l'ufficio di economo generale, poi vescovo, m. a
Nola dopo il 484. Nel 481 fu mandato dal vescovo
Timoteo Salofaciolo all'imperatore Zenone perché
si provvedesse alla successione di un vescovo cattolico nella sede.
Alla morte di Timoteo, avvenuta poco dopo, G. fu
canonicamente eletto (apr. 482). La cosa dispiaceva ad
Acacio di Costantinopoli, il quale si adoperò presso l'Imperatore contro G. accusandolo di eutichianismo e di
spergiuro. Dovette allora lasciare la sua chiesa e fu sostituito da Pietro Mongo, eretico manifesto, che accettò
anche l'Enotico di Zenone. G. si ritirò dapprima ad Antiochia, indi a Roma, dove presentò le sue lagnanze ai papi
Simplicio e Felice III. Nonostante le energiche rimosse
stranze di quest'ultimo presso l'Imperatore perché fosse
fatta giustizia a G., non se ne fece nulla; anzi le cose
peggiorarono in seguito alla defezione dei legati papali,
che accettarono la comunione di Acacio e di Pietro, i
quali perciò furono scomunicati, dando origine al noto
scisma accaniano. G. fu inviato a reggere la chiesa di Nola,
dove poco dopo morì.