ERMA. - Uno dei Padri apostolici, fiorito ca.
la metà del II sec. Scrisse Il pastore, in greco. Il
Framamento muratoriano attesta ch'era fratello del papa
Pio I e che compose la sua opera in Roma durante il
pontificato del medesimo (140-55 ca.); lo stesso dice
il catalogo liberiano. L'opera ci fornisce altri dati.
L'autore, che più volte dichiara il suo nome (Vis., I,
4; 2, 2; 4, 3; II, 2, 2, ecc.), nato schiavo probabil-
mente nell'Arcadia (Sim., IX, 1, 1-10), fu venduto
a una matrona romana, Rode, che desiderò sposare
(Vis., I, 1, 1-2). Affrancato, si diede al commercio,
ebbe moglie e figli (Vis., I, 3, 1; II, 3, 3; II, 6, 7).
Per colpe sue, particolarmente per le menzogne
(Mand., II, 3), e per quelle della moglie linguacchita
e dei figli che, bestemmiatori e lussuriosi, denunzia-
rono i genitori in tempo di persecuzione (Vis., II,
2, 2-3), fu ridotto in povertà, e si diede a coltivare
un campicello sulla via Campana, a una decina di
stadi dall'Appia (Vis., III, 1, 2; IV, 1, 2). Egli e i
suoi congiunti si pentirono dei loro trascorsi (Sim.,
VII, 4). Andando verso Cuma ebbe le sue rivelazioni
(Vis., I, 1, 3; II, 1, 1), in cui gli fu ordinato di trascri-
vere da un libro avuto dalla matrona quanto doveva
annunziare agli eletti (Vis., V, 5-7), facendone due
copie; una doveva mandarla a Clemente, eviden-
temente il vescovo di Roma, che l'invierà alle altre
città (Vis., II, 4, 3).
Alcuni (Bardenhewer, Bareille, Leclercq, Casamassa)
riengono finzioni letterarie i dati autobiografici, contraddetti dalle testimonianze surriferite e dalle condizioni della Chiesa quali sono rappresentate nell'opera, che ci portano alla metà del sec. II, a cui l'assegna il Frammento muratorismo, e inconciliabili con la personalità dell'autore, che lo scrino dimostra membro influente del clero romano. Altri (Zahn, Edmundson) rifiutano la testimonianza del Frammento, attenendosi ai dati dell'opera. Molti (Harnack, Grosse-Binuckmann, De Champagny, Spitta, Altaper) tentano accordare le testimonianze intrinseche ed estrinseche negando l'unità dell'opera, le cui diverse parti sarebbero state scritte successivamente. Nulla prova che l'autore del Pastore sia PE, menzionato in Rom. 16, 14, come affermò Origene (Comm. in Rom., X, 31).
Il Pastore presenta una struttura originale. Precedono 5 Visioni: nella prima appare Rode, che ramprovera E. d'un desiderio cattivo, poi una vecchia matrona in splendida veste, che gli manifesta l'ira del Signore contro di lui e i suoi e lo enora a penitenza. Nella seconda la matrona gli consegna un libro da copiare, poi gliema rivela il contenuto, che è un annunzio di perdono e d'una prossima calamità; poi un giovane gli dice che la matrona è la Chiesa. Nella terza la matrona, che appare ringionista, gli mostra una torre, figura della Chiesa, quindi un giovane spiega il significato dei tre aspetti sotto cui la Chiesa è apparso. Nella quarta visione scorge un mostro, che poi la Chiesa gli dice essere simbolo della grande tribolazione immi-
nente. Nella quinta visione appare l'angelo della penitenza, in veste di pastore (donde il titolo del libro).
