ARIALDO, SANTO

ARIALDO, santo. - Corifeo del movimento di riforma in Milano, sotto l’episcopato dell’arcivescovo Guido da Velate (1045-71), l’eletto di Enrico III avverso al moto di riforma detto della Pataria.

A., della nobile famiglia di Carimate (e non già di Alzate), n. a Cucciaio di Cantù verso il 1000; dopo gli studi, fatti in Milano, fu elevato all’ordine del diaconato, in cui rimase tutta la vita. Strinse amicizia con Anselmo da Baggio, prete cardinale della Chiesa milanese, col nobile Landolfo Cotta, chierico notaio della Metropolitana, ed altri zelanti cattolici, coi quali diede origine a una società per lottare contro l’incontinenza del clero, detta per schermo dagli avversari Pataria e i seguaci Patarini (rigattieri). A. prese a predicare la riforma a Varese, poi a Milano: si rivolgeva al popolo per eccitarlo contro il clero, scandaloso e ribelle agli ordini di Roma. Nel Sinodo provinciale, tenuto a Fontaneto (Novara) sotto la presidenza di Guido, A. e Landolfo furono scomunicati, ma ambedue si appellarono a Roma. Mentre vi si recavano, furono aggrediti a Piacenza da un sicario; Landolfo, ferito, ritornò a Milano, mentre A. poté proseguire. Il Papa inviò a Milano come suo legato il monaco Libedrando e Anselmo da Baggio, divenuto vescovo di Lucca, i quali confortarono i riformatori a persistere nella lotta. Lo stesso fece il nuovo legato s. Pier Damiani, vescovo di Ostia.

Morto Landolfo, A. mise a capo del partito popolare, favorevole alla riforma, Erlembaldo (v.), nobile cavaliere e fratello di Landolfo, che papa Alessandro II (Anselmo da Baggio) nominò gonfaloniere di S. Chiesa. La lotta si riaccese a Milano e diventò tragica. Nella Pentecoste del 1066 si tumultuò in Duomo per le bolle di scomunica contro Guido, portate da Erlembaldo; A. rimase ferito e Guido, imbaldanzito, lanciò l’interdetto sulla città, finché A. vi si fosse trattenuto. Allora A. partì segretamente; raggiunto da Erlembaldo, fu da questi condotto a Pavia con l’intento di proseguire per Roma; ma nelle vicinanze di Piacenza, furono fermati da un amico di Guido e A. fu fatto prigioniero. Liberato, fu poco dopo tradito da un prete del partito avverso e tradotto al castello di Angera, ove imperava Oliva, nipote di Guido. Essa fece condurre il diacono in un isolotto del Lago Maggiore dove fu assassinato da due scellerati preti che fecero scempio del cadavere (27 giugno 1066). Il corpo fu, dieci mesi dopo, trasferito a Milano da Erlembaldo; sembra che papa Alessandro II l’abbia proclamato martire (1068), co-

munque il culto prestatogli ab innumerabili fu confermato da Pio X, il 13 luglio 1904, con la formula « sanctus vel beatus nuncupatus ». Festa, 27 giugno.

BIBL.: Acta SS. Iunii, V, Venezia 1744, pp. 279-303; C. Pellegrini, I Santi A. ed Erlembaldo, storia di Milano nella seconda metà del sec. XI, Milano 1897 (opera fondamentale); id., Fonti e Memorie storiche di s. A., (fra l'altro precisa l'origine della famiglia in Arch. stor. Lomb., 3ª serie, 14 (1900, 11), pp. 209-36; 3ª serie, 16 (1901, 11), pp. 5-24; 3ª serie, 17 (1902, 1), pp. 60-98; Pio, sitio super casu excepto, Roma 1904 (per la conferma del culto); F. Savio, Gli antichi Vescovi d'Italia. La Lombardia, parte 1, Milano, Firenze 1913, pp. 415-27; R. Aigrain, s. V. in DHC, IV, coll. 99-102; C. Castiglioni, I santi A. ed Erlembaldo e la Pataria, Milano 1944.