PIO VIII, PAPA

PIO VIII, PAPA. - Francesco Saverio Castiglioni, n. a Cingoli il 20 nov. 1761, m. a Roma il 30 nov. 1830. Studiò al collegio Campana di Osimo e poi al collegio Montalto di Bologna. Laureatosi in teologia il 2 luglio 1785, fu consacrato sacerdote a Roma il 17 dic. dello stesso anno. Collaboratore di mons. Devoti nella compilazione delle Institutiones Iuris

Canonici e segretario della commissione che esaminò le decisioni del Concilio di Pistoia, fu vicario generale successivamente ad Anagni, Fano, Ascoli Piceno e Cingoli. Il 10 ag. 1800 venne consacrato vescovo di Montalto Marche ove rivelò il suo zelo e la sua austera concezione della dignità episcopale. Nel luglio 1808, essendosi rifiutato di giurare fedeltà a Napoleone, subì la prigionia a Mantova, Pavia e Milano. L'8 marzo 1816 era creato cardinale prete del titolo di S. Maria in Trasportina e vescovo di Cesena, ove si recò il 27 apr. di quell'anno. Il 13 ag. 1821 divenne penitenziere maggiore e vescovo di Frascati. Godette il favore del card. Consalvi e di Pio VII, al quale fu sul punto di succedere.

Al Conclave del 1829 si contrapponevano nuovamente i due partiti degli «zelanti» e dei «politicanti», fedeli questi ultimi alla tradizione moderata del Consalvi. I primi, forti ancora numericamente, erano indeboliti dagli opposti giudizi sul pontificato di Leone XII. I rappresentanti delle potenze espresse tendenze conservatrici e autoritarie per bocca dello spagnolo Labrador, ma soprattutto inviti alla moderazione per bocca dell'autorità Lutzow e, in modo più accentuato, del francese Chateaubriand, che invocò un pontefice che ben conoscesse «i bisogni del presente e dell'avvenire». A lui rispose a nome del S. Collegio il card. Castiglioni, candidato dei moderati e ben visto a Parigi. Egli, nonostante l'opposizione degli «zelanti» che appoggiarono il De Gregorio e poi il Cappellari, riusciva eletto il 31 marzo 1829 e consacrato il 5 apr. Subito, a rassicurare l'Austria, nominava segretario di Stato il card. Albani, capo del partito consalvano e gradito agli Asburgo.

Fin dalla prima encic. Traditi humilitati nostrae volle mostrare come moderazione e modernità di metodi non significassero rinuncia all'intransigente difesa dei principi cattolici e dell'autorità papale; ed infatti tornò a condannare l'indifferenza religiosa e le sette, riaffermando l'autorità del Romano Pontefice sopra i vescovi.

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Anche la condanna dei giansenisti piemontesi, il favore concesso ai Gesuiti e la canonizzazione di s. Alfonso de' Liguori (16 maggio 1830) avevano un chiaro significato.

Per opera sua la Chiesa progredì nei paesi anglosassoni in seguito al Catholic Emancipation Bill del 23 apr. 1829, che permise ai cattolici inglesi di sedere in Parlamento e ricoprire pubbliche cariche, e grazie anche al primo Concilio americano tenutosi a Baltimora. Ottenne dal Sultano diritti civili e libertà religiosa per gli Armeni e il 6 luglio 1830 creò a Costantinopoli una sede arcivescovile di rito armeno.

Gravi difficoltà si presentavano invece nel continente europeo. P. VIII venne infatti a conflitto con la Prussia per la questione dei matrimoni misti, riguardo ai quali riconfermò la dottrina che li tollera, salvo la cattolica educazione della prole, con il breve Litteris altero abhinc del 25 marzo 1830. Come già si era saggiamente astenuto dal pronunciarsi nel conflitto tra il Lamentana e il clero legittimista e gallicano, così di fronte alla rivoluzione di luglio, che aveva portato anche a violentissimi disordini anticlericali a Reims, Besançon, Nancy, seppe agire con tatto e giunse ad allacciare relazioni amichevoli col nuovo regime, dando ad esso il suo riconoscimento, raccomandando sottomissione alle autorità costituite, ordinando ai vescovi di non abbandonare le loro sedi e consentendo ad essi il giuramento al nuovo Re, al quale riconobbe il titolo di «cristianissimo». Problemi simili e diversi si presentavano nel Belgio, ove si era attuata quella che l'Albani considerava «mostruosa alleanza» tra liberali e cattolici contro l'assolutismo del protestante Guglielmo I, nonché in Polonia ed in Irlanda. Nel suo Stato, turbato da qualche moto carbonaro a Roma e a Cesena, adottò diversi provvedimenti amministrativi e sociali, diminuendo imposte, procurando lavoro ad operai disoccupati, regolando l'amministrazione delle poste e le tariffe doganali, sopprimendo la Congregazione di viganza sugli impiegati, prorogando la disposizione di Leone XII «che proibiva ai padroni di casa di sfruttare i lavoratori e di accrescere il nolo»; assegnò anche premi a coltivatori, proibì l'esportazione del grano dannoso al basso popolo. Nell'ott. 1830 si oppose ad un'occupazione austriaca delle Legazioni, già concordata con Vienna dal card. Albani.

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