Seguono 12 Precetti (Maadato), dettati dall'angelo, in cui s'inculca la fede, il timor di Dio, la continenza, la semplicità, l'innocenza, la longanimità, la prudenza, si bisabina il dubbio e la tristezza, si parla dei veri e dei falsi profeti, dei buoni e dei cattivi desideri. Infine, in dieci Similitudini, l'angelo esorta al buon uso delle ricchezze, espone le condizioni della Chiesa in questa vita e nell'altra, il merito del digiuno, la necessità della penitenza, il valore della tribolazione.
Il Pastore rientra nella letteratura delle Apocalipsi apocrifo. Il nucleo della sua predicazione è la penitenza: ai cristiani, molto rilassati, inculca il dovere di pentirsi e cambiar vita, annunciando la persecuzione imminente, a cui seguirà un rinnovamento della Chiesa. Specialmente insistenti sono gli ammonimenti ai ricchi.
Perciò del contenuto dottrinale la parte più impor-
rante è quella che riguarda la penitenza. E. ne proclama la necessità e afferma che, dopo quella del Battesimo, v'è una seconda penitenza, di carattere straordinario, che si concede una volta sola e si estende a tutti i peccati; essa include il pentimento e la soddisfazione e richiede l'appartenenza alla Chiesa. Sono lodate le opere supererogatorie ed è notata la distinzione fra precetti e consigli; di questi son menzionati il digiuno, il celibato, il martirio. La dottrina trinitaria e cristologica è molto confusa: il Figlio di Dio sembra identificato con lo Spirito Santo;
lo Spirito Santo si è incarnato: e poiché la carne in cui egli abiti servi allo Spirito in santità e castrità, Dio la fece partecipe dello Spirito Santo (edozianismo); quindi non si potrebbe parlare di Trinità se non dopo l'esaltazione di Gesù, conseguenza della sua vita santa.
Degli angeli E. distingue sei superiori, creati da Dio per primi, e molti inferiori; inoltre, gli angeli buoni e i cattivi; ogni uomo ha con sé un angelo buono e uno cattivo. Nella Chiesa nomina gli apostoli, i vescovi, i didascali, i diaconi, le diaconesse, i profeti e gli pseudoprofeti; a Clemente, il vescovo di Roma, spetta una qualche cura anche delle altre chiese. Il Battesimo è amministrato per immersione, nel nome del Signore; rimette tutti i peccati, dà la vita, imprime il sigillo del Figlio di Dio. Il Matrimonio è indissolubile anche nel caso di adulterio; il marito deve licenziare la moglie che persiste nell'adulterio, e riammetterla, ma solo la prima volta, se si ravvede; sono lecite le nozze, ma

La fortuna del Pastore, grandissima nei primi tempi, andò poi decadendo. Ireneo (Adv. Heer., V, 20, 2), Clemente Alessandrino (Strom, I, 17; VI, 14), Tertulliano cattolico (De orat., 16), l'Adversus aleatores pseudo-ciprianeo (cap. 4), lo citano come Scrittura. Origene inclina a crederlo ispirato (Comm. in Rom., X, 31), ma sa che altri non lo riconoscono tale (Comm. in Matth., 14, 21) e taluni lo diaprezzano (De princ., IV, 11); fra questi è Tertulliano montanista (De pud., capp. 10 e 20). Il Frammento muratoriano, pur elogiandolo, lo esclude dal canone biblico. Il Cod. Sinaitico della Bibbia ci ha trasmesso le 5 Visioni e i primi 4 Precetti.
BIBLIA: Il testo ci è pervenuto, oltre che nel citato Cod. Sinaitico, in un cod. del Monte Athos (secc. XIV-XV), quasi per intero, e frammentariamente in vari papiri. Il più importante è pub-
blicato da C. Bonner. A popyrus codex of the Shepherd of Hermas (Univ. of Michigan Studies, Humanistic Series, 22). Ann. Arbor 1934. Si possiede una versione latina (Vulcan), probabilmente del II sec.; un'altra (Palatina), del V sec. e molti frammenti in lingua copta. Per le edizioni e traduzioni,
