ERLEMBALDO COTTA, SANTO

ERLEMBALDO COTTA, santo. - Nobile caval-
liere milanese dell'XI sec., spirito religioso e guer-
riero, pose tutta la sua opera al servizio dei pontefici
per la riforma del clero, corrotto dalla simonia e dal
concubinato. Alla morte del fratello Landolfo, capo
della pataria, Arialdo (v.), che insieme
con Landolfo predicava a Milano la riforma, invitò
E. a prenderne il posto. Questi andò a Roma nel
1663 per chiedere consiglio al papa Alessandro II,
che gli comandò di difendere con le armi la riforma
e lo creò confalonieri di S. Chiesa. E. rafforzò tal-
mente il partito patarino, che ben presto nessuno
in Milano osava più apertamente osteggiarlo.

Eppure nel 1666, quando tornò da Roma portando
le bolle di scomunica contro l'arcivescovo simonisco

Guido, questi riuscì a sollevargli contro il popolo, in-
sinuando che E. mirava ad assoggettare la Chiesa mila-
nese alla Chiesa di Roma. Ma il partito patarino si riprese
e la lotta contro Guido e il clero corrotto continuò.
Mentre E. si adoperava per la deposizione di Guido e
la elezione d'un vescovo gradito alla S. Sede, Guido
ormai vecchie rinunziava alla sede e l'imperatore Enrico
nominava in sua vega Goffredo di Castiglione (1668),
che il Papa condannò come simonisco. E. ed i suoi lo
strinsero di assedio nel suo castello di Castiglione, ma un
gravissimo incendio scoppiato a Milano fece sospendere
l'impresa. Nel frattempo Guido, ritornato a Milano,
moriva (1671), ed E., con il consenso del legato ponti-
ficio, fece proclamare vescovo Attone (1672). Ma la parte
contraria costrinse Attone a rinunciare e né lui né Gof-
fredo riuscirono a prendere mai possesso della Chiesa
milanese. Papa Gregorio VII, eletto nel 1673, cecciò
E. a proseguire nell'opera di riforma, pur consigliandolo
ad accogliere con bontà coloro che si pentivano. Ma i
nobili milanesi appoggiandosi di nuovo ad Enrico, cui
il Papa nel Concilio di Roma del 1673 aveva rotta l'ing-
erenza nell'elezione dei vescovi, congiurarono contro E.,
e colta l'occasione del rifiuto di lui di lasciar adoperare
il crisma consacrato dal vescovo scismatico si prepararono
ad assalirlo. Il 28 giugno 1675 E. fu ucciso e il suo corpo,
rimasto più giorni senza sepoltura, da alcuni suoi seguaci
fu seppellito di nascosto presso il monastero di S. Celso,
dove fu venerato come martire e santo Urbano II, tro-
vandosi nel maggio 1695 a Milano, unitamente all'arcive-
scovo Arnolfo II ne trasportò le spoglie nella chiesa di
S. Dionigi. Tale fatto, che allora equivaleva ad una cano-
nizzazione, era ricordato da un'iscrizione posta al suo
sepolcro e tramandataci da due fonti indipendenti: da
un anonimo annotatore del sec. XIV di Landolfo seniore
e dal Fiamma del sec. XVI.

BIBL.: Landolfo seniore, Historia Mediolamentis, ed. L. C. Bethmann e W. Wattenbach, in MGH, Script., XX, p. 97; G. Fiamma, Chronicon estranecum et chronicon mutus, ed. A. Ceruti (Miscellanea di storia italiana dello R. Deputazione di storia patria), VII, Torino 1859, p. 609; C. Pellegrini, I santi Arialdo e E., Milano 1897; [A. De Sanctis], Arialdo ed E., dari della pataria milanese, in Circ. Catt., 16ª serie, 1897, ii, pp. 360- 574; 1897, iii, pp. 22-35 (interessante recensione dell'opera del Pellegrini); F. Savio, Gli antichi vescovi d'Italia dalle origini fino al 1300. La Lombardia, parte 1°, Milano, Firenze 1913, pp. 421- 436, 430; A. Bosisio, Origini del comune di Milano, Milano-Mas- sina 1933, pp. 109-38. Claudia De Sanctis
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“ERLEMBALDO COTTA, SANTO.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 318. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/erlembaldo-cotta-santo.