GREGORIO XV, PAPA. - Alessandro Ludovisi, n. a Bologna il 9 genn. 1554, fu a Roma per due anni nel Collegio Germanico, diretto dai Gesuiti, e seguì i corsi umanistici al Collegio Romano; si laureò in filosofia e religione a Roma (1569-71), conseguiti la laurea in giurisprudenza e la «venia docendi» a Bologna (1575). Si decise allora per il sacerdozio. Da Gregorio XIII, suo concittadino, fu nominato presidente dei giudici del Campidoglio, incaricato ad accompagnare in Polonia il legato pontificio Ippolito Aldobrandini, nominato membro della Commissione consultiva per Ferrara, referendario della Segnatura. Ebbe dal Pontefice incarichi delicati che assolse con tanto e con piena soddisfazione, ad es., la nomina del primato di Spagna, l'attrito fra papato e Napoli per la questione di Benedetto a proposito delle turbolenze francesi (ag. 1604), il conflitto di Paolo V con Venezia. Nominato arcivescovo di Bologna (12 marzo 1612), fu poi, per l'opera pacificatrice tra Carlo Emanuele I di Savoia e Filippo III di Spagna, nominato cardinale (19 sett. 1616). Fu acclamato papa a 67 anni il 9 febb. 1621. M. I'8 luglio 1623.
Appena eletto, malatissimo com'era, scelse a suo collaboratore per gli affari il nipote Ludovico Ludovisi, che nominò cardinale, a 25 anni, il 15 febb. 1621. Lavorò nello spirito della Riforma tridentina e si dedicò specialmente alla formazione di un clero modello. Il nipote completava magnificamente lo zio. Giovine, segretario di Stato, portò nella politica papale un impulso di energia fresca, che doveva assai giovare alla causa della restaurazione cattolica. Unico lato negativo nella vasta ed intelligente attività del card. Ludovisi fu che le grandi dignità, gli onori, i benefici ecclesiastici e le vistose sue rendite gli consentirono di acquistare grandi feudi (ad es., Zagarolo, dai principi Colonna), palazzi e ville. Con G. XIV saliva al soglio pontificio per la prima volta uno scolaro dei Gesuiti. Egli nominò a due riprese nuovi cardinali (19 apr. e 21 luglio 1621). Grande energia spiegò nella vita interna della Chiesa, ad es., nel difendere il card. Lerma, già primo ministro ed onnipotente con Filippo III di Spagna, poi dal successore Filippo IV sottoposto a processo per indebito arricchimento ed internato; a proposito di conflitto giurisdizionale scoppiato a Milano; nel resistere alle pretese della corte spagnola di voler controllare previamente tutti i documenti pontifici; nella difesa del nunzio alla corte del re cattolico. In due bolle fissò
il codice elettorale del conclave, oggi in vigore. Istituti
la Congregazione dell'Immunità ecclesiastica e, per-
fezionando l'opera di Gregorio XIII, la Propaganda
Fide per le missioni non soltanto in America e in
Asia e nelle colonie portoghesi, ma anche nella Gran
Bretagna, dove il contrasto fra il re Giacomo I e il
Parlamento rendeva ancora più difficile qualunque
tentativo di penetrazione, e dove, specie nel Parla-
mento, era viva l'antipatia contro i cattolici. Auto-
rizzò i Domenicani a discutere dell'impeccabilità
della Vergine Maria, ma privatamente, a patto di
concludere affermativamente; proibì agli ecclesia-
stici di confessare e predicare senza licenza dei vescovi
rispettivi. Canonizzò s. Teresa, s. Filippo Neri,
s. Pietro d'Alcantara. Mite, non volle interventi del-
l'Inquisizione romana; pur vietando agli eretici di
fissarsi in Italia, non li perseguitò; pubblicò prov-
vedimenti contro le streghe e contro quanti, spinti
da furore diabolico, miravano a nuocere alle persone
e ai campi; riformò la Costituzione pontificia, si da
eliminare simoni e di influenze estranee; protesse i
Gesuiti e i Cappuccini.
