PASQUALE II, PAPA. - Originario di Pieda in Romagna, Raniero entrò fra i monaci cluniacensi, esercitò le funzioni di abate a S. Paolo fuori le Mura, fu eletto cardinale sotto il pontificato di Gregorio VII e fu legato in Castiglia sotto Urbano II. Eletto papa il 13 ag. 1099, fu consacrato il giorno seguente.
La morte dell'antipapa Clemente III (8 sett. 1100) non lo liberò da ogni inquietudine; ma i due pseudopontefici, che gli furono opposti dai partigiani del defunto, ebbero un'esistenza effimera. Una piega tragica presero invece le vicende della famosa lotta delle investiture.
P. II, fissata la linea di condotta su quella dei suoi predecessori Gregorio VII e Urbano II, prese chiara e netta posizione contro quei sovrani che pretendevano dare l'investitura ai vescovi prima della loro consacrazione e proscrisse questo uso sotto pene severe nei Concili del Laterano (1102) e di Guastalla (1106: cf. Mansi, XX, coll. 1147 e 1209). Enrico I, re d'Inghilterra, non volle rinunciare alle prerogative della Corona, consacrate dall'uso, ed esiliò Anselmo, arcivescovo di Canterbury, che rifiutava di riconoscerne la validità (1103). Da parte sua il Papa scomunicò (1105) quelli tra i suoi cortigiani che lo avevano indotto alla resistenza e i vescovi colpevoli di essersi lasciati investire prima della loro consacrazione. I due antagonisti cedettero finalmente ai consigli

Il Papa si mostrò conciliante col Re di Francia, al solo fine di accaparrarsene l'appoggio, almeno morale, in un momento, in cui la contesa delle investiture minacciava di inasprirsi gravemente nell'Impero. Enrico V, infatti, invece di mostrarsi riconoscente a P. II, che gli aveva facilitata l'ascesa al trono, si arrogò di eleggere alle sedi vescovili i suoi partigiani, perché assai gli importava di poter contare sulla fedeltà dei vescovi per assicurarsi il potere che gli veniva contestato in seguito alla detronizzazione di suo padre Enrico IV. La risposta a quell'attentato compiuto contro la libertà delle elezioni episcopali fu data dal 1° canone del Concilio di Troyes (1107) che comminò la deposizione contro qualsiasi vescovo che avesse ricevuta l'investitura da un laico e contro il prelato che l'avesse consacrato (Mansi, XX, 1217-23).
Enrico V, allora, decise di imporre la sua volontà con la forza. La marcia di un'armata tedesca su Roma indusse il Papa a firmare a Sutri, il 4 febbr. 1111, un Concordato in cui si stipulava che nel giorno della incoronazione imperiale sarebbe stato ingiunto all'episcopato tedesco di restituire al Re o al Regno le regalie, cioè tutti i beni « appartenenti al Regno, comprese le loro dipendenze ». Così le elezioni episcopali si sarebbero fatte per l'avvenire secondo le regole canoniche (Constitutiones et acta publica [V. BIBLICA.], I, pp. 137-39).
Il 12 febbr., prima dell'incoronazione, P. II lesse a S. Pietro il tenore del privilegio accordato a Sutri; secondo il Papa, il possesso di un bene temporale, tenuto in feudo, avrebbe generato simonia, ambizione, il soggiorno a corte. Meglio valeva per l'episcopato contentarsi dei beni patrimoniali e delle offerte dei fedeli e re-
restituire le regalie al sovrano. Enrico V domandò di poter consultare i vescovi presenti e, dopo lunghe deliberazioni, il Re dichiarò l'atto pontificio inapplicabile. Al rifiuto del Papa di continuare la cerimonia dell'incoronazione, Enrico V diede ordine di arrestarlo. L'11 apr., dopo 60 giorni di detenzione, P. II capitolò e riconobbe al suo carceriere il diritto di conferire l'investitura per mezzo del pastorale e dell'anello, cosa tuttavia condannata dai concili (Constitutiones et acta publica [V. BIBLICA.], I, pp. 144-51). In conseguenza ebbe luogo il 13 apr. l'incoronazione imperiale.
La concessione estorta a P. II commosse vivamente l'Occidente, specialmente l'Italia e Roma. Si giunse perfino a dichiararla eretica. Ivo di Chartres non ebbe difficoltà a provare che tale qualifica mancava di fondamento e peccava di esagerazione (Ep., 236, in MGH, Libelli de lite imperatorum et pontificum saec. XI e XII conscripti, II, Lipsia 1892, pp. 647-59). Il Papa si riprese; il Concilio, tenuto al Laterano nel marzo 1112, annullò il nefasto privilegio (chiamato pravilegium), estorto con la violenza (Mansi, XX, 49); tuttavia il Papa non scomunicò Enrico V, per non precludere la via ad una conciliazione. I suoi legati si mostrarono meno prudenti e pronunciarono la sentenza di scomunica (1115), che spinse Enrico V a scendere in Italia e ad usurpare l'eredità della contessa Matilde. Il 6 marzo 1116, P. II reiterò l'abrogazione del privilegio del 1111 (Mansi, XXI, 145).
Nel 1117 Enrico V rientrò a Roma: ma essendo il Papa fuggito a Benevento non ebbe altra risorsa che di ricevere l'unzione imperiale dalle mani dell'arcivescovo di Praga, Maurizio Burdino. Quando poté rientrare nel territorio romano, P. II si stabilì tra le forti mura di Castel S. Angelo, e vi morì il 21 genn. 1118, senza aver sciolta la contesa delle investiture in Germania.
BBL: considerevole bibl. si trova in J. Calmette, Le monde féodal (collezione « Clio »), Parigi 1937, pp. 295-96; A. Fliche, V. Martin, Hist. de l'Egl., VIII, ivi 1946, pp. 7-11, 338-75. Fonti: Jaffé-Wattenbach, pp. 702-72; Lib. Pont., II, pp. 206-320, 338-46, 369-76; MGH, Legum Sectio, IV: Constitutiones et acta publica imperatorum et regum, I, Hannover 1893, pp. 134-52, 546-74; E. Bernheim, Quellen zur Gesch. der Investiturzeit, Berlino 1938. Studi: E. Franz Papst Paschalis II, Breslavia 1877 (ancora molto utile); A. Hauck, Kirchengesch. Deutschland, III, Lipsia 1906, pp. 881-912; Hefelo-Leclercq, V, pp. 465-564; W. Schwarz, Der Investiturstreit in Frankreich, in Zeitschr. für Kirchengesch., 43 (1934), p. 128 agg.; D. Mambrini, La culla montana di un papa, S. Sofia di Romagna 1926; E. de Moreau, Les derniers temps de la querelle des investitures d'Liège, in Bull. de la Commission R. d'hist. de la Belgique, 100 (1936), pp. 301-48; E. Amann, Pascal II, in DThC, XI, II, coll. 2057-74.