WILPERT, JOSEPH

WILPERT, JOSEPH. - Archeologo, n. a Eiglau (Slesia) il 22 ag. 1857, m. a Roma il 10 marzo 1944, decano dei Protonotari apostolici di numero.

Racerdote nel 1883, ottenne di recarsi a Roma quale cappellano di S. Maria della Pietà, presso il Camposanto Teutonico, per perfezionarsi in diritto canonico (1884). La visita alle catacombe suscitò in lui la vocazione per l'archeologia cristiana e G. B. De Rossi lo indirizzò allo studio della primitiva iconografia cristiana, giovandosi anche più volte dei disegni del giovane discepolo (Bull. arch. crist., 4ª serie, 4 [1886], p. 160); 5 [1887], pp. 9, 23; 6 [1889], p. 105; 5ª serie, 1 [1890], pp. 14, 60, 145). La Roma sotterranea non ebbe segreti per il W., che curò di persona la riproduzione di ogni affresco cimiteriale costituendo una serie di 600 acquerelli, eseguiti su fotografie e non su disegni, come in tutte le opere precedenti. Cominciò con le antiche rappresentazioni delle vergini sacre: Die gottgeweihten Jungfrauen in den ersten Jahrhunderten der Kirche (1889), poi seguì lo studio delle antiche riproduzioni degli affreschi cimiteriali: Die Katahombengemälde und ihre alten Kopien (1891), e Ein Cyklus christologischer Ge-

mälde in der Katahombe des hl. Petrus und Marcellius (1891); seguirono l'illustrazione delle pitture della cosiddetta Cappella greca, dove egli aveva identificato la Fractio panis (doppia ed., ted. e franc., 1894); Le pitture delle Cappelle, dette dei Sacramenti (1897).

La sua opera fondamentale è costituita da Le pitture delle catacombe romane (2 voll., testo e tavole, doppia ed. ital. e ted., Roma e Friburgo in Br. 1903). Per l'esattezza della descrizione degli affreschi, per lo studio del vestiario, dei gesti, per la fedeltà delle riproduzioni, l'opera fu meritamente apprezzata, anche se studi posteriori modificarono in parte alcune delle sue datazioni, fondate, in genere, su quelle di G. B. De Rossi. Seguirono per importanza: Die römischen Mosaiken und Malereien der kirchlichen Bauten vom IV. bis XIII. Jahrhundert (4 voll., 2 di testo e 2 di tavole illustranti l'arte delle basiliche cristiane della Roma costantiniana, post-costantiniana e medievale nei suoi cicli musivi e pittorici [Friburgo in Br. 1916]). Finalmente I sarcofagi cristiani antichi (5 voll., I e II, Roma 1929; III e IV, Città del Vaticano 1932; V, ivi 1936).

Notevoli i suoi Topographische Studien über die christlichen Monumente der Appia und der Ardeatina (in Röm. Quart., 15 [1901], pp. 32-49) e Neue Studien zur Katahombe des hl. Kallistus (ibid., pp. 50-69); Zur Entdeckung der «Crypta Damasi» (ibid., 17 [1903], pp. 72-75); La scoperta delle basiliche cimiteriali dei SS. Marco, Marcelliano e Damaso (in Nuovo bull. arch. crist., 9 [1903], pp. 43-58); Scavi nel cimitero dei SS. Marco, Marcelliano e Damaso (ibid., pp. 315-19). Di speciale importanza La cripta dei Papi e la cappella di S. Cecilia nel cimitero di S. Callisto (doppia ed., ital. e ted., Roma e Friburgo in Br. 1910). Per la sua identificazione del sepolcro di Damaso sorse una polemica tra lui e O. Marucchi, donde i suoi Beiträge zur christlichen Archäologie (in Röm. Quart., 22 [1908], pp. 73-195).

Oltre che alla Römische Quartalschrift, fin dal primo anno (1887), collaborò a: Nuovo bull. di arch. crist., Riv. di arch. crist., Bessarione, L'arte di A. Venturi (in cui apparvero Storia del vestiario e gli studi sull'Achereopita e su S. Maria Antiqua), Byzant. Zeitschr., Zeitschr. für kath. Theologie, Histor. Jahrbuch, Bull. della Commis. arch. com. di Roma, Studi Romani, Analecto Tarraconensia ecc. e, quale socio fin dal 1892 della Pont. accad. romana di archcol., contribuì con notevoli scritti sia gli Atti che ai Rendiconti di essa; da segnalare in modo speciale quello in onore di G. B. De Rossi sulle Pitture dell'ipogeo di Aurelio Felicissimo presso il viale Manzoni in Roma. Il suo volume: Erlebnisse und Ergebnisse im Dienste der christlichen Archäologie (1930), dedicato al suo amico P. Franchi de' Cavalieri, contiene, a carattere autobiografico, il compendio dei suoi lavori, svolto in sei letture che egli avrebbe dovuto tenere nel 1928 nella Harvard University. Il suo amore alla Fede romana e alle sue istituzioni è dimostrato dalla serie degli studi su S. Pietro, dal primo, sulla sua statua in bronzo (1886), all'ultimo (1937): Pietro fondatore della Chiesa di Roma e successore di Cristo come vescovo, secondo le sculture del sarcofago 174 e il Catalogo Filocaliano, e inoltre dalla sua opera divulgativa: La fede nella Chiesa nascente, secondo i monumenti dell'arte funeraria antica, Città del Vaticano 1938.

BIBL.: Bibl. di mons. G. W., in Riv. di arch. crist., 15 (1938), pp. 6-16 (123 numeri); A. Ferrua, Al servizio della scienza e della fede, Mons. W. nel suo ottantesimo, in Civ. Catt., 1938, II, pp. 510-21. Enrico Josi
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“WILPERT, JOSEPH.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), p. 1048. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/wilpert-joseph.