SIMPLICIO, PAPA, santo. - Oriundo di Tivoli, figlio di Castino, successe ad Ilaro il 3 marzo 468. M. il 10 marzo 483. Nonostante il suo lungo pontificato, poche notizie sono giunte sulla sua attività.
Dedicò le chiese di S. Stefano al Celio, di S. Andrea in Catabarbara sull'Esquilino e di S. Bibiana. Nelle basiliche di S. Pietro, S. Paolo, S. Lorenzo fuori le mura stabili turni settimanali di presbiteri titolari per l'ammini
nistrazione dei Sacramenti. Poche lettere ed atti di S. sono conservati; tra essi hanno particolare importanza quella al vescovo Zenone di Siviglia per istituirlo suo vicario per la Spagna, con l'obbligo di vigilare sull'esecuzione dei decreti pontifici, ed altre due dirette rispettivamente al vescovo di Ravenna ed a quelli degli Abruzzi circa le nomine dei vescovi. Fu sepolto in S. Pietro. Adone per primo lo inserì nel suo Martirologio donde passò in quello Romano dov'è commemorato il 2 marzo.
Durante il suo pontificato avvenne il crollo dell'Impero romano d'Occidente per opera di Odoacre (476), avvenimento che lasciò tuttavia insensibili gli animi dei contemporanei già avvezzi alle invasioni barbariche. Più importanti furono le vicende della Chiesa di Alessandria travagliata dalle lotte monofisiche e dall'ingerenza degli Imperatori bizantini. Deposto ed esiliato l'eretico Timoteo Eluro, fu sostituito con Timoteo Salofaciolo, uomo moderato e caritatevole che governò con perizia e bontà ridonando la pace a quella Chiesa. Le cose mutarono nel 475 quando fu eletto imperatore d'Oriente Basilisco; questi pubblicò una enciclica con la quale condannava il Concilio di Calcedonia ed il Tomo di papa Leone e richiamò l'Euro ad Alessandria. Nel 476 Basilisco veniva cacciato e Zenone riprendeva le redini del governo: Salofaciolo ritornò ad Alessandria, ma la fede cattolica subì un duro colpo specie per opera di Acacio patriarca di Costantinopoli, che, bramoso di aumentare il suo prestigio, cercava a qualunque costo un compromesso con i monofisiti. Ciò fu preparato con l'elezione a vescovo di Alessandria di Pietro Mongo, nonostante che il Salofaciolo prima di morire avesse designato Giovanni Talaia (v.), e poco dopo con la pubblicazione dell'Euotico. Durante tutti questi cambiamenti S. fu male informato e talvolta non a tempo; tuttavia scrisse parecchie lettere a Zenone e ad Acacio chiedendo l'allontanamento di Pietro Mongo da Alessandria, senza tuttavia ottenere alcunché. Né più felici furono i suoi sforzi per far deporre Pietro Follone, altro eretico insediato nella Chiesa di Antiochia.
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