Nel campo politico, con G. la politica pontificia di
assestamento raggiunse il suo apice. Egli lavorò a mantenere
la pace fra le potenze amiche di Roma; cercò di guad-
gnare alla causa cattolica la Gran Bretagna profittando
del matrimonio del futuro Carlo I con l'infante spagnolo
e con l'avvento di Giacomo I al trono inglese. G. XV
intervenne per appianare la controversia per la Valet-
lina cercando così di salvare la pace tra Spagna e Francia,
la cui vecchia inimicizia sembrava cessata con il matri-
monio di Luigi XIII con la principessa spagnola Anna;
infuì per la stipulazione del Trattato di Madrid tra Spagna
e Francia, che restituiva la Valtellina (25 apr. 1621). A
differenza dei protestanti che miravano alla caduta degli
Asburgo e alla distruzione della Chiesa cattolica, la poli-
tica di G. XV in Germania era volta a mantenere l'Im-
pero in mani cattoliche, a conservare e difendere la fede
antica in Germania. A questo scopo mirò la missione del
nunzio pontificio Carlo Carafa, diretta a sollecitare il tra-
sferimento del seggio elettorale, reso vacante dal bando
infitto al palatino Federico V, al duca Massimiliano di
Baviera, rigidamente cattolico, assicurando così la mag-
gioranza cattolica nel Collegio dei principi elettori, e do-
veva esigere che continuasse la guerra contro i principi
protestanti. Questa politica, che incontrava resistenze per-
fino nel Collegio cardinalizio, trionfò per la tenacia di
G. XV che segretamente infedò a Massimiliano l'elett-
torato palatino. Esortò Filippo III a rompere la tregua
con le Province unite, stipulata il 1609; incoraggiò in
Francia le tendenze anticapitaliste ed eresse in metropoli
il vescovato di Parigi. G. XV ebbe parte notevole anche
nel nuovo riordinamento della Boemia e della Moravia,
nella loro ricettolicizzazione, dopo la vittoria alla Mon-
tagna Bianca. Fu in gran parte opera di G. XV se fu av-
viata la restaurazione cattolica del Palatinato e se fu
consolidata la «Controriforma» in Ungheria.
G. XV non sopravvisse al pieno sfruttamento della
vittoria riportata nel 1621 e 1622 da Massimiliano e da Tilly.
Non vi fu forse altro breve pontificato che lasciasse
tracce così profonde, come quelle di G. XV. Egli, eletto
tre mesi dopo la vittoria alla Montagna Bianca, ebbe la
fortuna di assistere al grande rivolgimento compiutosi
in favore della Chiesa cattolica. L'edificio protestante
crollò; così pure l'ostinatezza del Palatino e l'egoismo
dei suoi alleati condussero al crollo completo di Federico
e alla decadenza del calvinismo. G. XV emanò provve-
dimenti per i poveri; si studiò di far abbondare nel Regno
vettovaglie a buon mercato, impiantò un nuovo acquedotto
in Borgo, restaurò le mura cittadine. Onorò gli studi e
le arti, come è dimostrato dai restauri al Vaticano e dalla
decorazione delle cappelle del coro in S. Pietro. - Vedi tav.
LXXXIII.
terra le scarse notizie che per l'addietro si avevano su G. XV,
è in Pastor, XIII, pp. 1007-1009, Sulla Vita del card. Ludovico
Ludovisi di L. A. Giunti, cf. ibid., pp. 1009-14. Inoltre: Pastor,
XIII, p. 42 sqq., dove ricorrono le opere e le fonti storiche più
importanti sul papa G. XV. Cf. ancora C. Stornaiolo, Il Conclave
in cui fu eletto papa G. XV, in Miscellanea Ceriani, Milano 1910,
pp. 331-50.