VERONICA

VERONICA - S. V., vestita a lutto, sorregge il Volto Santo. Miniatura del Libro d'Ore, eseguito per Luigi di Laval (ca. 1480). Parigi, Biblioteca nazionale, ms. lat. 920, f. 296v.

VERONICA. - Appellativo dato, per metonimia, all'icona con il «Volto Santo» di Cristo, conservata tra le reliquie maggiori della basilica di S. Pietro in Vaticano. V. (da Bepvixn, Bepovixn, Beronica, e non da vera eicon) è il nome dato dagli Apocrifi di Pilato all'emorroissa guarita da Gesù (Mt. 9, 20-22; Mc. 5, 25-34; Lc. 8, 43-48) proprietaria del «Volto Santo», e il soprannome di Marta, identificata con la predezza e morroissa sull'esempio dello pseudo Ambrogio (PL 17, 721) e di altri, come si legge negli Otia imperialia di Gervasio di Tilbury: «propter diutinam passionem fluxus carnalis in poplitis vena incurvata, unde Veronica dicta est» (III, 25; Dobschütz, op. cit. in bibl., p. 292*).

I. V. «Volto Santo». - I primi accenni alla presenza in S. Pietro della V. sec. x e i primi dell'XI. Sin d'allora la V. era conservata in una edicola con altare, posto davanti all'oratorio della Vergine fatto costruire da Giovanni VII (705-707) all'inizio dell'ultima navatella destra della Basilica Vaticana. Questo oratorio, distrutto nel 1606 assieme al ciborio per la V. eretto da Celestino III nel 1197, è chiamato dal monaco Benedetto di S. Andrea (v.) «a Veronica» (Chronicon, ed. G. Zucchetti, Roma 1920, p. 41) e l'abate Giovanni in un documento del 18 febbr. 1018 aggiunge alla sua sottoscrizione la qualifica di mansionario «S. Marie in Beronica» (cf. L. Schiaparelli, Le carte antiche dell'Archi cap. di S. Pietro in Vat., in Archiv. della R. Soc. Rom. di St. Patria, 24 [1901], pp. 450-53).

Stilisticamente, per quanto si può giudicare dalle copie medievali e moderne tuttora reperibili, tra loro assai discordanti (non si è ancora potuto studiare l'originale in modo diretto), la V. si riallaccia alle icone riproducenti il volto di Cristo il cui prototipo va ricercato nel celebre

Vergine della Vergine di S. Pietro in Vaticano, V. (da Bepvixn, Bepovixn, Beronica, e non da vera eicon) è il nome dato dagli Apocrifi di Pilato all'emorroissa guarita da Gesù (Mt. 9, 20-22; Mc. 5, 25-34; Lc. 8, 43-48) proprietaria del «Volto Santo», e il soprannome di Marta, identificata con la predezza e morroissa sull'esempio dello pseudo Ambrogio (PL 17, 721) e di altri, come si legge negli Otia imperialia di Gervasio di Tilbury: «propter diutinam passionem fluxus carnalis in poplitis vena incurvata, unde Veronica dicta est» (III, 25; Dobschütz, op. cit. in bibl., p. 292*).

I. V. «Volto Santo». - I primi accenni alla presenza in S. Pietro della V. sec. x e i primi dell'XI. Sin d'allora la V. era conservata in una edicola con altare, posto davanti all'oratorio della Vergine fatto costruire da Giovanni VII (705-707) all'inizio dell'ultima navatella destra della Basilica Vaticana. Questo oratorio, distrutto nel 1606 assieme al ciborio per la V. eretto da Celestino III nel 1197, è chiamato dal monaco Benedetto di S. Andrea (v.) «a Veronica» (Chronicon, ed. G. Zucchetti, Roma 1920, p. 41) e l'abate Giovanni in un documento del 18 febbr. 1018 aggiunge alla sua sottoscrizione la qualifica di mansionario «S. Marie in Beronica» (cf. L. Schiaparelli, Le carte antiche dell'Archi cap. di S. Pietro in Vat., in Archiv. della R. Soc. Rom. di St. Patria, 24 [1901], pp. 450-53).

