GREGORIO XIII, PAPA

GREGORIO XIII, PAPA. - Ugo Boncompagni, quarto figlio di Cristoforo, commerciante bolognese, e di Angela Marescalchi, n. il 1° genn. 1502 in Bologna. Ivi si addottorò, e fu professore di diritto negli a. 1531-39. Indi, recatosi a Roma al servizio del card. Parisio, fu ordinato sacerdote all'età di ca. 40 anni. Ben presto da Paolo III fu impiegato in vari uffici giudiziari, e nel 1546 nominato abbreviatore del Concilio di Trento. Paolo IV adoperò il dotto giurista in varie missioni diplomatiche, e nel 1558 lo nominò vescovo di Viste, ma continuò tuttavia ad impiegarlo in Curia. Verso la fine del 1561 da Pio IV fu di nuovo inviato al Concilio di Trento come compagno del cardinale legato Simonetta, e, grazie alla sua compotenza canonistica ed alla sua eccezionale forza di lavoro, rese preziosi servizi. Terminato il Concilio rientrò a Roma, e il 12 marzo 1565 ricevette la propria con il titolo di S. Sisto. Morto Pio V a distanza di sei mesi dalla vittoria di Lepanto e nove anni dopo la chiusura del Concilio di Trento, il S. Collegio, dopo un brevissimo conclave, il 14 maggio 1572 nominò papa il card. Boncompagni, che assunse il nome di G. XIII.

Il nuovo Papa, malgrado i 70 anni compiuti, dimostrò subito eccezionale energia e volontà infesibile di continuare l'opera di radicale rigenerazione della Chiesa iniziata da Pio V. Sotto l'influenza del card. Borromeo, e seguendo fedelmente in tutte le questioni importanti le orme del suo grande precedente, G. XIII ci si mostra in tutti gli anni del suo pontificato impegnato senza posa nel rinnovare il mondo cattolico con la integrale e puntuale attuazione dei decreti di riforma del Concilio di Trento. Sotto di lui la Riforma cattolica e la restaurazione cattolica fecero passi immensi, e, mentre prima l'opera di rigenerazione era stata condotta soltanto in Italia e Spagna, si sviluppò con ritmo celere e sicuro in tutta la cristianità.

Strumento validissimo fu per G. XIII l'Ordine dei Gesuiti. La Compagnia, da poco fondata, sviluppò le sue attività in quasi tutti i paesi europei, nel Brasile, nelle Indie, nel Giappone, e, mentre portava il Vangelo nelle terre pagane le più lontane e inospitali, aiutava e sorreggeva i cattolici nei paesi protestanti, e lottava per i condurre alla fede principi e popoli smarriti. Su un piano diverso, ma con non minore intensità, lavoravano i Cappuccini che, sotto gli auspici di G. XIII, si diffusero nell'Europa centrale e occidentale.

La strenua attività di G. XIII e dei suoi cooperatori non riconduce alla unità religiosa i popoli cristiani d'Europa, perché naufragarono i tentativi di riunire alla Chiesa la Svezia e la Russia, fallì il tentativo di abbattere la regina Elisabetta d'Inghilterra, e in Francia rimase per il momento indecisa la lotta tra cattolici e calvinisti. Ma fu anche coro-nata da vittorie grandiose: così nei Paesi Bassi la causa cattolica riprese il sopravvento, la Polonia fu definitivamente riconquistata alla Chiesa e ivi sradicato il protestantesimo, in Germania, grazie anche alla benemerita attività dei duchi di Baviera e di insigni principi ecclesiastici tedeschi, il protestantesimo fu arrestato nel suo espandersi e molto del terreno perduto fu riconquistato dalla Chiesa.

Nelle nazioni latine le condizioni religiose furono del pari oggetto delle vigilanti cure di G. XIII. Da ricordare in particolare la riforma delle Carmelitane di Spagna per opera di Teresa di Gesù, e la istituzione della Congregazione detta dei Preti dell'Oratorio ad opera di Filippo Neri.

Impulso ebbero sotto G. XIII le missioni, che erano già state largamente favorite da Pio V, e risultati eccellenti furono ottenuti fra i popoli pagani dell'America e nel lontano Oriente. Anche qui i Gesuiti si acquistarono imperituri titoli di gloria.

G. XIII favorì anche le scienze e le arti. Edifici di pubblica utilità e monumenti insigni sorcerò in Roma, inoltre chiese e numerosi collegi per l'educazione dei sacerdoti delle diverse nazioni, che riuscirono di grandissimo vantaggio per la formazione del clero e di conseguenza per la Riforma e la Restaurazione cattolica nonché per le missioni. Nel campo scientifico il Papa si occupò di una nuova edizione dei testi di diritto canonico, del Martirologico romano, e della riforma del calendario: fatto storico di grandissima importanza, quest'ultimo, al quale rimane legato il nome del Pontificio.

G. XIII morì ottantaquattrenne il 10 apr. 1585, e i suoi resti mortali furono deposti in S. Pietro, in una tomba che soltanto nel 1723 fu adornata di sculture di Camillo Rusconi. Il suo pontificato, anche se non fu particolarmente fortunato per quanto riguarda l'attività più propriamente politica (il Papa si adoperò con zelo di crociato perché le potenze cristiane si collegassero ancora contro il Turco, ma non riuscì nel fine), e addirittura infelice nei riguardi dell'amministrazione interna dello Stato pontificio (sterile riuscì la lotta contro i banditi che infestavano lo Stato), deve essere considerato come uno dei più gloriosi dell'età moderna per i risultati cospicui raggiunti nel campo più strettamente religioso, specie per quanto concerne la Restaurazione e la Riforma cattolica.

BIBL.: A. Ciappi, Compendio delle attioni et vita di G. XIII. Roma 1591; G. Baglione, Le vite de' pittori, scultori, architetti del pontificato di G. XIII dal 1525. Napoli 1733; G. P. Maffei, Annali di G. XIII Pontefice Massimo, Roma 1742; Corresponde di card. Granvelle, a cura di E. Poullot e C. Piot, Bruxelles 1878 sgg.; P. Herre, Papsttum und Papstwahl im Zeitalter Philipps II, Lipsia 1907; L. Karttunen, Grégoire XIII comme politici en suverain, Helsinki 1911; B. Beltrami, La Roma di G. XIII negli avvisi alla corte sabauda, Milano 1917; Pastor, IX, passim. Per i rapporti con le Chiese orientali; R. Lefevre, L'Etiopia nella politica orientale di G. XIII, in Annali lateranensi. Il (1947), p. 295 sgg.; G. Levi della Vida, Documenti intorno alle relazioni delle Chiese orientali con la S. Sede durante il pontificato di G. XIII, Città del Vaticano 1948. Per i rapporti con l'Impero: E. Tomek, Kirchengeschichte Österreichs, II, Innsbruck-Vienna 1949, passim e bibl. ivi citata. Mario E. Viora