BONIFACIO IX, PAPA. - Morendo a Roma il 15 ott. 1389, Urbano VI lasciava il papato in difficoltà, insieme condizioni; Clemente VII sedeva come antipapa in Avignone; mentre coloro che erano rimasti fedeli all'obbedienza romana si erano sentiti disgustati delle acerbe intemperanze di Urbano. I 14 cardinali fedeli a questo si radunarono sollecitamente a Roma ed il 2 nov. elessero papa il card. Pietro Tomacelli, napoletano, col nome di B. IX. Questi era nel fiore della virilità, cortese e conciliante di modi, ma deciso e perspicace; sicché riuscì presto a conciliarsi coloro che si erano allontanati da Urbano ed a risollevare le sorti della sua ubbidienza, seriamente comprensiva anche per la ribellione di qualche cardinale. Scomunicato da Clemente VII rispose con una contro-scomunica, rendendo impossibile un'intesa personale per la cessazione dello scisma. Quale fosse del resto lo stato d'animo del partito avignonese, si vide chiaramente alla morte di Clemente (16 sett. 1394) quando i suoi cardinali, sordi all'invito di Carlo VI di Francia di soprassedere da una nuova elezione, elessero dopo dodici giorni il card. Pietro de Luna col nome di Benedetto XIII, frustrando ogni tentativo di riunione. Per eliminare la potenza di Luigi II d'Angiò che era riuscito ad impadronirsi di gran parte del regno di Napoli, B. favorì le sorti della casa di Durazzo con tutti i mezzi di cui disponeva; attese a disperdere le bande bretoni potenti ancora intorno al lago di Bolsena ed a recuperare Viterbo. Costretto a lasciare Roma nell'ott. 1392 per le discordie con i romani, B. riparò a Perugia; ritornò a Roma il 26 sett. 1393 dopo avere costretto i romani ad accettare patti che lo facevano vero signore della città. Faccata la potenza di Onorato Caetani conte di Fondi e di Giovanni di Sciarra, grazie al concorso di Ladislao re di Napoli, poté assicurarsi la preponderanza su tutti i suoi nemici. Per questo nel 1400 egli attese a ricostruire Castel S. Angelo che i Romani avevano di struttto sotto Urbano VI ed a fortificare il Campidoglio. In queste rischiose imprese B. fu efficacemente aiutato dal fratello Andrea e dai nipoti, verso i quali egli dimostrò un favore che parve eccessivo, ma è da scusarsi per le necessità del momento. Non rifuggì dal procurarsi il denaro necessario con l'elargizione di indulgenze e di grazie spirituali, con la concessione di benefici, violando le leggi ecclesiastiche, con l'imposizione e con il rincludimento di tasse, come le «annate», nel conferire i benefici minori; per questo fu accusato di simonia, e certamente la disciplina ecclesiastica ne riuscì fortemente compromessa e presero largamente piede quegli abusi, che invano l'età seguente si propose di estirpare. Anche i giubilei del 1389 (già promulgato dal suo predecessore) e del 1400 servirono ad accrescere il credito di B. in tutti i paesi della sua ubbidienza, particolarmente in Germania. dove riconobbero Roberto dopo la deposizione dell'imperatore Venceslao. In difficoltà ben maggiori si dibatteva il suo avversario avignonese quale l'8 genn. 1404 promulgava cinque bolle permettendo di adoperarsi per ristabilire l'unità religiosa; alla fine di giugno decise di inviare a Roma un'ambasciata con l'incombenza di sollecitare un abboccamento con B. per procurare la pace alla Chiesa. I suoi ambasciatori giunsero a Roma il 22 sett.; il 10 ott. B. IX moriva senza avere potuto nulla concludere in proposito. Nel suo pontificato aveva creato sei cardinali e canonizzata s. Brigida di Svezia.
BONIFACIO IX, PAPA
BIBL.: Hefele-Leclercq, VI, p. 1121; L. Salembier, Le grand schisme d'Occident, 4ª ed., Parigi 1902, p. 1118; P. Paschini, Roma nel Rinascimento, Bologna 1940, p. 39; S. Pio Paschini