e quello del Cristo nella lamina bronzea con la crocifissione nel portale del S. Zeno di Verona. La quale ultima c. può somigliare ad una cinta turrita come il famoso lampadario di Hildesheim che è del sec. XI.
Infatti con il sec. XI le c. mutano di foggia, sia per il desiderio di novità, comune alle genti dell'età romana, sia perché si vollero più vistose o imponenti a sempre meglio distinguere chi aveva la facoltà di cingersene il capo.
Così la c. di s. Stefano, dei re d'Ungheria, che è in parte opera bizantina del sec. XI e la c. detta di Carlomagno, oggi nella Schatzkammer di Vienna, lavoro d'arte siculo-bizantina, creata, forse, per l'incoronazione di Corrado II (1027), formata con piastre d'oro, pietre, smalti e filigrane, molto alta sul davanti e sormontata da una cresta pur essa incrostata di gemme.
D'altro canto gli elementi naturalistici introdotti nella plastica, e di conseguenza nella oreficeria durante l'età romana, accentuata poi nei sec. XII e XIII con i diffondersi del gusto gotico fanno sì che le c. si adornino ora soprattutto di elementi decorativi tratti dalla flora, e sono foglie e fiori quelli che stilizzati vi prevalgono. Così nella c. detta dell'imperatore Enrico II nel Residenzmuseum di Monaco e nelle immagini coronate scolpite da Wiligelmo e quindi dall'Antelami a Parma e a Modena e nelle altre dipinte o scolpite durante quella età. E sono appunto gli elementi floreali, evolutisi durante i sec. XIII e XIV, che assumono l'aspetto dei gigli nelle c. che cinsero il capo dei re di Francia durante il '300, quali si vedono nella tavola dipinta da Simone Martini, oggi nella pinacoteca del museo di Napoli, raffigurante s. Ludovico di Tolosa che depone sul capo del fratello Roberto la c. regale. Il tipo si diffuse largamente e servì anche a cingere il capo di immagini sacre quali la Madonna di Acuto (Roma, museo del palazzo Venezia). Durante il sec. XV le c. assunsero spesso più modeste proporzioni e in genere furono formate da una striscia metallica con punte culminanti in una perla (es., quella che cinge il capo della regina di Cipro, Caterina Cornaro, nel ritratto di Gentile Bellini che è nel museo di Budapest).
Col Cinquecento e i secoli successivi le c. ancora una volta cambiarono foggia ma in genere vennero co
stiutite da un cerchio gemmato sormontato da una calotta di stoffa protetta da striscie o piastre metalliche congiunte alla sommità da una gemma o da un globo sormontato dalla croce (c. degli Asburgo compiuta da David Altenstetter nel 1602, oggi nello Schatzmuseum di Vienna, quella per l'incoronazione di Napoleone del Nitto oggi al Louvre, quella moderna dei re d'Inghilterra). C. simili vennero usate anche per cingere il capo della Vergine e del Redentore nelle sacre immagini scolpite, così quelle che incoronano il capo della Madonna e del Bambino nella statua del Sansovino nella chiesa di S. Agostino a Roma. - Vedi tavv. XXVI-XXVII.