Stilisticamente, per quanto si può giudicare dalle copie medievali e moderne tuttora reperibili, tra loro assai discordanti (non si è ancora potuto studiare l'originale in modo diretto), la V. si riallaccia alle icone riproducenti il volto di Cristo il cui prototipo va ricercato nel celebre

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(da V. Lerognate, Les Heres d'Heures mes, de la thimestargue nationale, Mâcen 1937, tav. 21)
Veronica - S. V., vestita a lutto, sorregge il Volto Santo. Miniatura del Libro d'Ore, eseguito per Luigi di Lavai (ca. 1480) Parigi, Biblioteca nazionale, ms. lat. 920, f. $296^{\circ}$.

attesta, sulla fede dei maggiori, che il Salvatore avrebbe impresso il suo volto sul sudario conservato in S. Pietro «quando sudor eius factus est sicut guttae sanguinis decurrentis in terram», cioè durante l'agonia al Giardino degli Ulivi (Descriptio Bas. Vaticanae, ed. R. Valentini-G. Zucchetti, Cod. top. della città di Roma, III, Roma 1946, p. 420; cf. anche Pietro Diacono di Montecassino, cit. in Dobschütz, p. 283*). Dal sec. XIV in poi, per influsso di Ruggero d'Argenteuil (ca. 1300, Bible en françois o Storia sacra: Dobschütz, p. 304*), e soprattutto delle grandi Passioni francesi del sec. XV (Mercade, Gréban, Jean Michel) e del pio esercizio francescano della Via Crucis ([v.] VI Stazione; cf. D. Baldi, Enchiridion locorum sanctorum, Gerusalemme 1935, pp. 762, 764-65, 769, 779, 780-81), cominciò a divulgarsi l'opinione che l'impressione del Sacro Volto della V. CALTVARIO, quando una donna con gesto coraggioso e pietoso avrebbe asciugato il volto del Salvatore madido di sangue e di sudore, gesto che in arte non viene difatti raffigurato prima del sec. XIV (cf. E. Mâle, L'art religieux de la fin du m. à. en France, 4e éd., Parigi 1931, p. 64). Infine, la 3a lezione del II Notturno della festa di S. V. nel Breviario Ambrosiano del 1513 spiega come la Chiesa Romana sia venuta in possesso del prezioso cimelio: la V. l'avrebbe lasciato per testamento al papa s. Clemente I. Inoltre il Grimaldi (cit. in bibl., p. 6) precisa che la V. sarebbe stata portata a Roma l'anno 34 (p. 2).

Inutile dire che questi racconti nulla contengono di storico. Comunque dal sec. XII in poi, da tutti credeva che la basilica di S. Pietro fosse in possesso della «pictura Domini vera», come la definisce Gervasio di Tilbury nel 1210 nei suoi Ota imperialia (III, 25, cit. in Dobschütz, p. 292*). Sin da quel tempo infatti la V. fu oggetto di grande venerazione. Benedetto Canonico (Ordo, ed. R. Valentini-G. Zucchetti, op. cit., p. 210) e Pietro di Mallio (Descriptio, ed. cit., pp. 411, 425) trattano delle incensazioni e dei luminari dell'altare del «Sudarium Christi» ossia della V. Celestino III fa erigere un sontuoso ciborio per la V. e mostra il Sacro Volto al re Filippo Augusto nel 1191 (cf. Ex gestis Henrici II et Richardi I, in MGH, Script., XXVII [1885], p. 131); Innocenzo III, il 3 genn.

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(da P. Perutricet, in Seminarium Koudak., V, Prago 1288, tux. I, 1) Vespotica - Distintivo con la V. Volto Santo, applicato sul capricapo di un pellegrino. Testa in pietra dell'inizio del sec. xv, conservata nel Museo di Evreux.

la V. non fu trovata dalla soldataglia (cf. E. Rodocanachi, Rome au temps de Jules II et de Léon X, Parigi 1912, p. 432). D'altronde l'antico rito di mostrarla al Papa quando celebrava pontificalmente in S. Pietro il giorno di Pasqua, fu osservato dopo il sacco di Roma, nel 1533, 1535 e 1536, come risulta dai Diari di Blasio de Martinielli (cod. Vat. lat. 12277, fol. 168, 239, 248). Inoltre l'Alfaroano nel 1582 (De bas. Vat. antiquis. et nova structura, ed. M. Cerrati, Roma 1914, pp. 107, 194, altare n. 115), e il Grimaldi nel 1618 (p. 174) parlano della V. Basilica.

