WILNA (VILNA, WILNO), ARCIDIOCESI DI

WILNA (Vilna, Wilno), Arcidiocesi di. - Città e arcidiocesi in Polonia. Ha una superficie di 56.679 kmq., con una popolazione di 2.325.000 ab. dei quali 1.056.000 cattolici, distribuiti in 442 parrocchie, servite da 548 sacerdoti diocesani e 13 regolari; ha due seminari, i comunità religiosa maschile e 14 femminili (*Ann. Pont. 1953*, p. 454).

La città è situata alla confluenza della Wilejka con la Wilna, in un anfiteatro di colline su cui sono sviluppati i sobborghi. Appartiene prima al Granducato di Lituania, poi dal 1386 unito alla Polonia; la città venne decimata da incendi nel 1610 e nel 1706. dall'occupazione russa

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(da C. de Danilowicz, La Lituania artistique, Lesana 1919, tav. dopo p. 32)

WILNA, Arcidiocesi di. - Immagine della Vergine *Ostrobrama* e *Aufros Vartai*, dipinta su legno (sec. XV), conservata nel Santuario costruito sopra l'antica porta *Aciale* (1506) - Wilna.

La diocesi fu fondata al tempo di Ladislao II Ja-gellone, che nel 1387 inviò Dobrogasto, vescovo di Posen, a impetrare dal papa Urbano VI l'erezione della diocesi, che venne concessa dal detto Papa con bolla del 12 marzo 1388, come suffraganea di Gnesna. Primo vescovo fu il minore conventuale Andrea Vasillo. Anche il vescovo Mattia di Trok (1422-53) fondò molte chiese e inviò un suo rappresentante al Concilio di Basilea; A. Tabor chiamò a W. i Domenicani affidando loro la chiesa dello Spirito Santo. Fu denutata dal calvinismo; il vescovo V. Protasewicz Suszkowski (1556-80) chiamò i Gesuiti, e tra questi rifulse il p. Pietro Skarga; sotto il re Stefano Báthory, G. Radzwill (1581-91), poi cardinale e traslato a Cracovia, fondò in W. l'Accademia e il Seminario, sotto la direzione dei Gesuiti; B. Wona (1600-15) si adoperò per la canonizzazione del re Casimiro di Polonia e iniziò la costruzione di una chiesa in suo onore nel 1604. E. Wollowicz (1616-30) chiamò in W. i Canonici Regolari Lateranensi; A. Wogina i Fatebenefratelli. A. Sapieha (1666-71) fondò la chiesa dei SS. Pietro e Paolo, la cui costruzione fu ispirata a quella di S. Pietro in Vati-cano. Il papa Pio XI, con la cost. apost. *Vixdum Po-loniae unitas* del 26 giugno 1925, con la quale stabilì nuove circoscrizioni per le diocesi della Polonia, di rito latino, pose W. a capo della terza provincia ecclesiastica polacca, elevandola a sede metropolitana, fissandone il territorio e dandole per suffraganee le diocesi di Łomża e di Pińsk (AAS, 17 [1925], pp. 51-28).

La Cattedrale è dedicata ai ss. Stanislao e Vladislao. Venne incendiata nel 1399; il duca Vitoldo la ricostruì in stile gotico lo stesso anno. Subì ingenti danni nel 1531 e nel 1662; il suo restauro in stile neoclassico iniziato da L. Gucwicz, nel 1769, fu compiuto nel 1801. Notevoli sono le cappelle della Immacolata e di S. Casimiro. La chiesa della S. Croce fu fondata nel sec. XIV, ivi nel 1366 furono martirizzati 14 francescani; la chiesa di S. Mar-tino è del 1380; S. Anna venne eretta nel 1392 da Anna moglie di Vitoldo; S. Giovanni Evangelista nel 1386 ed ebbe privilegi da Leone X; la chiesa del *Corpus

WILNA - WILSON WOODROW

milde in der Katakombe des hl. Petrus und Marcellinus (1891); seguirono l'illustrazione delle pitture della cosiddetta Cappella greca, dove egli aveva identificato la Fraccio panis (doppia ed., tede, e franc., 1894); Le pitture delle Cappelle, dette dei Sacramenti (1897).

