PRASSEDE, santa. - È commemorata nel Martirologio geronimiano il 21 luglio; gli Itinerari del sec. VII la ricordano sepolta nel cimitero di Priscilla sulla Via Salaria nuova.

Secondo la Passio, leggendaria, del sec. v, P. era figlia di Pudente (v.) e sorella di Pudenziana (v.). Passata a miglior vita, il presbitero Pastore, autore dello scritto, ne curò la sepoltura nel cimitero di Priscilla accanto al padre e alla sorella. È evidente lo scopo dell'autore di volere illustrare le origini dei due titoli romani di P. e di Pudente o Pudenziana, confondendo uomini e cose.
Sulla origine del « titulus Praxedis », non si hanno notizie sicure; esisteva già nel sec. v: lo attestano il Sinodo romano del 499 e un'iscrizione del 489 nel cimitero di S. Ippolito sulla Via Tiburtina. Nel sec. vi, la fondatrice, secondo il costume, è detta s. P. L'unione di P., Pudente e Pudenziana, ebbe senza dubbio origine dal fatto che il cimitero di S. Ippolito dipendeva dai due titoli e forse dal fatto anche della vicinanza. La chiesa di S. P., già restaurata da Adriano I (772-95), fu completamente rifatta da Pasquale I (817-24) però « in alio non longe demutans loco ». La nuova costruzione, nonostante i vari lavori posteriori, conserva tuttora la struttura del sec. IX, fu arricchita di molti corpi di martiri, tra i quali quello di Zenone tolto dal cimitero di Pretestato. In suo onore fu edificato un oratorio distinto, ornato di ricchi musaici che rappresentano l'opera più insigne e caratteristica di Roma in quel periodo. Altri musaici furono eseguiti nell'abside e sull'arco trionfale, rappresentanti rispettivamente il Redentore con santi e la celeste Gerusalemme.

Bibliografia10 opere
Agostino Amore