ARIA

ARIA. - Con questo nome furono designate svariate forme di composizione che si rinnovarono continuamente sia nel campo della musica sacra e religiosa sia in quello della musica profana. L’uso del vocabolio che s’incontra già nelle opere di Ingegneri (1545-92), di Giovannelli (1560-1625), di Caccini (1550-1618), si diffuse rapidamente indicando il canto ad una voce. L’a. ebbe il suo massimo sviluppo nel 1700. È un pezzo che può stare a sé o far parte di una cantata, oratorio, opera, ed è ad una voce con accompagnamento di orchestra o di pianoforte nelle riduzioni. La musica dell’a. è un momento di espansione sentimentale, ed ha sempre la prevalenza sulla parola: è la musica che interpreta lo stato d’animo che il testo suggerisce. Spesso con brevissimi testi furono composte lunghe a. Le principali forme sono: a. in rondo, a. in forma di variazione, a. in forma aperta con periodi sempre diversi, ecc. La forma più importante è quella chiusa col «da capo al fine» che s’incontra spessissimo nelle opere dei grandi maestri. L’a. di «bravura» o di «agilità» con abuso di ripetizione di parole e lunghi vocalizzi per mettere in evidenza le virtù canore degli artisti, è andata oggi in disuso.

Alessandro Santini