GREGORIO XIV, PAPA

GREGORIO XIV, PAPA. - Niccolò Sfondrato, di antica famiglia cremonese, n. a Somma l'11 febbr. 1535. Studiò diritto a Perugia e Padova, si laureò a Pavia; poi abbracciò lo stato ecclesiastico. Decisiva influenza sulla sua vita ebbe l'essere stato accolto tra i familiari di Carlo Borromeo. Ad appena venticinque anni, fu da Pio IV nominato vescovo di Cremona (12 marzo 1560). In tale qualità, il 13 marzo 1561 partecipò ai lavori del Concilio di Trento, dove sostenne la tesi contraria all'accumulamento dei bene-

fici ecclesiastici e il dovere dei vescovi di non allontanarsi dalla propria sede. Rientrato nella sua diocesi e, trovata senza preti, introdusse Teatini e Barnabiti. Nel Sinodo del 1580 accolse in pieno i salutari decreti della riforma della Chiesa. Fu da Gregorio XIII nominato cardinale di S. Cecilia. Morto il 15 dic. 1583 Urbano VII, dopo un Conclave durato oltre due mesi, rimasto famoso per l'agitarsi delle fazioni e delle influenze, fu, il 5 dic. 1590, «per sazietà di intrighi», quasi ignaro ed incredulo, eletto papa a voti unanimi dei cinquantaquattro cardinali presenti. L'8 dic. era coronato. M. dopo 10 mesi e 11 giorni di regno (16 ott. 1591).

Fu uomo piissimo, di costumi severi e purissimi; di bontà esemplare, della quale dette prova quando, nel Giubileo del 1575, apri ospitamente la sua casa ai pellegrini. Ebbene l'amicizia di Filippo Neri. Come Papa fu, anche a giudizio del Pastor, troppo debole, mite e con-discredi. Di cattiva salute e faccio di corpo, non avendo esperienza degli affari per esser sempre vissuto tra religiosi, nel suo breve pontificato si trovò ben presto costretto a giovarsi di consiglieri, quale il minorita Panigiora, celebre oratore; ma forse troppo si lasciò prendere la mano da suo nipote Paolo Emilio Sfondrato che egli esaltò a ventinove anni agli onori della porpora (19 dic. 1590) e poso a capo della Segreteria di Stato. Pur essendo poco esperto delle cose del mondo, sebbene di famiglia tradizionalmente al servizio spagnolo e deferente al monarca spagnolo che lo aveva aiutato a salire sul soglio pontificio, nonostante vedesse nella conservazione e nell'insegnamento della monarchia spagnola la salvezza e l'avvenire della Chiesa cattolica, egli non fu succube del volere e delle grandi ambizioni, ammirazione per essere capace di Filippo II e di Filippo III.
G. XIV lavorò con insistenza per guarire Roma e lo Stato dalle tre piaghe dominanti: epidemia, carestia, brigantaggio. Nel combattere la peste che in un solo anno, dall'8g. del 1590, troncò la vita a ca. 60.000 persone e nella pubblica assistenza fu aiutato dal fervore di carità di Camillo De Lellis e dai confratelli. La carestia, dovuta a scarsezza di raccolti e un po' anche a imprevidenza del card. Sfondrato nel non rifornire a sufficienza il mercato, dette luogo a proteste, a pasquinate, a sollevazioni, a saccheggio dei granai del Pantheon, di Piazza Giudecca, di Campo dei Fiori e fin'anche all'invasione delle stanze del Pontefice da parte della folla affamata ed eccitata. Il Pontefice, venuto a giorno delle difficoltà del paese, ch'erano dissimulate dal card. Sfondrato, provvidenza e cordando anche agli eretici la più ampia libertà d'importazione di granaglie (ne arrivarono da Danzica e da Lu- becca) e facendo larghissima distribuzione di buoni di pane. L'approvvigionamento di Roma era spessissimo reso impossibile dal fatto che i banditi imperversavano nell'Umbria, in Sabina, fino alle porte della capitale. Ad affrontarli furono impegnati mezzi e decisa volontà. Un corpo di soldati, agli ordini di mons. Grimaldi, vinse una masnada di 800 banditi nelle vicinanze di Ascoli e li inseguì fino ai confini del Napoleonto.

G. XIV fu geloso custode dei diritti e dei privilegi della Chiesa cattolica. Di ciò egli dette chiara prova allorché allargò il diritto di asilo sollevando recriminazione e resistenza da parte dell'autorità laica, donde derivarono polemiche e diatribe tra la Curia, che intendeva difendere diritti tradizionali, e le monarchie, che miravano ad affermare il loro potere assoluto. G. XIV prese parte attiva alle lotte interne della Francia, sostenendo la Lega cattolica e fiancheggiando la politica di Filippo eccitato a ciò dal nipote card. Sfondrato e dalla Curia nella quale era forte il partito spagnolo e dei simpatizzanti per la Spagna. Per finanziare il partito della Lega e per seguire la politica di guerra e d'intervento in Francia, per combattere gli eretici e gli ugonotti, egli sperperò i tesori accumulati da Sisto V (ma molta parte di essi servirono ad arricchire la famiglia Sfondrato, e soprattutto l'omonimo cardinale, sempre bisognoso ed avidissimo di de- naro). E quella politica condusse agli estremi allorché lanciò contro Enrico IV l'interdetto.

Il Regno di G. XIV è fondamentale anche per lo sviluppo religioso: G. XIV emanò una costituzione (15 maggio 1591) circa i titoli di quelli che aspiravano al vescovato; vietò la celebrazione della Messa in caso private; accordò la berretta rossa ai cardinali; provvide per la migliore edizione e la stampa della Volgata; accordò protezione a Camillo De Lellis e ai Padri della buona morte; difese i Gesuiti e li sostenne anche contro l'Olivares; ridusse Sigismondo a scegliersi una sposa cattolica; spiegò una politica diretta ad attirare la Germania. Proteste le arti, com'è testimoniato dall'aver condotto a compimento la cupola di S. Pietro, le costruzioni di Sisto V al Quirinale, al Vaticano e a S. Maria Maggiore; la protezione concessa al Palestrina; qualche larghezza di consultazioni di fonti vaticane accordata al card. Baronio.

BIBL.: M. Facini, Il pontificato di G. XIV su documenti inediti dell'Archivio Vaticano e degli Archivi di Stato di Firenze, Venezia, Torino e Roma, Roma 1911; Pastor, X, p. 532 sgg. Raffaele Ciasca