La sua opera fondamentale è costituita da Le pitture delle catacombe romane (2 voll., testo e tavole, doppia ed. ital. e tede., Roma e Friburgo in Br. 1903). Per l'esattezza della descrizione degli affreschi, per lo studio del vestiario, dei gesti, per la fedeltà delle riproduzioni, l'opera fu meritatamente apprezzata, anche se studi posteriori modificarono in parte alcune delle sue datazioni, fondate, in genere, su quelle di G. B. De Rossi. Seguirono per importanza: Die römischen Mosaiken und Malereien der kirchlichen Bauten vom IV. bis XIII. Jahrhunderth (4 voll., 2 di testo e 2 di tavole illustrati l'arte delle basiliche cristiane della Roma costantiniana, post-costantiniana e medievale nei suoi cicli musivi e pittorici [Friburgo in Br. 1916]). Finalmente I sarcofagi cristiani antichi (5 voll., I e II, Roma 1929; III e IV, Città del Vaticano 1932; V, ivi 1936).

Notevoli i suoi Topographische Studien über die christlichen Monumente der Appia und der Ardeatina (in Röm. Quart., 15 [1901], pp. 32-49) e Neue Studien zur Katakombe des hl. Kallistius (ibid., pp. 50-69); Zur Entdeckung der Crypta Damasi (ibid., 17 [1903], pp. 72-75); La scoperta delle basiliche cimiteriali dei SS. Marco. Marcelliano e Damaso (in Nuovo bull. arch. crist., 9 [1903], pp. 43-58); Scavi nel cimitero dei SS. Marco, Marcelliano e Damaso (ibid., pp. 315-19). Di speciale importanza La cripta dei Papi e la cappella di S. Cecilia nel cimitero di S. Callisto (doppia ed., ital. e tede., Roma e Friburgo in Br. 1910). Per la sua identificazione del sepolcro di Damaso sorse una polemica tra lui e O. Marucchi, donde i suoi Beiträge zur christlichen Archäologie (in Röm. Quart., 22 [1908], pp. 73-195).

Oltre che alla Römische Quartalschrift, fin dal primo anno (1887), collaborò a: Nuovo bull. di arch. crist., Riv. di arch. crist., Bessiare, L'arte di A. Venturi (in cui apparvero Storia del vestiario e gli studi sull'Acheropita e su S. Maria Antiqua), Byzant. Zeitschr., Zeitschr. für kath. Theologie, Histor. Jahrbuch, Bull. della Commiss. arch. com. di Roma, Studi Romani, Analecta Tarraconensia ccc. e, quale socio fin dal 1892 della Pont. cccad. romana di arch. com., contribuì con notevoli scritti sia i gli Atti che ai Rendiconti di essa; da segnalare in modo speciale quello in onore di G. B. De Rossi sulle Pitture dell'ippogo di Aurelio Felicissimo presso il viale Manzoni in Roma. Il suo volume: Erlebnisse und Ergebnisse im Dienste der christlichen Archäologie (1930), dedicato al suo amico P. Franchi de' Cavalieri, contiene, a carattere autobiografico, il compendio dei suoi lavori, svolto in sei letture che egli avrebbe dovuto tenere nel 1928 nella Harvard University. Il suo amore alla Fede romana e alle sue istituzioni è dimostrato dalla serie degli studi su S. Pietro, dal primo, sulla sua statua in bronzo (1886), all'ultimo (1937): Pietro fondatore della Chiesa di Roma e successore di Cristo come vescovo, secondo le sculture del sarcofago 174 e il Catalogo Filocaliano, e inoltre dalla sua opera divulgativa: La fede nella Chiesa nascente, secondo i monumenti dell'arte funeraria antica, Città del Vaticano 1938.

Bibl.: Bibl. di mons. G. W., in Riv. di arch. crist., 15 (1938), pp. 6-16 (123 numeri); A. Ferrara, Al servizio della scienza e della fede, Mons. W. nel suo ottantesimo, in Civ. Catt., 1938, II, pp. 510-21.