AGNESE, santa, martire. - Di questa celeberrima martire romana, probabilmente vittima della persecuzione diocleziana, non si conservano gli atti genuini; inoltre nulla si sa della sua famiglia. Si hanno invece notizie certe del suo martirio in alcuni scritti del sec. IV: figura nella Deposito Martyrum del 536 «XII Kal. Feb. Agnesti, in Nomentana» (ed. Valesentini-Zucchetti, Roma 1942, p. 17); ne parlano Ambrogio nel De virginibus, I, 2 e nel De Officiis, I, 41; Damaso nel carme tuttora conservato nel suo marmo originale (A. Ferrara, Epigrammata Damasiana, Città del Vaticano 1942, n. 37); Prudenzio nel Peristephanon, 14 e l'inno ambrosiano Agnes beatae virginis (PL 17, 1210-11). Da queste fonti si può ricavare con certezza che A. era una giovinetta di circa 12 anni o poco più quando fu messa a morte e che fu martire del pudore e della fede. Meno chiaro è il genere del martirio: Damaso parla del fuoco; si può quindi pensare al rogo oppure alle faci con cui si bruciava la carne del paziente; per Ambrogio e Prudenzio si tratterebbe della decapitazione, mentre per l'autore dell'inno ambrosiano Agnes beatae virginis della lugalazione. Damaso e l'inno testé ricordato mettono pure in rilievo la cura di A. nel coprire il suo verginale corpo, il primo con le abbondanti chiome, l'altro con le vesti. La salma della piccola martire fu poi tumu
lata in una galleria o ipogeo del cimitero cristiano, che presto fu intitolato al suo nome, posto sulla sinistra della via Nomentana, dove oggi sorge la Basilica a lei dedicata.
Il sin qui riferito è quanto di più attendibile si possiede sulla popolarissima martire romana; tutto ciò che di più riferiscono le fonti agiografiche posteriori al sec. IV appartiene alla leggenda. Sa pure di voce popolare, non controllabile, come lascia supporre Prudenzio, il fatto dell'esposizione della martire in un luogo infame, che costituisce il nucleo centrale e principale del suo carme, sfruttato in seguito con ampliamenti dalla leggenda sia greca sia latina.
A. nella leggenda greca ed anche latina viene siffattamente presentata che il p. Jubaru pensò di attribuire ad un'altra martire omonima tutto ciò che in essa sembra poco verosimile per la giovanissima martire nostra. Ma questa seconda martire romana di nome Agnese non è mai esistita, e tutti i particolari che la leggenda nelle due redazioni, greca e latina, aggiunge alla già debole tradizione romana raccolta da Damaso e da Ambrogio non appartengono alla biografia vera di A. La leggenda greca, composta fuori Roma, e la latina, redatta da uno pseudo Ambrogio (tradotta più tardi in greco) appartengono al sec. VI circa; in quanto poi al Sermo 56 in natali s. Agnesti (PL 57, 643-48) di s. Massimo di Torino, primo testimonio della leggenda latina, esso è di dubbia autenticità (cf. Tillemont, V, ed. Venezia 1732, pp. 345. 723; Pio Franchi de Cavalieri, Hagiographica (Studi e Testi, 19), Roma 1908, p. 157, nota 1; S. Colombo, in Didaskaleion, 1924, fasc. 2, p. 74).
I capp. XIII-XVII della leggenda latina, contenenti i dati sulla sepoltura della martire, sulle visioni dei genitori, sul martirio di s. Emerenziana (v.) ecc., non appartengono alla redazione primitiva della leggenda, come lo dimostra il sermone dello pseudo Massimo; essi però furono aggiunti prima che Aldelmo di Sherburn scrivesse il suo De virginitate. Il problema dell'interdipendenza delle due redazioni della leggenda non è ancora sciolto, d'altra parte la biografia di A. non ne avrebbe giovamento.
Culto. - Il prof. R. Herzog (in Trierische Zeitschrift, 13 [1938] pp. 79-120) ha creduto dimostrare che A. è una creazione della propaganda ascetica femminile in Roma al tempo di papa Giulio (m. nel 352) e ch'ella era straniera all'Urbe. A siffatte fantasie altri ha risposto egregiamente (cf. A. Ferrara, in La Civiltà
AGNES

Agnese, santa - S. A. (vetro dorato) - Roma, Cimitero di Panfilo.
E, santa - S. A. (vetro dorato) - Roma, Cimitero di Panfilo.