TISCHENDORF, LOBEGOTT (Aenotheus), FRIEDRICH CONSTANTIN von. - Biblista protestante, n. a Lengenfeld presso Zwickau in Sassonia il 18 genn. 1815, m. a Lipsia il 7 dic. 1874. Professore straordinario nel 1845, fu ordinario di Nuovo Testamento e di paleografia biblica, cattedra creata appositmente per lui nel 1859; ma scarsa fu la sua attività accademica.
Frequentò il Gymnasium di Plauen (1829-34), poi studiò teologia a Lipsia ( (1834-38) ) e si acquistò una solida scienza classica e neotestamentaria. Influì su di lui specialmente il professore Johann Georg Benedikt Winer (1798-1858), che compì solide ricerche di filologia neotestamentaria nella massima venerazione per la Bibbia. STRAUSS, D (v.), che T. chiamò Luftbildner ($v$ creatore di fantasmi*) attaccava la genuinità dei Vangeli, T. restò del tutto fedele a tale genuinità e con tutti gli ausili della scienza moderna attese a ristabilire il testo più antico, opersino originale, della Bibbia, e ancora studente si applicò a studi di critica testuale, che continuò quando insegnò nell'Erziehungzanstalt del pastore Zehme. Di ritorno a Lipsia

nel 1839-40, compose la tesi per la libera docenza, che poi costituì i Prolegomena alla sua prima edizione del Nuovo Testamento greco (Lipsia 1841), in cui sottopose ad una critica piuttosto severa il Nuovo Testamento greco curato dal professore cattolico di Bonn J. M. Augustin Scholz (1794-1852), che pur era un'opera ragguardevole per quei tempi (usci nel 1830 e nel 1836); perché lo Scholz aveva seguite le testimonianze più numerose a proposito delle singole varianti ed era pervenuto così ad un testo vicino al textus receptus bizantino, scostandosene solo di rado sulla testimonianza dei codici maiuscoli allora noti. T., invece, sulle orme dell'inglese Richard Bentley (1662-1742), affermava che bisognava liberarsi di quel textus receptus, giunto a noi nella stragrande maggioranza dei codici minuscoli, per ritornare alla genuina veritas dei codici maiuscoli. Ne seguì per lui il proposito per tutta la vita di rintracciare quei codici antichissimi, studiarli ed usarli per edizioni critiche sempre più perfette, e cosi ricostruire il testo originale.
Oltre molte altre cose, curò non meno di 24 testi del Nuovo Testamento greco, da lui divisi in otto edizioni, basati sulle sue recensioni principali del Nuovo Testamento. Eccone lo schema: rec. $A$ : Lipsia 1841, Kochleriana (I); Parigi 1842, Didot "cattolica gr. lat. *, edia. minore (II); Parigi 1842, Didot "non cattolica" (III); rec. B: Lipsia 1849, Winter (IV); Lipsia 1849, Tauchnitz (V); Lipsia 1854, Mendelssohniana gr.-lat. germ.; ivi $1855,1857,1861,1864,1867,1870$, ed. academica; ivi 1858 , Mendelssohniana gr. lat.; ivi 1862 , Tauchnitiana ed. 2ª; ivi 1864 , Mendelssohniana gr.-germ.; ivi 1865 , Mendelssohniana triglotta, ed. 2ª (VI); rec. C: Lipsia 1859, Winteriana ed. 7ª maior; ed. minor (VII); rec. D: Lipsia 1869-72 Hinrichs ed. 8ª maior; 1872 ed. minor; ivi 1873, Tauchnitz ed. 3ª; ivi 1873 , Mendelssohniana, ed. academica; ivi 1873 , Brockhaus (VIII).
Cominciò la sua ricerca a Parigi, dall'ott. 1841 al genn. 1843. Divenne celebre decifrando il Codex Ephraem rescriptus, palinsesto solo con parziale successo studiato da altri (ed. Lipsia 1843-45, 2 voll.); inoltre si dedicò al Codex Chironontanus (ivi 1852); per guadagnarsi la vita accettò di collazionare altri manoscritti, e preparò le due edizioni parigine del 1842, perfezionandole con nuove lezioni trovate nei codici analizzati. Una di quelle, fatta secondo il parere di J. N. Jager, si chiama "la cattolica ", e il T. nei prolegomeni dell'ed. 7ª maior (pp. cxxivcxxviI) si diffonde sulle ragioni che lo spinsero a farla; cioè, oltre il desiderio di promuovere lo studio della Bibbia presso i cattolici, il fatto che nella Volgata restava molto della Vetus latina, strettamente dipendente dal testo greco, così che la Volgata virtualmente contiene un codice vicino a quegli antichissimi maiuscoli che ricercava. Si chiama cattolica perché tra le varie lezioni sceglie sempre quella che è vicina al testo della Volgata, versione autorizzata per i cattolici, e dà un testo greco "vulgatizzato ". Dal punto di vista cattolico, tale edizione potrà al sommo avere qualche utilità per un apparato critico della Volgata del Nuovo Testamento.
