MANILIO

MANILIO. - Nei codici anche Mallius, Manlius, con il prenome M. e C., poeta latino vissuto alla fine del Regno di Augusto. Di lui nulla si sa, salvo la composizione di un poema di cinque libri, in esametri, dedicato ad Augusto, dal titolo Astronomicon, ma di contenuto in realtà astrologico (v. ASTROLOGIA).

Dei cinque libri il primo, più propriamente astronomico tratta delle origini del mondo, del sistema cosmico geocentrico, delle sfere celesti, ecc.; il secondo descrive i segni dello Zodiaco: forma, istinti, divinità connesse, mutue relazioni con altre costellazioni; il terzo insegna il modo di prender l'oroscopo cioè osservare quali stelle si trovano all'orizzonte al momento della nascita, il che si fa rivolgendosi ad Oriente e determinando la posizione del sole e dei pianeti, soprattutto dell'astro che si leva al momento preciso della nascita: dodici sono gli influssi fondamentali a cui è soggetto l'individuo in corrispondenza

del numero dei segni zodiacali; ma anche le altre stelle associate con le zodiacali possono dare influssi parziali; il quarto descrive le influenze che emanano da ogni astro, sia sugli individui (temperamento, attitudini, professione, fortuna o sfortuna) sia sulla terra (clima, razza, civiltà, stagioni, maree, ecc.); il quinto è dedicato alle costellazioni extrazodiacali che spuntano insieme al segno dello Zodiaco: p. es., con il segno zodiacale del Leone spunta la costellazione del Cane e chi nasce sotto questa sarà violento e litigioso.

Tutto il poema è a fondo panteistico e di ispirazione rigorosamente deterministica. I fati reggono il mondo con legge immutabile e il destino degli uomini è fissato fin dal momento della nascita «nascentes morimur, finisque ab origine pendet» (Astron., IV, 14-22).

Meglio di un'inutile ribellione, vale dunque, secondo M., imbeversi di scienza astronomica, la sola che, insegnando a sottometterci alla legge cosmica, ci affrancherà dal peso del destino.

Si capisce che un determinismo così inesorabile e contrario al sentimento della speranza che sempre vive nel cuore dell'uomo, non poteva trovare accoglienza nel popolo il quale cercò scampo dalla morsa del destino o con la preghiera alla divinità che può soccorrere la miseria del singolo o con le pratiche della magia che pretende con

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MANIPOLO - Dittico d'avorio con console che tiene in mano la mappula (secc. v-vi) - Parigi, Museo di Cluny.
(fot. A. G.)
le sue arti di dominare il corso del fato: questo spiega il diffondersi, nell'epoca imperiale dei culti mistici e delle pratiche teurgiche.

BIBL.: G. Lanson, De Manilio poeta, Parigi 1887; P. Monceaux, Les Africains, ivi 1894, pp. 135-84. Nicola Turchi
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“MANILIO.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), p. 1164. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/manilio.