MANIN, DANIELE. - Patriota e statista, n. a Venezia il 13 maggio 1804, m. a Parigi il 22 sett. 1857. Si dedicò agli studi legali, storici e filologici, nel 1831 denunciò il suo fero patriottismo, esortando in un proclama i suoi concittadini ad insorgere contro lo straniero.
La sua azione ebbe più efficaci risultati qualche anno più tardi, allorché intraprese quella che egli stesso definì una «lotta legale» contro il dispotismo austriaco denunciando con irrefutabili prove le continue ed aperte violazioni dell'Austria contro la Costituzione che essa stessa aveva accordata alle popolazioni lombardo-venete. L'arresto del M. nel genn. 1848 determinò la rivolta dei Veneziani, che ne richiesero a gran voce la scarcerazione. Liberato, attese all'attuazione dell'idea, maturata nel carcere, di proclamare la Repubblica di S. Marco, per dar modo a Venezia di inserirsi attivamente nel grande movimento di unione nazionale. Tale proclamazione ebbe luogo il 22 marzo 1848 ed il M. ne fu acclamato presidente, carica che egli conservò fino al momento doloroso della capitolazione, avvenuta il 22 ag. 1849, allorché, dopo la sconfitta piemontese di Novara (23 marzo), Venezia era rimasta sola a resistere contro gli Austriaci. Il M. dovette allora esulare, ma da Parigi, ove si era rifugiato, seguì sempre le sorti della sua patria e nel 1855 chiese ancora una volta al Partito repubblicano di Venezia di sacrificare i propri ideali per il trionfo della causa nazionale che richiedeva le forze unite di tutti i patrioti italiani sotto la monarchia sabauda. In religione indifferente, se non dichiaratamente ostile: pare fosse iscritto alla massoneria.