Da Parigi T. nel 1843 passò in Italia, sostando a Torino, Milano, Venezia, Modena, Firenze, Roma, Napoli, sempre alla caccia dei manoscritti. Frutto ne è l'edizione del Codex Amiatinus (Lipsia 1850, 2ª ed. 1854); ebbe in mano solo per sei ore a Roma il Codex Vaticanus, Gregorio XVI (v.), perché
ne aveva pronta un'edizione il card. MAGI (v.), ma lo esaminò poi nel 1866 un'altra volta a Roma, e pubblicò il *Novum Testamentum Vaticanum post Angelum Mai aliosque imperfectos labores ex ipso codice* (Lipsia 1867).
Nel 1844 T. partì per l'Oriente, dove, tra altri acquisti o trascrizioni di codici, scoprì, copiò ed acquistò il Codice Sinaitico; egli descrisse quella scoperta in *Reise in den Orient* (2 voll., Lipsia 1845-46). e in *Aus dem Lande der Bibel* (ivi 1862); ma dovette lottare contro calunnie a suo riguardo: *Anfechtungen der Sinaibibel* (ivi 1863); *Waffen der Finsternis wider die Sinaibibel* (ivi 1863); *Die Sinaibibel* (ivi 1871); C. R. Gregory (Prolegomena..., Lipsia 1894, pp. 279-361, e *Textkritik*, ivi 1900-1902, pp. 12-29, 971-80) che compilò i prolegomeni alla *Octava critica maior*, dovette procurarsi documenti dal Ministero degli esteri zarista per documentare che T. non aveva sottratto quel tesoro ai monaci di S. Castrina al Monte Sinai. Di quel prezioso codice, nel 1844 aveva salvato dalle fiamme 43 pagine (pubblicate quale *Codex Friderico-Augustanus*, Lipsia 1846), e copiato un'altra; nel 1853 rimase più settimane presso i monaci senza averne più traccia; nel 1859, sul partire, vide gli altri fogli in un panno rosso presso l'economo del monastero e copiò nella notte tutto il *Pastor* Erma (v.), il cui testo greco era perduto in Occidente. Poi al Cairo, presso il monastero da cui dipendeva quello del Sinai, dopo trattative delicate, poté copiare, quinterno per quinterno, le 110.000 righe di quel codice. Ne seguì un decennio di trattative fra lo Zar ed i monaci, ed il codice poté passare nella Biblioteca imperiale di Pietroburgo, finché i bolscevichi lo vendettero alla Bodleian Library di Oxford (1935). Già nel 1862 T. ne aveva preparata a Lipsia una grande edizione in 4 voll., e un *Nov. Test. Sinaiticum*. Dal Sinaitico deriva la grande differenza fra la *Ed. 7ª maior*, più vicina al *textus receptus*, e la *Ed. 8ª critica maior*, la migliore per la ricchezza dell'apparato. Umano però è che il T. un po' esageri il valore, pur straordinariamente grande, di quel codice.
