ZACCHEO. - Capo dei pubblicani (ἀρχιτηλώνης), ossia dei collettori di imposte nella città confinaria di Gerico, al tempo di Cristo. Benché ebreo di stirpe, era disprezzato dai suoi connazionali per il suo ufficio odioso, al servizio dei Romani.
Piccolo di statura, per poter vedere Gesù che passava per Gerico salì su un sicomoro. Gesù lo scorse e lo invitò a scendere, perché intendeva alloggiare in casa di lui. Nonostante le mormonazioni della folla, Gesù gradì l'ospitalità di Z., il quale dichiarò di donare ai poveri metà dei suoi beni e, nel caso avesse defraudato qualcuno, di restituire il quadruplo (Lc. 19, 1-10), superando in generosità quanto imponeva la legge mosaica (Lev. 6, 6; Num. 5, 7).
Non è possibile identificare Z. con Zakkaj, padre del celebre rabbì Jōbānān (v.); potrebbero, però, appartenere allo stesso casato. Secondo le Omelie Clementine (3, 63-72; PG 2, 152-57) e le Recognitiones Clem. (3, 65-74; ibid. 1, 1310, 1314), Z. avrebbe seguito l'apostolo s. Pietro, dal quale sarebbe poi stato costituito vescovo a Cesarea. Alcuni (città da Clemente Alessandrino, Stromata, IV, 6; ibid. 8, 1248) hanno identificato Z. nel pubblicano Matteo apostolo. Secondo una leggendaria tradizione del Quercy, Z. si sarebbe recato, Veronica (v.), nelle Gallie ed avrebbe evangelizzato, sotto il nome di Amator, la località chiamata Rocamadour (Lot), che è ancora metà di pellegrinaggi. La sua festa è al 20 ad, anche presso i Copti.
ARCHEOLOGIA. - La scena dell'annunzio della visita di Gesù a Z. è stata riconosciuta da G. Wilpert in un frammento di sarcofago di Arles (Wilpert, Sarcofagi, p. 310 e tav. 148, 2) che il Peresca a suo tempo vide intero; in un altro frammento dallo stesso Wilpert identificato in Roma nel cimitero di Pretestato (ibid., tav. 235, 3); nel sarcofago lateranense 125 molto rovinato (ibid., tav. 230, 6); in altri frammenti in Francia (a Die; ibid., tav. 230,
2; a Clermont, ibid., tav. 230, 3; a Vienne, ibid., tav. 230, 4; nella collezione Fontgalland, ibid., tav. 230, 1; ad Avignone, ibid., p. 295, fig. 184) ed a Tarragona (quest'ultimo è copia del sarcofago lateranense 125). Nella maggior parte delle sculture la scena di Z. è fusa con quelle dell'ingresso a Gerusalemme (sarcofago lateranense 212, dal Vaticano; ibid., tav. 157, 1), mentre i giovani ebrei prendono le palme (ibid., tav. 92, 2; 235, 5, 7; fig. 195); Wilpert ne segnala una trentina sparsi a Berlino, Arles, Berja, Costantinopoli (ibid., pp. 312-13); il più Giunio Basso (v.).
Ponzio nella Vita Cypriani (18; ed. CSEL, p. cix), narra che tanta fu la folla che volle assistere al martirio del vescovo di Cartagine, che molti salirono sugli alberi «ad Zacchei similitudinem». Il papa Gregorio IV (827-844) donò alla basilica di S. Lorenzo fuori le mura una preziosa stoffa in cui era tessuta la storia di Z. (Lib. Pont., II, p. 76).