La V. fu trasportata nell'odierna tribuna della cupola il 21 maggio 1606 (Grimaldi, pp. 210-14) ed è racchiusa in tre teche d'argento protetta da un cristallo e da un velo o «civellotto». Le fattezze del S. Volto si distinguevano, a quanto pare, pochissimo. Dal pontificato di Paolo V e soprattutto di Urbano VIII è proibito levare copia, anzi Urbano VIII ordinò, nel 1629, che tutte le copie della V. venissero bruciate. Tra le copie non distrutte è da ricordare quella tuttora conservata nella chiesa del Gesù, ritratta sull'originale con permesso di Gregorio XV (1621-23).

La V. viene mostrata ai fedeli dall'alto della tribuna la 2a domenica dopo l'Epifania, i 4 ultimi giorni della Settimana Santa, a Pasqua quando il papa celebra in S. Pietro, il lunedì di Pasqua, il lunedì di Pentecoste, il 22 febbr., 3 maggio, 18 nov. e in altre straordinarie circostanze (cf. X. Barbier de Montault, cit. in bibl., pp. 377, 393-94).

Il CULTO TRIBUTATO ALLA V. «PERSONA». — La V., supposta persona, ebbe qua e là culto al 4 febbr. (s. Carlo Borromeo soppresse questa festa, che figurava nel Breviario [1513] e nel Messale [1560] ambrosiani), 26 febbr. 25 marzo. A S. Pietro si credeva possederne il corpo (cf. Alfarano, op. cit., pp. 108, 194). In Francia, è stata considerata cervelloticamente, assieme al marito Zaccheo il pubblico (identificato con s. Amatore, Amadour), l'apostola del Médoc e si additava la sua tomba a Souillac in diocesi di Bordeaux. A Parigi, s. V. (Ste Venisse) era la patrona della confraternita delle lavande e stiratrici, con sede in S. Eustachio. Era invocata contro i mali viscerali e di testa ed è la patrona dei fotografi. - Vedi tav. CXXXIV.

BIBL.: per la tesi tradizionale: J. Grimaldi, Opusculum de SS. Veronicae Sudario et lancea, qua Salvatoris nostri 3. Christi latus patuit, in Vat. Basil. maxima veneratione asservata, cod. Vat. lat. 6439 (scritto nel 1618, ma con aggiunte fino al 1628 e 1635, contiene una ricchissima documentazione sulla V., in parte comunicata a A. Bzowski, Annalium ecclesiasticorum post. C. Batzorium, t. XIII, Colonia 1616, coll. 243-52); Acta SS. Februarii, I, Anversa 1658, pp. 449-57 (cf. anche ibid., Maii, VII, 1618, p. 356, n. 126); Benedetto XIV, De Servorum Dei beatific. et Beatorum canoniz., I. IV, pars 2, c. XXXI, n. 14, in Opera Omnia, IV, Prato 1841, pp. 697-98; Moroni, CIII (1861), pp. 91-103; Testi vari in BHL 4218-22, 8549. Studi critici: Tillemont, Veneria 1732, pp. 447-48; X. Barbier de Montault, Ouerres complètes, II, Poitiers 1889, pp. 467-70, VII, Parigi 1893, pp. 332-354, 408-504, VIII, 1813, p. 274; A. De Waal, Die antiken Reliquiae der Peterskirche, in Röm. Quartalschr., 7 (1893), pp. 245-262; P. L. de Feis, Del monum. di Paneas e delle immagini della V. Edessa, in Bessarione, 3 (1808), pp. 177-92; E. V. Dobschütz, Christusbilder. Unters. zur christl. Legende (Texte u. Unter-suchungen, 2a serie, III), Lipsia 1899, pp. 197-202 (v. in particulare la raccolta di testi, pp. 276-333); P. Perdrizet, De la Veronique et de la Ste Veronique, in Seminarium Kondakovianum, V, Praga 1952, pp. 1-15; autori vari, La S. Sindrome nelle ricerche moderne, Torino 1941, pp. 166-68 (A. Barberi), 204 (C. Cecchelli); H. Leclercq, Veronique, in DACL, XV, coll. 2062-66; C. Cecchelli, Reliquiae insigni di Roma, in Capitolium, 25 (1950), pp. 292-94; A. Frugoni, La V. nostra, in Humanitas, 5 (1950), pp. 561-66; F. Ravant, Appunti stor. sulla rel. del Volto Santo che si conserva nella Basil. Vat. (ms. gentilmente comunicato all'autore). A. Pietro Frusato.