WILSON, WOODROW. - Presidente degli Stati Uniti d'America, n. il 28 dic. 1856 a Staunton (Virginia), m. il 3 febbr. 1924 a Washington.
Figlio di un ministro presbiteriano, passò gli anni della fanciullezza e della giovinezza nel Sud (Georgia, Carolina del Nord e del Sud), dove fu spettatore degli orrori della guerra di secessione che impressero nel suo animo un'orma indelebile. Nel 1875 entrò nel «College» di Princeton (New Jersey). Fin da allora nutrì uno spiccato interesse per lo studio delle questioni politiche. Nel 1882 si stabilì ad Atlanta (Georgia) come avvocato, ma la professione del legale non era fatta per lui e l'anno
successivo l'abbandonò per iscriversi all'Università John Hopkins, dove si perfezionò nello studio delle scienze politiche. Nel 1885 pubblicò l'opera Congressional Government, assai riuscita analisi del potere legislativo negli Stati Uniti con indovinate osservazioni e critiche sugli inconvenienti della prassi parlamentare americana. Laureatosi in filosofia nel 1886, insegnò storia ed economia politica al Bryn Mawr College, alla Wesleyan University ed infine, nel 1890, ebbe una cattedra a Princeton. Dal 1902 al 1910 fu presidente di quell'Università e ne modificò in modo sostanziale i metodi ed i programmi d'insegnamento. Nel 1910 il partito democratico gli offrì la candidatura a governatore dello Stato di New Jersey. Eletto l'8 nov., promosse diversi provvedimenti importanti, tra cui una legge contro i brogli elettorali e disposizioni legislative a favore degli operai invalidi sul lavoro. Nel 1912 fu nominato, dopo 45 scrutini rimasti senza esito, dalla Convenzione del partito democratico, candidato alla Presidenza degli Stati Uniti. La divisione del partito repubblicino in due tronconi (da una parte Teodoro Roosevelt, dall'altra il candidato ufficiale del partito, il presidente uscente William H. Taft) favorì l'elezione di W., il quale con meno della metà dei voti popolari riuscì a conquistare ben 435 dei 531 voti elettorali. Fu rieletto anche nel 1916 e rimase in carica fino al genn. 1921, quando gli subentrò il repubblicano Harding. Pacifista, W. intuì il pericolo che incombeva sulla pace mondiale dalla coesistenza dei due blocchi della Triplice Alleanza e della Intesa anglo-franco-russa e, rafforzato in tale sua convinzione dal colonnello House, suo amico, che ebbe gran parte nella elaborazione della politica estera statunitense di quegli anni, tentò di assicurare la pace mondiale mediante un accordo tra i due gruppi di potenze rivali. Inviò pertanto nella tarda primavera del 1914 House in Europa, ma le proposte di costui, pur essendo state in linea di principio accolte dalla Germania e dall'Inghilterra, non furono seguite da nessun risultato positivo. Scoppiata la guerra mondiale, W. si sforzò di mantenere l'America neutrale, ma l'indiscriminata guerra sottomarina della Germania provocò nell'apr. 1917 l'intervento statunitense a fianco dell'Intesa. Alla nota pontificia del 1º ag. 1917 invitante i belligeranti alla pace, W. rispose in modo evasivo, considerandola a torto favorevole al militarismo tedesco. L'8 genn. 1918, in un discorso al Congresso, elencò in quattordici punti il programma di pace per un armistizio con le potenze centrali: abolizione della diplomazia segreta; libertà dei mari; soppressione delle barriere economiche tra le nazioni; riduzione degli armamenti; soluzione del problema coloniale; ritorno della Russia nella comunità internazionale dopo la restaurazione dello Zar; indipendenza del Belgio; ricostituzione dell'integrità territoriale della Francia e ritorno dell'Alsazia-Lorena; delimitazione di frontiere etniche per l'Italia; sviluppo autonomo per le nazionalità dell'Impero asburgico; riconoscimento dei diritti nazionali nei Balcani, ed accesso della Serbia al mare; protezione delle minoranze in Turchia; indipendenza della Polonia; costituzione di una Società delle Nazioni. I quattordici punti contribuirono alla deposizione delle armi da parte degli Imperi centrali nel nov. 1918. Nelle successive trattative di pace a Parigi W. non dimostrò tuttavia l'energia necessaria per opporsi alle velleità nazionaliste e scioviniste delle potenze vittorose. Riuscì invece a varire la Società delle Nazioni. Ritornato in patria W. incontrò l'ostilità di una parte del Senato americano che non intendeva accordare la propria approvazione al testo integrale del Patto della Società delle Nazioni. Gli oppositori non erano in maggioranza, ma impedirono il raggiungimento del quorum di due terzi necessari all'approvazione. Gli Stati Uniti non avrebbero pertanto fatto parte della Lega. W. ebbe un collasso nel sett. 1919, al termine del suo mandato presidenziale, e visse appartato a Washington, fino alla morte.