MONTE PINCIO.
Più tardi furono fondati i t. di:
SS. BIAGIO E CARLO AI CATINARI: fondato da Paolo V il 17 ott. 1616, trasferito da Urbano VIII il 16 ag. 1627. SS. AMBROGIO E CARLO AL CORSO: soppresso dallo stesso il 24 ag. 1639. S. AGNETIS EXTRA MUROS: creato da Innocenzo X il 5 ott. 1654, dopo soppresso S. Agnese in Agone. S. BERNARDI ALLE TERME: fu fondato da Clemente X il 19 maggio 1670, dopo soppresso S. Salvatore in Lauro. S. MARIA DELLA VITTORIA: fondato da Pio VII nel dic. 1801. SS. ANDREAS ET GREGORIUS IN CELIO MONTE: fu fondato da Gregorio XVI l'11 luglio 1839 che vi trasferì il t. di S. Eusebio. S. MARIA NOVA: fu creato dal papa Leone XIII il 17 marzo 1887. S. MARIA IN COSMEDIN: diaconia elevata nel 1935 pro hac vice a t. presbiteriale; S. MARIA IN VALLICELLA: fu creato da Pio XI (cost. apost. Quum s. Thomae in Parione dell'8 dic. 1937, dopo soppresso il t. di S. Tommaso in Parione; AAS, 30 [1938], p. 191). Nel Concistoro del 18 febbr. 1946 fu elevato a t. pro hac vice la diaconia di S. MARIA IN PORTICU.
Nel Concistoro del 17 genn. 1933 furono pro hac vice elevate a t. le diaconie: S. AGATA DEI GOTI; S. ANGELO IN PESCHERIA; SS. COSMA E DAMIANO; S. MARIA DELLA SCALA; S. MARIA IN AQUIRO; S. MARIA IN VIA LATA. - Vedi tav. XVI.