T. si occupò inoltre di apocrifi, e da buon luterano cercò anche manoscritti utili alla causa protestante. Ecco l'elenco delle sue maggiori pubblicazioni, tra cui si trova anche il testo dei 29 codici, maiuscoli, fra cui 14 palinsesti, di cui arricchì la scienza biblica: *Monumenta sacra inedita* (Lipsia 1846); *Evangelium Palatinum ineditum* (ivi 1847); *Vetus Testamentum Graece sec. LXX interpretes* (2 voll., ivi 1850, 1862, 1873); ne avrebbe data un'ed. più aggiornata, se non fosse stato prevenuto dalla morte; *De Evangeliorum apocryphorum origine et usu* (L'Aia 1851); *Acta Apostolorum apocrypha* (Lipsia 1851); *Synopsis evangelica* (ivi 1851, 1864, 1871, 1878: del testo greco sempre più emendato); *Evangelia apocrypha* (ivi 1853): *Von der Wohltat Christi* (manoscritto romano che attesta la dottrina protestantica della giustificazione, ivi 1855); *Ancédota sacra et profana* (ivi 1855); *Hermae Pastor Graece* (ivi 1856); *Monumenta sacra inedita: Nova collectio* (ivi 1857-70: 9 voll., mancano però i voll. VII e VIII); *Nov. Test. Latine, Textum Hieronymi...* (ivi 1864); *Apocalypses apocryphae* (ivi 1866); *Philomena inedita altera* (ivi 1868); *Clementis Romani epistulae* (ivi 1872); *Biblia s. Vet. Test. Hieronymo interprete* (ivi 1873). Per altre opere cf. C. R. Gregory, *Prolegomena* (ivi 1894), pp. 7-22.
Quando, poco dopo il 1860, vennero pubblicate la *Vita di Gesù* di Renan (che T. chiama «Zerbildner», «storpiatore») STRAUSS, D (v.), T. difese l'autenticità del Nuovo Testamento in due scritti: *Wann wurden unsere Evangelien verfasst?* (4 edd. tedesche, moltissime versioni; Lipsia 1865, ecc.); *Haben wir den üchten Schrifttest der Evangelisten und Apostel?* (ivi 1873).
T. godette in vita il favore anche di cattolici, tuttavia le sue polemiche mostrano che di fatto aveva compreso poco il cattolicesimo. Fu salutato come un gigante nella

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**TISIO, Jozef** - Mons. J. T. nell'atto di pronunciare la sua difesa innanzi al Tribunale popolare (17-18 marzo 1947) - Bratislava.
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**TISIO, Jozef** - Sacerdote e uomo politico, n. il 13 ott. 1857, a Vel'ká Bytča, m. il 18 apr. 1947 a Bratislava.
Di famiglia di agricoltori, compi i suoi studi a Žilina, Nitra e al *Pazmanium* di Vienna, dove si laureò in teologia. Ordinato sacerdote nel 1910, cominciò l'apostolato in diversi posti come cooperatore, poi divenne segretario del vescovo di Nitra e direttore spirituale nel Seminario. Nel 1924 fu nominato parroco e più tardi decano a Bárovce nad Bebravou, incarico conservato da lui fino alla morte. Ben presto si associò a Hlinka (v.) nell'attività pubblica e politica del Partito popolare slovacco, che aveva come programma l'autonomia nazionale e la salvaguardia dei principi cattolici. Eletto deputato (1925), nel 1927 divenne ministro della sanità pubblica nel governo di Praga. Nel 1929 passò con il Partito all'opposizione, che capeggiò dopo la morte di Hlinka (1938). Il 6 ott. 1938 proclamava a Žilina l'autonomia della Slovacchia, e fu presidente del governo autonomo a Bratislava. Il Parlamento slovacco decretava il 14 marzo 1939 l'indipendenza nazionale. T. tenne subito la presidenza del Consiglio dei ministri, e nell'ott. dello stesso anno ebbe la carica di presidente dello Stato. Governò il paese fino al 1945, rifugiandosi quindi in Germania. Consegnato dagli Alleati al governo di Praga, fu con-
TITANI - Gigantomachia. Sarcofago del sec. II d. C. ispirato a originali ellenistici del II sec. a. C. - Vaticano, Galleria delle Statue.
dannato a morte da un tribunale e popolare e di impiccato a Bratislava.
T. fu sacerdote esemplare di vita intemerata; come presidente dello Stato conservò l'ufficio di parroco a Bánovce. Alla politica si diede per necessità, essendo agli inizi del secolo quasi solo il clero rimasto a difendere i diritti del popolo slovacco; fu quindi amato come padre da tutti. La Slovacchia durante il governo di T. ha segnato grandi progressi nel campo culturale, economico, sociale, dimostrando così l'autosufficienza nazionale. Specialmente è da notare la dottrina e la prassi sociali di T., secondo le encicliche papali. Il suo governo ebbe la dignità di venire intralciato dalla guerra e dalle ingerenze del bolscevismo.
Alcune ore prima della morte dettò al sacerdote che l'assistevano il suo testamento spirituale dicendo tra l'altro: «Muoio come martire della legge naturale data da Dio a ciascun popolo di promuovere la sua libertà e come difensore della civiltà cristiana contro il comunismo v».